L’Isola d’Elba è un paradiso per i ciclisti di tutti i tipi. Chi ama la bici da corsa può fare il giro completo dell’isola, che misura 114 km e 1983 m di dislivello, in un solo giorno oppure dividerlo in più anelli di 40/50 km da percorrere ciascuno ogni giorno. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Il Tour inizia da Procchio. Questa è la TRACCIA (è navigabile e si può scaricare il file gpx).

30 km e 760 m di dislivello. Punto più alto (Monte Perone) 633 m.

Lasciato Procchio ci si dirige verso Marciana Marina percorrendo un tratto di costa molto panoramico e leggermente vallonato. Percorso il lungomare si esce dall’abitato seguendo una pista ciclabile che immette direttamente nella salita in direzione Poggio. La salita fino al paese è impegnativa e non va sottovalutata.

Arrivati a Poggio, prima di affrontare la salita del Monte Perone è bene fare una breve sosta sulla terrazza panoramica di Poggio.

La salita “taglia gambe” è ben presentata dalle numerose scritte sull’asfalto che annunciano la sfida. In realtà ai primi 2 km che sono effettivamente molto duri segue un tratto di circa 1 km leggermente meno ripido che ti concede un recupero prima di affrontare l’ultima rampa che porta allo scollinamento.

Da quì si prosegue su un tratto pianeggiante che si affaccia sull’altro versante dell’isola, per poi iniziare una discesa molto ripida e tecnica che si conclude all’incrocio con la strada che proviene da San Piero in Campo. Si prosegue in un tratto pianeggiante fino a Sant’Ilario, paesino che vale la pena visitare.

Si affronta poi l’ultimo tratto di discesa con tornanti che ci porta all’abitato di La Pila dove ci si immette sulla strada che ci riporta a Procchio.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Il Tour inizia da Porto Azzurro. Questa è la TRACCIA (è navigabile e si può scaricare il file gpx).

43 km e 634 m di dislivello con una quota massima di 240 m.

Lasciato il paese si affronta una salita abbastanza impegnativa di 4 km per poi proseguire su un percorso ondulato fino al bivio per Rio nell’Elba. Si prende a destra, in discesa, in direzione Rio Marina.

Raggiunto il porto, si consiglia una piccola deviazione a destra per percorrere il primo tratto della strada panoramica. Si torna indietro e si prosegue lungo la costa, in direzione Cavo.

Anche questo tratto di strada si presenta ondulato ma con una sola breve salita iniziale. Arrivati a Cavo si prosegue percorrendo il lungo mare fino a raggiungere la punta estrema di Capo Castello con vista sul litorale toscano ad est.

Si torna indietro per un breve tratto e poi si prende la strada a destra che sale in direzione Rio nell’Elba. Si tratta di una salita di 7 km abbastanza impegnativa ma si è ripagati da un paesaggio naturale di notevole bellezza. Dopo il valico si scende per alcuni km fino a raggiungere Rio nell’Elba. Il paese merita una visita e una sosta anche per degustare specialità locali (testato Bar La Piazza con annesso alimentari).

Per tornare a Porto Azzurro si ripercorre la strada fatta all’andata, questa volta in discesa.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Il tour inizia da Procchio. Questa è la TRACCIA (è navigabile e si può scaricare il file gpx).

52 km e 845 m di dislivello con il punto più alto a quota 377 m.

Vedi animazione Tour in senso Orario

Vedi animazione Tour in senso Antiorario

Da Procchio si percorre una bellissima strada panoramica, leggermente ondulata, fino a Marciana Marina. Consigliamo di percorrere il lungo mare e di far colazione al Grand Bar La Perla.

Uscendo dal paese, si prosegue poi in salita in direzione Poggio. La salita, di circa 6 km, è impegnativa (da evitare la direttissima per Marciana) perchè è continua e deve essere affrontata con la dovuta cautela specialmente nelle giornate calde (è comunque molto ombreggiata). Arrivati a Poggio, dalla piazza è possibile godere di una splendida vista che ripaga la fatica della salita. In piazza c’è anche il Bar La Dolce Vita dove poter effettuare una sosta.

