Andare in bicicletta è la cosa più semplice del mondo e per farlo basta osservare il Codice della Strada del paese dove si pedala. Non c’è bisogno di nessuna patente e, almeno in Italia, non c’è neanche l’obbligo di indossare il casco…

In realtà il Codice della Strada stabilisce delle regole precise (migliorabili di molto) per la circolazione dei velocipedi e per l’equipaggiamento della bici (luci anteriori e posteriori, campanello, giubbetto rifrangente di notte e…. tenere la destra) ma queste, non vengono insegnate, neanche a scuola. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Se vi è venuto in mente di fare un regalo intelligente ai vostri piccoli, figli o nipoti che siano, non fate l’errore di comprare loro delle biciclette con le rotelle. E’ un modo sbagliato di farli avvicinare al ciclismo e, oltre a ritardare l’apprendimento, sono anche pericolose.

Per anni si è passati dal triciclo alle bici a rotelle insegnando ai bambini a pedalare prima di apprendere come stare in equilibrio su due ruote. E’ un approccio sbagliato che oggi è stato superato dalle bici a bilanciamento, senza trasmissione, che ricordano la draisina, la prima bici a propulsione muscolare.

Sul mercato ce ne sono diverse, hanno dei prezzi abbordabili, sono leggere e possono accompagnare il bambino dai 18 mesi fino ai 4 anni e oltre.

Queste biciclette sono pensate tenendo conto dei principi basilari dell’equilibrio: inclinazione e spostamento del corpo, coordinamento con i movimenti del manubrio, utilizzo delle gambe per la propulsione, bilanciamento complessivo del corpo e della bicicletta.

Il bambino prende facilmente confidenza con questi mezzi e inizia la sua avventura di ciclista in autonomia, senza bisogno di insegnamenti da parte degli adulti e senza aiutini.

Quasi tutti i genitori, non si sa perchè (ma forse si), sono terrorizzati dalla possibile caduta dei loro piccoli. In questo modo trasmetto la loro apprensione che, trasferita sui bambini, impedisce loro di fare esperienza come, invece, naturalmente la vivrebbero se non subissero condizionamenti. Stai attento, vai piano, non correre… come se lo stare fermi mettesse a riparo dei pericoli della vita. In realtà questi pericoli si possono evitare solo sapendoli affrontare con consapevolezza.

Con la bici a bilanciamento, togliendo di torno i genitori, togli di torno anche le loro paure, liberando i movimenti del bambino e trasformandoli in divertimento puro.

Essendo prive di pedali trasmettono una naturale fiducia a i bambini che possono tenere i piedi a terra e progredire al ritmo voluto. Bisogna infatti sfatare un luogo comune che afferma che andare in bicicletta è pedalare. Si, anche, certamente, ma il pedalare serve a far muovere la bicicletta in pianura e in salita ma per andare in discesa non serve. Eppure in discesa si va più veloci e lo stare in equilibrio evita di cadere. Paradossalmente più si va veloci e più è facile rimanere in equilibrio. Questo avviene anche in curva poichè, naturalmente, si impara a piegare la bici, quanto basta.

Il movimento per i bambini è il camminare e il correre. Con questo tipo di bici la camminata e la corsa vengono esaltate e ad esse si aggiunge l’equilibrio su due ruote.

Come si inizia ? Prima di tutto bisogna settare la bici posizionando la sella 2/3 m più in basso del cavallo del bambino in modo che possa stare seduto piegando solo leggermente le gambe. Il manubrio deve essere regolato di conseguenza quindi, deve essere alzato degli stessi cm della sella rispetto alla base dei tubi che li contengono.

Completate queste semplici operazioni lasciate che il bambino salga sulla bici e ne prenda confidenza. Non caricatelo delle vostre aspettative, lasciate che impari da solo. Se non lo fa lo stesso giorno che riceverà il regalo, lo farà in seguito, quando voi non ci sarete, lontano dagli sguardi e dalle vostre paure.

Improvvisamente vi accorgere dei progressi perchè sarà lui o lei a mostrarveli.

Queste biciclette possono accompagnare i vostri piccoli anche oltre i 4 anni ma è possibile che, nel frattempo, i piccoli possano imparare anche a pedalare. Perchè questo accada affiancate alla bici a bilanciamento anche una bici a pedali, purchè sia della taglia giusta del bambino (mai troppo grande), sia leggera e senza fronzoli, e che sia priva delle inutili e dannose rotelle.

