Nella mia esperienza di vita ho avuto modo di conoscere sia tanti “giovani vecchi” che tanti “vecchi giovani“. E’ ormai appurato che l’età anagrafica non corrisponda più a quella biologica, sia in un senso che nell’altro, ma, per comodità, si continua a far finta di niente.

Coloro che praticano il Ciclismo in modo intelligente, molto più facilmente appartengono alla categoria dei “vecchi giovani“, vuoi perchè i ciclisti di una certa età sono più numerosi di quelli giovani, vuoi perchè i giovani che praticano il ciclismo agonistico vengono fatti invecchiare più precocemente sottoponendoli ad allenamenti e pratiche, quando lecite, inumane.

I ciclisti “vecchi giovani” sono tali perchè ancora si divertono ad andare in bicicletta, che resta pur sempre il giocattolo della loro infanzia, e poi, poichè pedalare fa bene, campano di più e vogliono fare tutte quelle cose che non sono state loro concesse durante il lungo periodo in cui sono stati costretti a dedicare il loro tempo ad attività lavorative, quasi mai corrispondenti ai loro talenti. Invece andando in bicicletta questi talenti emergono anche in età avanzata e si cerca di recuperare il tempo perduto, o almeno ottimizzare il tempo ancora a disposizione.

Vivendo in una società necessariamente basata su regole, la vecchiaia non può essere interpretata ma deve rispondere a criteri oggettivi. Raggiunta una certa età per la società si è vecchi, e nella società attuale i vecchi sono un peso e un costo.

Quindi, se invecchi male, ti ammali, trascini la tua esistenza senza un senso davanti alla tv e poi muori (il prima possibile) sei in regola con il concetto vigente di vecchiaia.

Se invece ti tieni in forma, fai progetti per il futuro, ti diverti, viaggi, fai sesso, coltivi interessi e passioni… sei fuori norma e pericoloso.

Per evitare questo pericolo stanno aumentando progressivamente l’età pensionabile con l’obiettivo di abolirla definitivamente e stanno introducendo delle norme, apparentemente ragionevoli e innocue, anche per i “vecchi giovani” che praticano lo sport.

Nel Ciclismo la FCI ha stabilito che dopo i 69 anni non si possono più praticare attività agonistiche ma solo passeggiate nei parchi e nelle piste ciclabili.

Anche le randonnée sono state equiparate ad attività agonistiche e quindi, dopo i 69 anni compiuti non vi si può più partecipare.

Tenendo conto che la Fornero ha portato l’età pensionabile a 67 anni, i ciclisti “vecchi giovani”, neo pensionati, hanno solo due anni per fare liberamente quello che avrebbero voluto fare nella vita o, almeno, in gran parte di essa.

L’obiettivo è quello di farli passare direttamente dall’agonismo… all’agonia.

Ci riusciranno ?

E se la Fornero diventasse presidente della FCI al posto di Di Rocco ?!

Su questo argomento c’è una nota molto chiara che ha scritto la nostra amica randonneur Cinzia Vecchi (il cognome è casuale ed eventualmente manca del termine “giovane”) che illustra il panorama normativo entro cui si colloca il tema dell’età nella pratica del Ciclismo. Vi invito a leggerlo. (Leggi nota)

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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3 commenti
  1. Valter Ballarini
    Valter Ballarini dice:

    Grazie per i commenti e le precisazioni. Il mio post, infatti, intende sollevare il problema che, al momento, sembra non interessare o interessare poco sia la FCI che gli EPS. L’eccezione è CSAIn che nel suo regolamento relativo alle randonnée ha già portato il limite massimo a 75 anni. Ma questo è avvenuto grazie al fatto che il regolamento l’ha suggerito Fermo Rigamonti, che, ovviamente, è persona competente e a conoscenza delle problematiche reali di questo mondo. Per altro la cosa contrasta con quanto stabilito dalla FCI con l’introduzione della Bike Card che impone a tutti gli EPS l’accettazione dei regolamenti della FCI, compreso quello delle randonnée. Si vede che è sfuggito loro. Tornando al tema, devo dire che l’ARI, pur essendo l’organismo che coordina e promuove il movimento a livello nazionale, non è minimamente presa in considerazione sia dalla FCI che dagli EPS che presumono di poter legiferare in materia senza averne la competenza. Tanto per fare un esempio: se vai sul sito della FCI e vai alla sezione AMATORIALE E poi clicchi su CICLOSPORTIVO, trovi la sezione “randonnée” (rigorosamente senza accento) che riporta il testo (spudoratamente copiato dal sito audaxitalia senza citare la fonte) con l’aggiunta delle regole arbitrariamente imposte dalla FCI. Nel testo viene citata l’ACP ma non viene menzionata l’ARI. Sarà una svista ? Ecco il link alla pagina in questione: http://amatoriale.federciclismo.it/it/infopage/randonnee/cf7c152a-f5ad-48ec-813d-eaf30847482b/

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  2. Bava Giandonato
    Bava Giandonato dice:

    Mi permetto di fare una precisazione: la prevenzione della FCI, con il limite a 69 anni,è solo nei confronti dei Randonneurs, gente che non fa dell’agonismo, anche se per fare quello che fanno loro ci vuole molta preparazione e determinazione. Non esiste invece limite per l’attività agonistica amatoriale dove è prevista la categora “Master 8: 65 anni e oltre”: quindi senza limiti massimi di età.Perchè tale assurdità?Odio e incomprensione per chi fa ciclismo al di fuori degli schemi dell’agonismo e delle regole della FCI? Ingnoranza di quella che è la realtà delle Randonnes e dei suoi praticanti? Mancata informazione sul regolamento Audax Club Parisienne a cui la stessa FCI rinvia e che non prevede limiti massimi di età? Mancato intervento, nella sede opportuna, da parte di ARI al momento della stipula delle convenzioni tra ESP e FCI? Spero che , finalmente, si crei una sorta di pressione mediatica per arrivare alla soluzione del problema e permettere a tanti Randonneurs di continuare la loro pacifica attività.

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  3. Domenico Aurisicchio
    Domenico Aurisicchio dice:

    Speriamo che possa intervenire qualcuno dell’eventuale nuovo governo che faccia rinsavire i vecchi, loro si che sono vecchi, soloni della FCI, che le randonnee non sanno cosa sono e modifichino questo assurdo regolamento. Ieri, ad esempio, al SIT per la donazione del sangue mi han detto che posso donare il sangue fino a 70 anni a fronte delle indicazioni dell’AVIS che stabilisce il limite tra 60/65 anni.

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