Vi espongo il mio punto di vista, i pro e i contro, e le ragioni per partecipare.

In giro per il mondo sta prendendo piede una tipologia di evento in bicicletta che esce dai canoni conosciuti e sperimentati delle granfondo, dei raduni e delle randonnée. Si tratta degli eventi bikepacking unsupported che, a prima vista, sembrano delle cose senza senso, perchè in cambio del costo di iscrizione, ti viene fornita solamente una traccia gps da seguire, una data e un luogo di partenza. Tutto il resto devi organizzartelo da solo e a tue spese.

Il percorso non è presidiato, si viaggia ad andatura libera rispettando il codice della strada e, se si completa il percorso, viene rilasciato semplicemente un attestato di partecipazione. Chi paga una iscrizione a tipologie di evento tradizionali, in genere è abituato ad avere altri servizi: strade presidiate, senza auto, assistenza medica, ristori lungo il percorso, eventuali pernottamenti per eventi di più giorni (anche se in strutture spartane), all’arrivo spogliatoi con docce e pasta party, infine, il pacco gara con tutta una serie di cose, quasi sempre inutili, che vengono raccolte dagli organizzatori dai vari sponsor che contribuiscono con loro prodotti.

Il percorso degli eventi tradizionali viene studiato in funzione del suo svolgimento. In genere si evitano gli attraversamenti dei centri storici e, per esigenze organizzative, si stabilisce un tempo massimo per il suo completamento. Quando si partecipa ad un evento del genere lo si fa quasi sempre per mettersi alla prova, in competizione con altri. Nonostante si condivida l’esperienza con molti altri ciclisti, le interazioni sono limitate. Ci si ritrova in griglia di partenza e, se va bene al pasta party. Per il resto l’esperienza è individuale. Il percorso viene percepito per le asperità che presenta, per il tipo di fondo e per le condizioni atmosferiche, quasi mai ci si accorge del paesaggio che si attraversa.

Personalmente ho partecipato a moltissimi di questi eventi, dalla Maratona delle Dolomiti, alla Sella Ronda Hero, alla 9 Colli, alla Dolomiti Superbike, all’Eroica, tanto per citare le più conosciute, e di tutte queste manifestazioni conservo un bel ricordo. Ancora più belli i ricordi delle randonnée a cui ho partecipato: la Alpi 4000, la 666 Miglia, la Monaco-Ferrara e la Parigi Brest Parigi.

Proprio quest’ultima mi ha fatto cambiare idea, abbandonando questo modo di interpretare il ciclismo. Nel 2019 ho fatto solo metà percorso arrivando vicino a Brest per poi decidere di ritirarmi dall’evento e di trasformare quell’esperienza in una vacanza in bicicletta andando a Mont Saint Michelle e poi sul Galibier e altre mitiche salite sulle Alpi. Ho capito che, nonostante il clima di quell’evento sia particolarmente stimolante per la presenza di un pubblico calorosissimo e motivante lungo tutto il percorso, questo è particolarmente noioso, monotono e privo di punti di interesse. Ma quello che ho compreso è che l’esperienza del viaggio in bicicletta può essere notevolmente più interessante se vissuta senza lo stress del risultato.

Quindi, perchè partecipare ad eventi organizzati ?

Da quel momento non ho più partecipato ad eventi organizzati.

Per quale motivo ora ho cambiato nuovamente idea ?

In verità non è che ho proprio cambiato idea, è che in questi ultimi anni sono cambiati alcuni di questi eventi che non sono più competitivi come gli altri (che continuano ad esistere e a raccogliere consensi) ma si rivolgono ad un pubblico diverso che, nel frattempo, è cresciuto sia numericamente che qualitativamente.

Non stiamo più parlando del cicloamatore che ha nell’agonismo il motivo principale della sua passione, ma della figura del cicloviaggiatore, che vive l’esperienza dell’andare in bicicletta in modo completamente diverso, attento al paesaggio, ai luoghi da visitare, alle interazioni con le comunità, alla conoscenza del territorio, della sua storia e della cultura che lo caratterizza e lo permea.

Il cicloviaggiatore, in genere, è in grado di pianificare da solo il percorso, individuando mete e cose da vedere e da vivere. Viaggia da solo o in coppia o, in compagnia di piccoli gruppi di amici che condividono il suo modo di vivere l’esperienza. Sostanzialmente è autonomo e è in grado di organizzarsi programmando dove sostare, dove mangiare e dove e come dormire.