Inizialmente il bambino userà la bici a pedali come quella senza, procedendo a spinta, poi prenderà dimestichezza anche con i pedali e imparerà a muoversi pedalando. Il passaggio non sarà immediato perchè si passerà attraverso la fase dell’acchiappa pedali in corsa, poi imparerà a spingere su uno dei pedali (a piacimento) per muoversi e, trovando l’equilibrio (che conosce perfettamente), continuerà poi con la spinta dell’altro pedale.

Se seguirete questi semplici consigli rimarrete sbalorditi dei progressi che faranno i vostri bambini. Non dimenticatevi che andare in bicicletta è prima di tutto divertimento. Lasciate che si divertano. Il resto viene da solo.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Sembra proprio che l’ultimo modello di bicicletta, sia essa da corsa, una MTB o una gravel, stimoli nei ciclisti maschi una produzione di testosterone quasi più elevata di quella prodotta da una campagna pubblicitaria come quella della Sloggi del 2010.

Lo affermano alcuni ricercatori olandesi anticipando il risultato di uno studio che mette a confronto gli stimoli provocati dalla vista di una bici sgargiante e di immagini femminili particolarmente provocanti, su un campione significativo di ciclisti di varie nazionalità. Sostanzialmente le reazioni sono molto simili. Questo vuol dire che l’eccitazione che provoca la bicicletta equivale allo stimolo sessuale. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Tutti quanti concordiamo sul fatto che qualsiasi disciplina sportiva debba avere delle regole. Anche le civiltà che si sono succedute nella storia dell’uomo hanno avuto e hanno delle regole in base alle quali è possibile strutturare forme di convivenza e condivisione. Nello sport, senza regole, non ci sarebbero competizioni. E’ giusto quindi che una Federazione nazionale di ciclismo, finanziata dal CONI, si occupi di dettare regole per il ciclismo agonistico. D’altra parte, per entrare a far parte di una delle numerose Nazionali di ciclismo nelle varie discipline strada e MTB, devi essere tesserato FCI.

E’ però meno evidente che la stessa Federazione, che si dovrebbe occupare di sviluppare il Ciclismo agonistico formando campioni e supportandoli nelle attività di preparazione e nelle competizioni, si occupi anche di Ciclismo amatoriale.

Forse perchè il Ciclismo amatoriale è quello dei grandi numeri ? Perchè è quello il settore dove c’è più business ? A pensar male ci si azzecca quasi sempre ma, non voglio pensar male e quindi immagino che l’interesse della FCI per le granfondo e le numerosissime competizioni amatoriali che si svolgono durante l’anno sia dovuto alla necessità di regolare anche questo mondo per tenerlo lontano, ad esempio, dai pericoli del doping, per proteggere e salvaguardare la salute dei ciclisti, per garantire anche nelle competizioni amatoriali quello spirito etico e di sana sportività che caratterizza il mondo professionistico. Certamente sarà cosi.

Quello che appare meno evidente è come mai la FCI si occupi anche di Cicloturismo e di Ciclismo non competitivo, stabilendo regole anche in questo campo.

Per stabilire delle regole è necessario averne titolo e anche conoscere la materia. La FCI sicuramente ha titolo per stabilire le regole del ciclismo agonistico e, sicuramente, ha anche competenze specifiche nel settore.

Viceversa a che titolo la FCI scrive regole anche per il cicloturismo e il ciclismo non competitivo ? e con quale competenza ?

Se andiamo a leggere attentamente le norme attuative del SAN (Settore Amatoriale Nazionale) della FCI per il 2019 dobbiamo prendere atto che la FCI ormai si occupa del Ciclismo a tutto campo e detta regole anche dove non ce n’è bisogno, arrogandosi competenze e prerogative che non ha e che nessuno le riconosce. NORME ATTUATIVE AMATORIALI 2019

Prendiamo ad esempio il mondo delle randonnée. Il concetto di randonnée ciclistica nasce in Italia alla fine dell’ottocento (leggi il post) ma sono i francesi, prendendo spunto da un’impresa audace di un gruppo di italiani che andarono in bicicletta in un giorno, da Roma a Napoli, percorrendo 200 km, che elaborano il format “randonnée” con le “carte gialle” che poi avrà il grande successo planetario che conosciamo. Nasce quindi a Parigi l’ACP (Audax Club Parisienne) che definisce le regole (accettate da tutti) su cui si è sviluppato il movimento. In Italia l’ACP ha delegato l’ARI (Audax Randonneur Italia) per applicare questo regolamento.