La strada prosegue leggermente in salita per altri 3 km fino a Marciana che vi suggeriamo di visitare e anche di fare una sosta in uno dei numerosi bar ristoranti lungo la strada di accesso (pedonale) da dove si gode una bellissima vista dell’isola.

Dopo Marciana inizia una lunga discesa, intervallata da due brevi salite, che ci porterà fino a Pomonte. Il panorama lungo questo tratto di costa è bellissimo e vale numerose soste per le foto. Nelle giornate limpide si vede chiaramente la Corsica.

Arrivati a Pomonte è quasi d’obbligo una sosta al Baba Yaga Bar per degustare piatti locali o semplicemente insalate, taglieri e buone birre.

Il percorso prosegue sempre lungo la costa con continui saliscendi e viste panoramiche mozzafiato incontrando e attraversando piccoli paesi, presi d’assalto dai turisti nei mesi estivi. Tra queste località spiccano Fetovaia e Cavoli con le due spiagge tra le più gettonate dell’isola.

Proseguendo si arriva a Marina di Campo, che, con la sua lunghissima spiaggia attrezzata, attira moltissimi turisti stanziali. Vale comunque la pena attraversare il centro e percorrere il bellissimo lungomare sulla ciclabile per poi immettersi sulla strada che ci riporta a Procchio.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Avvicinandoci in auto a Caserta, abbandonata l’autostrada, non ho potuto non provare una forte emozione di fronte alla inaspettata fortissima presenza della natura, che si manifesta con il verde intensissimo e abbondante delle colline, dei prati, dei boschi via via che ci si avvicina a Castel di Sasso, la nostra meta per questo fine settimana.

Detto da me, che provengo dall’Umbria, definita cuore verde d’Italia, tutto ciò assume un significato ancor più rilevante. Castel di Sasso è un piccolo paese, circondato da tutto quel verde, colore della vegetazione, della natura, della rinascita primaverile e della vita stessa.

In cromoterapia (scienza che studia gli effetti dei colori a livello psicofisico) il verde è associato alla calma, alla tranquillità, alla concentrazione. Nelle sale operatorie le pareti sono verdi come i camici dei medici. Il verde è speranza, ma anche forza, perseveranza, equilibrio, stabilità, solidità, costanza, tenacia. Il verde è il colore che indica autostima, il colore di chi vuole crescere ed affermarsi. Il verde è anche il colore associato a Venere, dea dell’amore e della fertilità.

Ecco, posso dire di aver conosciuto, durante la permanenza in questi luoghi, in occasione dell’evento ciclistico Randonnée Reale, delle persone esattamente con le caratteristiche del colore verde.

Stessa sensazione di calma, pace e tranquillità trasmessa dai luoghi suggestivi a tratti selvaggi, finché, pedalando dolcemente, non ti trovi di fronte alla spettacolare Reggia di Caserta, capolavoro architettonico voluto dall’illuminato sovrano di Napoli Carlo di Borbone.

Il sontuoso palazzo reale con i suoi parchi, i giardini, la cascata, le fontane di straordinaria bellezza, suscitano emozioni e sensazioni che neppure le mie esclamazioni possono rendere ed esprimere! L’arte che con il suo valore trascende la nostra natura terrena, consegnandoci l’immortalità e regalandoci, nell’atto della contemplazione, quelle emozioni così potenti da appagare il nostro essere nella sua totalità. 

Il nostro tour lo ho definito “olistico” (dal termine greco olos, che vuol dire interezza, totalità), perché ci siamo sentiti considerati oggetto di cura, sotto ogni profilo del nostro essere: emotivo, energetico, psichico e fisico.

In particolare per quanto riguarda il cibo. Abbiamo potuto godere dei piatti tipici della cucina casertana in due particolari occasioni: nel Ristorante Del Borgo a Sasso (frazione di Castel di Sasso) e al Pepe in grani di Caiazzo.

