Se è vero che esisteno diverse tipologie di ciclisti è vero anche che possono essere individuate diverse tipologie di randonneur.

Quest’ultimo, infatti, può appartenere anche ad una delle altre tipologie individuate in un mio precedente post, essere ad esempio un agonista amatoriale o un turista in bicicletta, ma diventa  un randonneur se partecipa ad una o più randonnèe durante l’anno e ne apprezza lo spirito. In genere, una volta provata l’esperienza delle randonnée, progressivamente si abbandonano le vecchie abitudini e passioni e si diventa randonneur a tutti gli effetti.

La randonnée, nonostante il termine sia francese, come idea e come esperienza nasce in Italia alla fine dell’800 quando un gruppo di ciclisti romani decise di fare un viaggio in bicicletta di circa 200 km dalla capitale fino a Napoli in un giorno solo.

L’impresa riescì agli audaci ciclisti che, inconsapevolmente, fissarono la caratteristica più significativa del format della randonnée e cioè la distanza minima di 200 km da percorre in un giorno.

Come spesso accade, l’idea originale e l’impresa compiuta da questi eroici ciclisti italiani, non deve aver fatto granchè scalpore in patria e, se non ne fosse venuto a conoscenza il francese Henry Desgranges, l’ideatore del Tour del France, sarebbe finita nel dimenticatoio.

Desgranges, invece, ne colse la portata innovativa e pose le basi per la nascita della disciplina delle randonnée fondando a Parigi nel 1904 l’Audax Club Parisien (ACP), l’associazione, tuttora esistente ed operante, che governa questa disciplina a livello mondiale.

Negli anni successivi, la disciplina delle randonnée si sviluppò ulteriormente anche grazie al successo della Parigi Brest Parigi, una ultra maratona di 1200 km che si disputa ogni 4 anni e che richiede un percorso di pre-qualificazione da parte di chi intenda parteciparvi.

Una formula semplice che, però, ha contribuito a far crescere, sviluppare e diffondere a livello mondiale questa disciplina. All’ultima Parigi Brest Parigi (PBP) che si è svolta nel 2015, hanno partecipato più di 6000 randonneur provenienti da tutto il mondo. Per questo la manifestazione viene considerata l’olimpiade delle randonnée.

Ma torniamo ai randonneur. Chi sono e come possono essere definiti, classificati e descritti ?
Non esiste una sola tipologia di randonneur. Questo dipende dalla storia personale (ciclistica) di ciscuno, dalle proprie attitudini e dagli obiettivi che si è dato nella vita.

La differenza tra un randonneur, un agonista amatore o un cicloturista non sta nelle gambe ma nella testa.

Infatti il randonneur puro è un po’ un cicloturista e un po’ un agonista.
E’ un po’ cicloturista perchè è interessato al paesaggio e a tutto ciò che si incontra lungo il percorso, persone, cose, monumenti, cibi, odori, sapori, emozioni, racconti…
E’ anche un po’ agonista perchè il percorso lo deve completare entro un tempo massimo stabilito.

La sintesi di questo approccio è dato dallo slogan coniato dall’ARI (Audax Randonneur Italia): “né forte, né piano ma sempre lontano”. Quindi, da una parte la distanza e dall’altra il tempo ma tutto ciò che c’è all’interno di queste due misure è lasciato alla libertà assoluta del randonneur di programmarsi e gestirsi.

Un’altra caratteristica che distingue il randonneur dal cicloturista e dall’amatore agonista è la sua capacità di viaggiare anche di notte (che poi diventa piacere e poi, sempre di più, caratteristica distintiva).

Non ci sono quindi randonneur scalatori, passiti o velocisti… i randonneur non sono e etichettabili e misurabili… sono.

Poichè è impossibile classificarli, provo a descriverli attraverso i loro comportamenti e atteggiamenti prendendo spunto da una famosa canzone di Enzo Iannacci:

quelli che… viaggiano di notte per poter cogliere l’alba sul più bello
quelli che… fanno 200 km a gennaio per vedere se ce la faranno a farne 200 a maggio
quelli che… meno dormi, più pedali, prima arrivi (e finalmente dormi)
quelli che… dormono dove gli capita
quelli che… non usano il navigatore, non leggono il roadbook e arrivano lo stesso
quelli che… non usano il navigatore, non leggono il roadbook e si perdono
quelli che… programmano tutto, anche dove fermarsi a pisciare
quelli che… si fermano a tutti i ristori e divorano tutto quello che c’è, perchè hanno fame
quelli che… non si fermano per mangiare perchè si fidano solo dei loro panini
quelli che… dai, forza, andiamo
quelli che… arrivano prima (poi non sanno cosa fare)
quelli che… si fermano ogni 3 km per fotografare
quelli che… non fotografano niente per non perdere tempo
quelli che… non hanno il cellulare
quelli che… rispondono al telefono anche quando pedalano
quelli che… si incazzano con quelli che tagliano
quelli che… le strade sono piene di buche
quelli che… non si lavano
quelli che… parlano, parlano, parlano… di cose che non ti interessano
quelli che… si lamentano
quelli che… si perdono la carta di viaggio
quelli che… tengono la media
quelli che… completano il percorso al limite del tempo massimo
quelli che… vanno al massimo
quelli che… (…)

Continuate voi….

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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