Come tutti i regolamenti anche il regolamento ACP e, di conseguenza, anche il regolamento ARI che ha sviluppato una versione italiana autenticata dall’ACP, non sono tavole mosaiche e possono essere modificati e migliorati in base all’esperienza maturata sul campo, all’evoluzione delle tecnologie e alle condizioni a contorno.

Ma chi ha titolo a stabilire nuove regole o a modificare quelle esistenti nel settore delle randonnée se non quelli che le promuovono, le gestiscono e che sono riconosciuti a livello internazionale ?

Che senso ha quindi che la FCI, improvvisamente (nel senso anche di improvvisazione) si occupi di randonnée, che non sono competizioni, di cui non conosce nulla, e che esulano dai suoi compiti istituzionali ?

Fermo restando che non se ne dovrebbe occupare, ma almeno, perchè non si limita a recepire il regolamento ARI/ACP senza introdurre modifiche ?

Mi viene in mente la barzelletta dove: “se un tedesco non conosce una cosa, la studia… se un inglese non conosce una cosa, si informa… se un italiano non conosce una cosa, la insegna…!!!”.

Continuando la lettura delle norme della FCI un’altra chicca è rappresentata dal regolamento relativo alle Ciclostoriche. Bene. L’Eroica e le tante altre manifestazioni che si svolgono ogni anno in Italia non rientrerebbero in questo regolamento per via della lunghezza dei percorsi, per i dislivelli e per altre piccole e inutili prescrizioni che di tecnico hanno poco o nulla.

La stessa cosa vale per le eBike che, poichè a livello di mercato stanno spopolando, sono entrate anch’esse nel regolamento FCI. Leggendo le poche righe dedicate a questi strani oggetti, appare chiaro che vale ancor di più la barzelletta di cui sopra.

Che dire ? In questo modo la FCI sta generando una confusione di cui non si sente il bisogno e che porterà inevitabilmente ad un suo necessario ridimensionamento.

E la Bike Card ? che fine ha fatto ?

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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I benefici che derivano dall’andare in bici sono noti a molti. Un po’ meno lo sono quelli che derivano dall’attività sessuale.

Cominciamo con l’andare in bici.

  • Andare in bici allena il cuore e quindi il sistema cardiovascolare, aiuta a prevenire l’arteriosclerosi e dunque consente un ottimo afflusso sanguigno alle arterie cavernose responsabili dell’erezione.
  • Favorisce il mantenimento del corretto peso, scongiurando il rischio di obesità e diabete.
  • Favorisce il giusto livello di colesterolo.
  • Ha un basso impatto sulle articolazioni, senza sovraccarico per la colonna vertebrale e le ginocchia, come invece avviene nella corsa, perché il peso viene scaricato attraverso la bicicletta, fatto importante per chi è sovrappeso.
  • Pedalare all’aria aperta attiva la vitamina D che ha importanti funzioni ormonali e soprattutto nelle donne migliora il metabolismo delle ossa.
  • La bici non allena solo i muscoli delle gambe come comunemente si pensa. Certamente polpacci e quadricipiti lavorano di più, ma dalle spalle agli addominali e tutta la muscolatura del corpo viene migliorata, grazie all’impegno necessario per mantenere la postura corretta.
  • Toccasana anche per il cervello, in particolare se l’attività si svolge in gruppo, può aiutare a socializzare evitando l’isolamento e la depressione. 
  • Permette la produzione di endorfine, ormoni definiti oppiacei endogeni che attenuano fatica e dolore e hanno un effetto positivo sul tono dell’umore.

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Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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L’Umbria, il cuore verde d’Italia, è una regione bellissima dove l’arte, la storia, la cultura, l’enogastronomia e le tradizioni fanno parte di uno stile di vita invidiabile, in una dimensione temporale dilatata.

Per scoprire le meraviglie di questa regione il modo migliore è quello di percorrerla in bicicletta, con qualsiasi bicicletta, e in qualsiasi periodo dell’anno.

L’ARI (Audax Randonneur Italia) e il Consorzio regionale Umbria & Bike hanno siglato un accordo per realizzare dei percorsi permanenti destinati al mondo dei randonneurs e, più in generale, a tutti i cicloturisti italiani e stranieri innamorati del nostro paese.