A questa tipologia di ciclista, sempre più numerosa, il mercato, negli ultimi anni, ha fornito attrezzature adeguate al viaggio, dalla bicicletta Gravel, adatta a tutti i terreni, al bikepacking che distribuisce in modo più efficiente i pesi dei bagagli, necessari per affrontare viaggi di più giorni.

Il cicloviaggiatore ha anche a disposizione piattaforme evolute per pianificare i suoi viaggi (un esempio particolarmente performante è Komoot) e dispositivi gps che lo possono guidare lungo il percorso programmato. Può anche utilizzare Google maps e Street wiew per verificare tratti del percorso e Internet per informarsi sul territorio attraversato e i punti di interesse. E’ sicuramente molto facilitato da queste risorse disponibili a costi accettabili, ma deve comunque dedicarci molto tempo e non sempre con risultati buoni.

Ma, ammesso che sia in grado di pianificare da solo tutto ciò, quello che sicuramente gli manca è la socializzazione dell’esperienza. E questo è uno dei motivi che lo spingono a partecipare ad un evento bikepacking unsupported, pagando un costo di iscrizione.

Condividere con altri sconosciuti un’esperienza di questo tipo, sicuramente la arricchisce perchè viaggiare insieme, casualmente e per brevi o lunghi tratti, lungo un percorso definito, potendo scegliere dove fare delle soste e socializzare, scambiare emozioni, punti di vista, conoscenze, percezioni, fa si che ci si senta più partecipi e più consapevoli di ciò che si sta vivendo.

In occasione di un evento organizzato questo è più facile che avvenga proprio perchè non c’è competizione, non ci sono limiti di tempo, si è liberi di vivere l’esperienza senza vincoli. Il tutto potendo contare sulla presenza lungo il percorso di molte persone con cui si condivide un modo di interpretare l’esperienza del viaggio e della scoperta dei luoghi.

Ma c’è dell’altro. Chi organizza eventi di questo tipo, in genere ha competenze specifiche di viaggi in bicicletta, conoscenza del territorio sia dal punto di vista morfologico che storico e culturale. Il lavoro che viene svolto per la preparazione di tutto quello che c’è di immateriale è difficilmente misurabile con parametri oggettivi, perchè la traccia che viene fornita non è solo lo strumento di base necessario per procedere in sicurezza e non perdersi, ma è lo “script” che precede una sceneggiatura che sarà sviluppata ed interpretata dai partecipanti. Non è quindi solo una traccia funzionale, ma possiede altri valori che si rivelano solo a chi è in grado di interpretarli.

Le strade non sono tutte uguali. Quando vengono scelte per inserirle nel percorso, si valutano non solo per il fondo e le asperità che presentano ma, in modo particolare per ciò che percorrendole ti mostrano e ti fanno conoscere. I centri storici sono spesso inaccessibili e per addentrarvisi bisogna conoscere da dove entrare e, una volta entrati, sapere dove andare per raggiungere le cose da vedere e da conoscere per dare senso al viaggio. Anche l’orario ha la sua importanza. Ogni luogo, in base all’ora in cui lo si vive, alla stagione e alle condizioni climatiche, assume colori e forme diverse. Ogni paesaggio è anch’esso diverso e chi disegna la traccia, suggerisce anche quelle che sono le condizioni migliori per vivere l’esperienza.

Certamente questo dipende da chi è il regista e chi sono gli attori. Quando si va al cinema non si va a caso. Tra un film bello e un film brutto, con la stessa apparente trama, la differenza la fanno gli autori, i produttori, i registi, gli sceneggiatori, le maestranze tutte e poi, non ultimi, gli attori.

Chi organizza un evento Bikepacking unsupported, si occupa di tutto questo, anche della scelta degli attori. Questi sono coloro che, consapevolmente scelgono di partecipare all’evento sapendo che devono assumersi l’onere di interpretare il viaggio e di renderlo un’esperienza memorabile, seguendo la traccia e le indicazioni del regista, ma, nel caso, anche sapendo di dover improvvisare.

E’ solo così che ha senso partecipare all’evento il cui costo compensa solo parzialmente il lavoro che c’è dietro per organizzarlo in modo mirabile.

Il consiglio che vi do è quello di non andare a caso e di selezionare quegli eventi che sono organizzati da gruppi di persone con diverse competenze, non solo riferite al mondo della bicicletta, che sono in grado di garantire tutto ciò che di immateriale c’è in un evento di questo tipo. Lascite stare i pacchi gara e i gadgets che vi vengono offerti.

La prima cosa da imparare per diventare cicloviaggiatori consapevoli è quella di eliminare il superfluo e alleggerire la bici, il corpo e la mente.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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