Finalmente è stata partorita la Bike Card. E’ nera e blu, è elegante, c’è scritto il tuo nome, ti ricorda il tuo compleanno e anche il sesso (non si sa mai, nel corso dell’anno volessi cambiarlo…). Ti ricorda anche a quale ente sei affiliato e a che categoria ciclistica appartieni. C’è anche l’anno di riferimento ma non c’è la tua foto. C’è invece il profilo stilizzato di un ciclista con casco e occhiali che corre veloce, veloce, come i campioni, come te. Sostanzialmente non c’è niente di più di quello che compare nella tessera di appartenenza alla tua ASD. Si perchè i dati, quelli veri e utili sono presenti sulla tua tessera, quella di sempre, senza la quale non potresti partecipare a nessuna competizione, raduno, randonnée.

Ma allora a che serve la Bike Card ?

E’ veramente difficile dare una risposta sensata a questa domanda. Ci provo lo stesso.

Probabilmente serve a realizzare una database unico contenente tutti i nominativi dei ciclisti italiani che partecipano a eventi agonistici.

Se così fosse, per prima cosa viene da osservare che in questo database mancherebbero i dati dei ciclisti tesserati ACSI, UISP, CSAIn e CSI, e poi che, se l’obiettivo fosse quello, perchè mettere in piedi tutto questo ambaradan ? Non sarebbe bastato chiedere a tutti gli EPS di inviare un file con tutti i dati dei propri tesserati ? No, non può essere questo il motivo.

Proviamo ad analizzare la cosa da un’altro punto di vista, quello del ciclista. Ciascuno di noi per poter partecipare a eventi ciclistici considerati in qualche modo agonistici, deve sottoporsi a visita medica sportiva (e farsi rilasciare un regolare certificato), dotarsi di una assicurazione di responsabilità civile verso terzi e di una assicurazione sugli infortuni. Deve anche dichiarare di non essere “dopato” e di rispettare il codice etico. Le ASD affiliate alla FCI o agli altri EPS che si interessano al Ciclismo, verificano l’esistenza del certificato medico e delle tua indisponibilità a doparti, e ti tesserano.

In questo modo hai anche le due assicurazioni e quindi saresti a tutti gli effetti abile e arruolato. Invece no. Devi richiedere al tuo EPS anche la Bike Card senza la quale potresti partecipare solo agli eventi organizzati dalle ASD affiliate al tuo EPS.

Ecco a che serve la Bike Card !!!

Serve a dimostrare che anche se hai scelto di tesserarti con un EPS poco rilevante nel panorama del ciclismo nostrano, grazie alla Bike Card gentilmente offerta dal tuo EPS, potrai essere considerato come gli altri ciclisti appartenenti alla elite del Ciclismo nazionale e sarai ammesso anche alle loro competizioni.

Quest’anno dopo tante dichiarazioni, smentite, accuse, ritorsioni, spiegazioni, dopo cioè aver creato una grandissima confusione in questo piccolo grande mondo di pedalatori, praticamente tutti gli EPS hanno accettato l’imposizione della Bike Card.

Per quanto riguarda i ciclisti di questi EPS vale il titolo della canzone che ha vinto a Sanremo “non mi avete fatto niente“.

Ora hanno anche la Bike Card e per un anno possono stare tranquilli (magari il prossimo anno la propria ASD si deciderà ad affiliarsi a un EPS di serie A).

Per quanto riguarda gli organizzatori di eventi ciclistici la cosa è un po’ più complicata perchè l’introduzione della Bike Card li costringe ad un lavoro suppletivo dovendo controllare più tessere (d’altronde: du gust is megl’ che uan), ma anche gli organizzatori si stanno abituando all’introduzione della burocrazia stile Bruxelles (che ti semplifica la vita, accorciandotela) perchè da quest’anno, devono farsi consegnare copia del certificato medico agonistico, verificare la data di scadenza, e conservarlo per 5 anni nella propria sede (leggi il mio post su questo tema).

Allora forse ho capito a cosa serve la Bike Card. Vista l’introduzione di questo adempimento della verifica del certificato medico agonistico da parte degli organizzatori di eventi e non solo più dei presidenti delle ASD dei tesserati (intervento ovviamente e giustamente finalizzato a tutelare la salute dei ciclisti), attraverso la Bike Card si vuole offrire un servizio a tutti i tesserati, sia quelli di serie A che quelli delle serie inferiori, certificando con la Bike Card il possesso (verificato) del certificato medico agonistico. Magari i possessori della Bike Card verranno avvertiti dell’avvicinarsi della scadenza del certificato e, magari, automaticamente sarà avvertito anche il centro di medicina sportiva così da fissare l’appuntamento della visita prima della scadenza.

Mi dicono che non è così. La Bike Card non offre e non offrirà servizi ai ciclisti. Peccato.