Si tratta di un esperimento che sta riscuotendo un notevole successo in quanto coniuga intelligentemente l’esperienza dei randonneur e le esigenze di coloro ai quali piace andare in bici alla scoperta del territorio, supportati da un Tour Operator (percorso in più tappe, trasporto bagagli, assistenza tecnica ecc.).

Infatti la regione è stata suddivisa in 4 quadranti, corrispondenti ai punti cardinali, dove sono stati disegnati 4 percorsi ad anello di 200 km ciascuno a cui se ne aggiunge uno centrale, sempre di 200 km, che rappresenta una sintesi degli altri.

In questi 5 anelli (Nord, Sud, Est, Ovest + Centro) ogni anno vengono organizzate da ASD aderenti all’ARI, selezionate dal Consorzio, 5 randonnée (certificate ACP) inserite nel calendario ARI e che valgono come prove del Campionato Nazionale.

I percorsi sono stati strutturati ed attrezzati anche come “percorsi permanenti” in quanto, oltre ad essere utilizzati in occasione delle randonnée nelle date del calendario, sono percorribili in autonomia in qualsiasi giorno dell’anno in base al regolamento specifico dell’ARI (più rilassato, in quanto può essere percorso in un lasso di tempo più lungo rispetto ai limiti imposti dai regolamenti internazionali delle randonnée).

Per consentire a tutti i randonneur di viversi l’esperienza del “brevetto permanente” in autonomia, il Consorzio, insieme alle ASD organizzatrici degli eventi, hanno individuato lungo i vari percorsi, delle strutture commerciali (bar e ristoranti) che svolgono il ruolo di Rando Point dove è possibile certificare il passaggio.

Mentre le randonnée ufficiali prevedono necessariamente dei punti precisi dove avviene la partenza e l’arrivo, i brevetti permanenti possono essere conseguiti partendo da uno qualsiasi dei Rando Point presenti lungo il percorso scelto. Tutte le informazioni si possono trovare nel sito www.randoumbria.it.

Ovviamente queste opzioni sono riservate ai randonneurs, a quei ciclisti che sono in grado di percorrere i 200 km nei limiti imposti dai regolamenti.

La novità sta nel fatto che il Consorzio Umbria & Bike, in collaborazione con il Tour Operator Dreavel, ha progettato dei pacchetti turistici riservati a quei cicloturisti che vogliono viversi la stessa esperienza dei randonneurs, sugli stessi percorsi, ma in una modalità ancora più rilassata, suddividendo ogni anello di 200 km in 3 o 6 tappe con pernottamento in strutture selezionate, trasporto bagagli da struttura a struttura, e accompagnamento da parte di guide cicloturistiche certificate e pulmino al seguito per assistenza tecnica.

In questa modalità è possibile visitare i numerosissimi punti di interesse disseminati nel territorio che si attraversa, sostare per ammirare i panorami, per rilassarsi e per degustare le prelibatezze locali per poi concludere la tappa in tempo per potersi godere un tuffo in piscina, una sauna o un massaggio prima della cena.

Molti Tour Operator, prevalentemente stranieri, offrono pacchetti turistici di questo tipo, ma la novità della proposta umbra sta nel fatto che i percorsi selezionati da Umbria & Bike con ARI, sono stati testati dai randonneurs e non da semplici guide locali improvvisate, e rispondono a dei criteri di massima fruibilità di un patrimonio materiale e immateriale molto vasto ed articolato.

La proposta, oltre ai cicloturisti stranieri attratti dal Bel Paese, è rivolta anche a quei ciclisti e randonneurs che voglio condividere la propria passione anche con i propri partner, i familiari e gli amici, per far assaporare loro la bellezza di un viaggio in bicicletta, alla scoperta di un territorio pieno di fascino.

Altro particolare di non poca importanza è che le varie tappe (che variano dai 35 a 70/100 km giornalieri) possono essere percorse anche con le eBike, la cui autonomia è sufficiente per coprire queste distanze.

Guarda la brochure: Rando Umbria – Proposte Dreavel (TO)

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Andare in bici quando piove piace a pochi. La maggior parte dei ciclisti teme la pioggia. Vige questa regola: se si mette a piovere mentre stai pedalando, non puoi farci niente, ma se sta già piovendo, non si parte.