A Sasso, perché il delizioso paesino si trova adagiato proprio sopra ad un enorme sasso, ci si arriva percorrendo una stradina in salita in mezzo ad un verde, esagerato, che sembra una foresta. Abbiamo cenato in una terrazza con una vista mozzafiato su tutto il territorio sottostante, fino a Napoli e al mare facendo addirittura ammirare, nelle giornate limpide, le isole di Capri e Ischia. Un’esperienza di nuovo caratterizzata da una calda accoglienza, cortesia, professionalità unita alla degustazione dei sapori autentici e unici dei piatti tipici locali e alla squisita compagnia dei nostri nuovi amici. Tutti i nostri sensi nuovamente appagati e il nostro piacere di esprimere un grande sentimento di gratitudine per quello che consideriamo un regalo, a chi ce ne ha dato la possibilità.

A Caiazzo, invece, l’ultima tappa del nostro viaggio. Suggeritoci dalla nostra amica Maria Grazia Fiore, il locale di Franco Pepe dove si mangia “la pizza più buona del mondo”: Pepe in grani. Quì abbiamo vissuto un’altra esperienza che definirei “mistica” olistica. Ancora una volta abbiamo potuto constatare un totale allineamento armonico tra il locale, dal punto di vista architettonico, il cibo proposto, le persone addette alla sala.

Anche qui serietà che ho definito “simpatica”, perché viene mantenuta comunque sempre una nota di fondamentale leggerezza, professionalità empatica, per cui non avverti freddezza e distacco ma calda accoglienza, attenzione costante ed efficiente, non invasiva, nei confronti del cliente.

Il menù ricco di prelibatezze locali, dove la pizza regna sovrana. Una pizza tipica ma con caratteristiche ben definite che la rende unica, ineguagliabile e… particolarmente digeribile. Si, perché, come ci hanno spiegato con gentilezza, preparazione professionale e dolcezza, accompagnandoci in un viaggio alla scoperta del locale, la pizza è fatta con  ingredienti specifici, con grani poveri di glutine, ai quali spesso vengono aggiunte delle erbe naturali che la rendono particolarmente tollerata dai nostri microbi intestinali, eliminando tutti quei disturbi che spesso questo alimento può provocare.

Una esperienza da ripetere e che suggerisco a tutti voi. 

Dove alloggiare in zona.

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Quest’anno la Primavera della Mobilità Dolce, promossa da A.Mo.Do., aveva in calendario una ciclopedalata nel casertano in occasione della “Randonnée Reale” organizzata dal Veloclub Ventocontrario, domenica 5 maggio, a Castel di Sasso.

Si è trattato di un tour tanto regale… da non sembrar “reale” .

In una giornata caratterizzata da un tempo fortemente variabile con acquazzoni improvvisi alternati a brevi momenti soleggiati, molti potenziali partecipanti a questo tour di 40 km hanno rinunciato, perdendo così una grande occasione.

Infatti, i pochi fortunati, hanno avuto la possibilità di fare una escursione in bicicletta all’interno del Parco della Reggia di Caserta. Una passeggiata in totale libertà con numerosissime soste, non condizionati da orari da rispettare e, quindi, da nessuna fretta.

Una pedalata immersi nella bellezza di un parco realizzato da Vanvitelli e da suo figlio nella seconda metà del ‘700, in competizione con la reggia di Versailles. In bicicletta siamo potuti entrare dall’ingresso che immette nella zona della “grande cascata” e della fontana di Atteone e Diana.

Da qui la vista si perde lungo il parco fino alla reggia che, con la sua mole, crea una barriera visiva verso la valle e il mare di Napoli. Normalmente i visitatori entrano dalla parte opposta e sono sovrastati dalla grandezza e ricchezza della reggia. Solo dopo si accorgono del Parco che, visto dal basso, risulta schiacciato per un effetto ottico voluto dal Vanvitelli.

Il tour in bicicletta è quindi una occasione unica per ribaltare questo approccio e poter godere di una percezione del parco procedendo a ritroso: dalla magnificenza della natura alla magnificenza dell’architettura della reggia dei Borboni.

Uscendo dal parco, il tour (guidato da una eccellente guida cicloturistica: Vincenzo Richard Bovenzi) è poi proseguito attraversando il centro di Caserta (dove un gruppo di tarantolati si esibiva in mezzo alla piazza) e poi per San Leucio, altra residenza borbonica poi divenuta una fabbrica di tessuti di seta con una storia “illuminata” che lo ha reso sito UNESCO insieme alla reggia.