Riepilogando:

1 – i tesserati alla FCI e agli EPS: ACSI, UISP, CSAIn e CSI non hanno il piacere di avere la Bike Card e si devono accontentare della sola vecchia tessera;

2 – i tesserati agli EPS: AICS, ASI, CSEN, ENDAS, US ACLI, CNS LIBERTAS e OPES hanno invece la fortuna di possedere anche la Bike Card che consente loro di uscire dal cortile di casa e partecipare anche alle manifestazioni degli altri EPS;

3 – ai fortunati di cui al punto 2, la Bike Card viene consegnata direttamente dal proprio EPS. Ma non basta, gli stessi ciclisti, possono anche registrarsi al portale www.bike-card.it, accedere all’area riservata, e stamparsi nuovamente la tessera (vale sempre il concetto richiamato sopra: du gust is megl’ che uan), anzi, di più, potranno visualizzare anche la Bike Card Digitale che potranno mostrare sullo smartphone per confermare le altre due precedenti (ma anche per sorprendere con effetti speciali la bella ragazza che sta facendo la fila insieme a loro). Qualcuno sta anche pensando di realizzare un ologramma della Bike Card da far apparire all’atto della verifica dell’iscrizione.

4 – gli organizzatori degli eventi (ne saranno grati eternamente), dopo aver verificato la tessera vera, le due copie cartacee della Bike Card e quella digitale sullo smartphone, potranno anche loro accedere al portale e verificare se il nome del ciclista compare nell’elenco dei possessori di Bike Card.

Insomma: la Bike Card più che un servizio è… una sevizia !!!

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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2 commenti
  1. Valter Ballarini
    Valter Ballarini dice:

    Ciao Giandonato, grazie per il tuo contributo da randonneur. Concordo sullo sconcerto che provoca la mancanza di conoscenza della realtà da parte di chi dovrebbe avere gli strumenti e i mezzi per meglio valutare come stanno le cose. Certo è che se stai chiuso nelle tue stanze a parlarti addosso e poi, improvvisamente apri la finestra, magari ti accorgi che c’è il sole. Allora esci e pontifichi sul vivere all’aria aperta. D’altra parte sappiamo che in Italia, se qualcuno non conosce un argomento… lo insegna.

    Rispondi
  2. Bava Giandonato
    Bava Giandonato dice:

    Le cose sono ancora più complicate e assurde , percerti aspetti. Infatti a principio stagione ci è stato detto, con grande enfasi, che esisteva ed era operativo il il Data Healt ( la solita mania di non chiamare le cose con il ,oro vero nome ed in italiano : troppo semplice dire ” Archivio certificati sanitari? così tutti sapevano di cosa si trattava?) Alla modica cifra di E. 2.80 registravi il tuo certificato con data scadenza eccetera per cui non dovevi rilasciare nulla agli organizzatori di eventi, ma solo il tuo codice personale.Troppo facile , perchè nessun organizzatore, finora, mi sembra sappia dell’esistenza di Data Healt e lo utilizzi.
    In più, per il settore amatoriale, la FCI ha voluto mettere il naso nel mondo delle Randonnées e regolamemtarlo:dopo aver detto che si tratta di manifestazioni regolamentate da Audax Club Parisienne ha imposto il limite massimo di 69 anni per prendervi prte, quando ACP non pone limiti di età. Inoltre le Randonnées , in Italia, dovrebbero essere regolamentate dall’ARI che è una associazione riconosciuta da ACP e, per il rilascio di detti brevetti delle Randonnées , è tenuta a rispettare le regole ACP. O meglio, è tenuta a far rispettare agli organizzatori di detti brevetti le regole ACP. Il problema è che gli organizzatori dei brevetti sono tutte ASD con ESP che regolamemtano ognuna a modo suo l’età massima, ma che per lo svolgimento degli stessi devono, a loro volta, attenersi alle regole italiane dettate dalla FCI avendo sottoscritto una convenzione di reprocità con l FCI.In conclusione non esiste una motivazione tecnica o sanitaria per il limite di età imposto e un ultra 69 enne o ha diritto di fare agonismo in circuito, su pista, ciclocross, iscriversi o partecipare ai brevetti BRM al di fuori dell’Italia, come ” MADRID-GIJÓN-MADRID o PARIGI BREST PARIGI a cui saranno ammessi tutti i clicloturisti, appartenenti o meno ad un club, senza distinzione di sesso, che avranno compiuto 18 anni di etá il giorno della partenza e che abbiamo completato con successo i brevetti classificatori omologati dal Audax Club Parisien, “Brevets de Randonneurs Mondiaux” di 200, 300, 400 e 600 km organizzati in Spagna, Francia o altrove” ma non partecipare a delle Randonnée che sono ” una escursione personale e libera,” in ITALIA che non è ” ALTROVE” ma un’entità localistica non identificata ed a se stante in cui non è possibile conseguire le certificazioni per le iscrizioni e le preiscrizioni alle BRM di lunga distanza. E’ evidente che ci si trova di fronte a dei gravi arbitrii che ledono l’eguaglianza di tutti i cittadini della nazioni ,quanto meno europee, ed i diritti individuali di libera circolazione e partecipazione a libere manifestazioni.

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