Libera, leggera, mutevole, mobile.

Per vivere a pieno la nostra femminilità, mantenere in equilibrio la nostra salute e le relazioni con ciò che ci circonda, dobbiamo sviluppare una conoscenza concreta e profonda di noi stesse che ci permetta di riconnetterci all’essenza autentica del nostro essere femminile.

Il nostro lato femminile ci aiuterà a trovare l’ispirazione per sentirci libere, piuttosto che seguire un orientamento esterno, e ci guiderà alla scoperta di un universo sorprendente e ogni volta inedito.

Questo vale per ogni aspetto della nostra vita, ma in particolare nell’esperienza dell’andare in bicicletta.

Forse poche di voi sanno che Anne Londonderry Kopchovski, nel 1894, fu la prima donna, diventata poi simbolo della libertà femminile, a fare il giro del mondo in bicicletta, sfidando tutti i pregiudizi.

Sposa e madre di tre bambini lasciò la famiglia per lanciarsi, in seguito ad una scommessa, in quella incredibile avventura nella quale dovette affrontare e superare difficoltà di ogni genere, comprese le calunnie di chi, ritenendo quell’impresa fuori dalla portata di una donna, metteva in dubbio la sua femminilità accusandola di essere un uomo.

Proprio in quell’occasione Susan B. Antony, avvocato americano per i diritti civili e simbolo dell’emancipazione femminile, disse: “ lasciate che vi dica cosa penso dell’andare in bicicletta. Penso che la bici abbia fatto per l’emancipazione delle donne più di ogni altra cosa al mondo. Dà alle donne la sensazione di libertà e di completa autonomia e di fiducia in sè. Gioisco ogni volta che vedo una donna pedalare… immagine senza ostacoli della libertà femminile”.

La bici, che era considerata uno strumento del demonio se inforcata da gambe femminili, diventa simbolo di libertà, di emancipazione, garantendo la possibilità di muoversi al di fuori dei rigidi confini della propria dimora e lontano dal severo controllo degli sguardi altrui e delle convenzioni sociali.

Per molto tempo ancora dal giro di Anne in bici per il mondo, il binomio pantaloni e bicicletta rappresentò una combinazione pericolosa: privava della loro femminilità le donne, rendendole maschiacci, sfuggenti rispetto al mantenere i loro ruoli familiari e sociali, più dedite al tradimento ecc.

Proprio dal desiderio delle donne di avvicinarsi al ciclismo che i pantaloni si sono affermati definitivamente come capo d’abbigliamento unisex.

In realtà esisteva anche un altro modello “split skirts”, una particolare gonna con il cavallo adatto al ciclismo, ma non ha mai avuto un grande successo.

Nel tempo c’è stata una evoluzione nell’abbigliamento delle donne in bicicletta. Ovviamente c’è da distinguere tra l’abbigliamento pratico per il ciclismo urbano, spesso casual, a volte ricercato (come nelle foto delle star in bicicletta), e quello per il ciclismo agonistico o di performance.

Nel secondo caso l’abbigliamento è quello maschile, indossato dalle donne. Il risultato è deludente dal punto di vista dell’affermazione della femminiltà.

Solo da pochi anni, grazie alla presenza sempre più numerosa di cicliste sia sulle strade che nei fuori strada, l’industria dell’abbigliamento tecnico si è accorta di questa nuova presenza.

Il risultato non è esaltante perchè sono ancora gli uomini a dettare le regole, ma qualche cosa si sta muovendo.

Gli esempi che vi mostro sono di alcuni brand noti: Assos con una linea tecnica sobria (esaltata dalle modelle utilizzate nelle foto), Rapha sia con la linea disegnata per le atlete della Sram che con quella destinata al ciclismo amatoriale, Maloja con proposte innovative nella grafica (meno invasiva), Craft, DHB, le italiane Santini, Castelli, Alé, e, per finire, le proposte “cinesi” coloratissime.

Un universo in grande fermento, quello dell’abbigliamento per il Ciclismo al femminile, che, però, necessita di una maggiore presenza delle donne nelle scelte e negli orientamenti.

Leggete anche il post LA BICICLETTA è FEMMINA

 

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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