Per tornare a Castel di Sasso si attraversa il fiume Volturno e ci si immerge in una campagna lussureggiante.

Di fatto questo tour è un prodotto turistico “bello e pronto” che potrebbe essere proposto in qualsiasi periodo dell’anno grazie alla collaborazione dei gestori della Reggia che, in occasione della Randonnèe Reale hanno già offerto la possibilità di effettuare questo tour.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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La felicità è uno stato difficile da definire. Qualsiasi tentativo di codifica risulta vano, parziale e inappropriato. La felicità sfugge alle definizioni. Ciascuno di noi ha una propria esperienza della felicità e la caratteristica che distingue la felicità da ogni altra esperienza umana è l’essere sempre diversa e inafferrabile.

Eppure il fine di ogni vita sembra essere la felicità, ma, poichè risulta inafferrabile, non si può mai dire di averla raggiunta o di poterla raggiungere. La felicità si prova. 

Lo stato di felicità non ha relazione con il tempo. Può essere la percezione magica di un attimo o anche il protrarsi indefinito di uno stato di consapevolezza, libero da qualsiasi condizionamento esterno, dove tutto confluisce in una dimensione armonica, evidente, ma non intellegibile. Raramente la felicità si manifesta come un dato oggettivo. La felicità siamo noi, quando siamo felici. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Il 26 marzo, a Roma, al Bike Summit 2019, presso la sede dell’Unioncamere, è stato presentato il 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019, realizzato da UNIONCAMERE, INSART, LegamBici, Legambiente.

I dati forniti sono interessanti perchè fotografano una realtà in grande sviluppo nonostante l’arretratezza del nostro sistema di offerta e la pressochè inesistenza di un sistema infrastrutturale pensato per accogliere e favorire questo fenomeno.

Eppur si muovono… i cicloturisti in Italia (leggi: 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019 – Unioncamere Legambiente).

Dal rapporto risulta infatti che nel 2018 sono state rilevate presenze cicloturistiche che ammontano a 77, 6 milioni, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia, con un aumento del 41% all’interno del comparto “turismo attivo” nell’ultimo quinquiennio.

La presenza di un numero così elevato di cicloturisti sulle nostre strade ha anche un risvolto economico rilevante. Si calcola che abbia prodotto 7,6 mld di ricavi nel 2018.

La ricerca ha classificato i cicloturisti dividendoli in 3 categorie:

Turisti sportivi – Scelgono la destinazione turistica in base all’attività sportiva che vanno a svolgervi (sostanzialmente i cicloamatori agonisti che partecipano alle varie granfondo)

Turisti CON bicicletta (Holidays Cycling) – I turisti per i quali l’escursione in bicicletta è una parte della vacanza ma non è la componente principale

Turisti IN bicicletta (Cycling Holidays) – Turisti per i quali la principale motivazione è il viaggio in bicicletta.

Il Rapporto non prende in considerazione la prima categoria di ciclisti che pure rappresenta una realtà molto interessante considerando i numeri di alcune manifestazioni monumento come la 9 Colli di Cesenatico, la maratona delle Dolomiti, la Sella Ronda Hero, la Strade Bianche e l’Eroica che contano dai 5000 ai 15 partecipanti.

Per quanto riguarda le altre due categorie, Isnart ha stimato nel 2018 ben 21,9 milioni di presenze che rientrano nella terza categoria dei Turisti In bicicletta, mentre 55,7 milioni le presenze dei Turisti Con bicicletta.

Altro dato interessante che emerge dal Rapporto è l’impatto economico prodotto dal Cicloturismo che è stato stimato complessivamente in 7,6 mld, risulatnti dalla somma di quanto speso dai Cicloturisti (2 mld) e dai Turisti ciclisti (5,6 mld).

Escludendo i costi del viaggio con altri mezzi per raggiungere le località di partenza o di vacanza attiva, che incide mediamente per gli italiani per circa 100 € e per gli stranieri per circa 340 €, il Cicloturista puto spende mediamente 54,6 € al giorno per dormire e 65,8 € per gli altri consumi, mentre il Turista ciclista 51,9 € per dormire e 76,8 € per gli altri consumi.

Il Rapporto dettaglia anche le tipologie di spesa ma la tabella è molto articolata e vale la pena studiarsela attentamente consultando direttamente il documento.

In occasione del Bike Summit 2019, evento realizzato in collaborazione con AMODO (Alleanza per la Mobilità Dolce) e GRAB+, sono state illustrate le iniziative che le varie regioni italiane stanno portando avanti per dotare il paese di infrastrutture adeguate a favorire il fenomeno del Cicloturismo. Oltre ai 4 progetti di Ciclovie Bicitalia/Eurovelo (Vento, Ciclovia del Sole, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, GRAB), finanziate dal governo in base alle recenti leggi sulla ciclabilità approvate in Parlamento, sono stati illustrati i progetti delle altre ciclovie in fase di studio e realizzazione, promossi dalle regioni e finanziati con altre risorse.

Lo stato dell’arte non è esaltante perchè sostanzialmente sia le grandi direttrici nazionali che le altre ciclovie sono quasi tutte sulla carta, ed escludendo le esperienze virtuose del Trentino Alto Adige con le sue ciclovie realizzate e funzionanti, del Friuli Venezia Giulia con realizzazioni e progettualità avanzate, e della Ciclovia del Sole da Verona a Firenze che, seppure non possedendo ancora tutti i requisiti di una ciclovia europea, è tutta percorribile e tutta servita dall’intermodalità treno + bici, tutti gli altri progetti sono, nel migliore dei casi, ancora nella fase di studio di fattibilità o in una fase embrionale di realizzazione (molto parziale).

Da quanto emerso dai dati forniti dai vari relatori, la realizzazione di una ciclovia può costare mediamente dai 100.000 ai 290.000 €/km. Non sono costi esagerati se rapportati a quelli della costruzione di altre infrastrutture come strade, autostrade e ferrovie, ma sono comunque rilevanti e non sempre risolutivi.

Infatti, mettendo insieme i dati del Rapporto con quelli dei progetti delle ciclovie emerge il fatto che il Cicloturismo in Italia esiste a prescindere dalle Ciclovie. Il tema quindi andrebbe spostato su un altro piano che coinvolge il sistema paese nel suo complesso.

Le strade in Italia ci sono e sono bellissime anche se, la maggior parte, in stato di abbandono. Sono le strade che consentono di raggiungere anche gli angoli più remoti del Bel Paese. Bisognerebbe, riclassificarle, riqualificarle e renderle fruibili per i ciclisti e i cicloturisti.

Un piano nazionale di riqualificazione delle strade esistenti accompagnato dalle risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per la segnaletica e per la sicurezza, insieme ad una riforma intelligente del Codice della Strada, otterrebbe risultati sicuramente più immediati, con minore impatto e maggiori ritorni per territori più vasti.

Ben venga il completamento delle ciclovie finanziate e in fase di progettazione, ma per lo sviluppo del Cicloturismo bisogna abbandonare la logica delle opere pubbliche e lavorare sulla riqualificazione della rete esistente e intervenire sulla cultura della condivisione, affrontando in modo appropriato il problema/opportunità della convivenza sulle strade.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Ovviamente tale divieto dovrebbe essere applicato e opportunamente segnalato in quelle strade classificate come “strade ad alta intensità ciclistica” che vanno dalle ciclovie, nei tratti a traffico promiscuo, agli itinerari cicloturistici su strade “condominiali”. Continua a leggere

Valter Ballarini

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Da quando la eBike è comparsa sul mercato il giudizio dei ciclisti è cambiato molte volte. Inizialmente si pensava fosse uno strumento destinato a chi la bicicletta la utilizza solo per spostamenti all’interno delle città. I cicloamatori la detestavano e consideravano gli utilizzatori di eBike dei poveri diavoli, poco dotati fisicamente, lontani anni luce dai miti del ciclismo eroico dei granfondisti e dei bikers. Continua a leggere

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