Eppure tutto dipende da come affronti una giornata piovosa: tutto può sembrare grigio e noioso oppure decidi di vivere “serenamente” la “bella giornata di pioggia” che ti si presenta. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Per prima cosa è bene consultare il sito www.6p6.bike nel quale si possono trovare tutte le informazioni sull’organizzazione e le locations.

In questo articolo cercherò di illustrarvi le ragioni che potrebbero spingervi a fare la pre-iscrizione a partire dal 1 novembre per garantirvi la possibilità di confermarla entro il 30 dicembre.

E’ infatti molto importante prendere una decisione al più presto perché il numero chiuso di 200 posti disponibili non è un escamotage degli organizzatori per spingervi a prenotare, ma un limite imposto dalla disponibilità di posti sulla nave da Cagliari a Palermo.

Evidentemente questo, oltre ad essere un vincolo per gli stessi organizzatori (il cui budget è necessariamente pre-determinato), è anche un vantaggio per tutti perché in questo modo si possono programmare e offrire servizi molto più accurati e di qualità.

Veniamo però alle note dolenti. Il costo di iscrizione di 400 € è infatti apparentemente elevato.

Facendo però le giuste considerazioni è più che corrispondente ai servizi offerti.

Infatti, la tipologia del brevetto 1200 km (unico nel suo genere e fuori standard) diviso in due 600 km + pernottamento in nave, con la partenza notturna a Cagliari, permette a tutti i partecipanti di programmare una sola sosta di recupero (notturna) presso una struttura (con brandine e servizi) a Dorgali in Sardegna e, dopo la traversata in nave e la partenza mattutina a Palermo, una sola sosta analoga in Sicilia con gli stessi servizi.

Questo significa che i randonneur, una volta partiti da Cagliari, non avranno bisogno di nulla che non sia compreso nel costo di iscrizione, a meno che non vogliano optare per un livello di servizi superiore a quello standard garantito a tutti.

Comunque sia, anche i servizi aggiuntivi saranno offerti dagli organizzatori nella formula “all inclusive” scegliendo le opzioni sul sito al momento dell’iscrizione definitiva.

In realtà il costo dell’iscrizione non è quello determinante per la scelta perché bisogna considerare i costi di trasferimento a Cagliari all’andata e quelli di rientro da Palermo. Per fortuna sia Cagliari che Palermo sono località facilmente raggiungibili sia con la nave che con l’aereo, ma sono questi i costi che incidono di più.

D’altra parte anche Parigi, Madrid, Londra, Milano, Roma, Bormio… bisogna raggiungerle in qualche modo…, quindi, i costi da sostenere sono assolutamente allineati se consideriamo anche la mini crociera (con cabina + cena + colazione) in nave da Cagliari a Palermo compresa nel prezzo.

Comunque sia, per partecipare ad una ultra maratona ciclistica è necessario preventivare un budget rapportabile almeno a quello di una vacanza.

Questa considerazione se vale per gli Italiani, ha ancora più senso per gli stranieri che devono organizzarsi per raggiungere l’Italia.

Quindi non è il costo che fa la differenza ma l’unicità e l’attrattività dell’esperienza che si propone. In questo caso si tratta di fare un viaggio nelle due isole maggiori del Mediterraneo con un approccio più mirato alla scoperta di luoghi, paesaggi, odori e sapori che alla prestazione sportiva.

Il fatto che il super brevetto IGT sia suddiviso in due brevetti ACP e che “tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare…”, consente ai randonneurs di prendersi tutto il tempo a disposizione (40 ore) per viversi la Sardegna (la nave parte la sera ed è inutile arrivare prima a Cagliari) e poi decidere come viversi la Sicilia, correndo per prendere il traghetto che vi riporterà a casa la sera, o arrivare entro le 40 ore per poi pernottare a Palermo e, il giorno seguente, visitare la città e i suoi meravigliosi dintorni.

Partecipare alla 6+6 Isole è anche acquisire uno dei 4 superbrevetti dell’Italia del Grand Tour, il progetto dell’ARI che consente ai randonneur di tutto il mondo di visitare l’Italia in bicicletta partecipando ogni anno ad uno dei grandi eventi programmati.

Ci sono già alcuni randonneurs che hanno completato negli anni passati gli altri 3 super-brevetti e, molti altri ne hanno conclusi almeno altri due.

Partecipare nel 2019 alla 6+6 Isole significa quindi contribuire a far crescere un progetto italiano che promuove l’Italia in tutto il mondo, potendo sfidare qualsiasi altra manifestazione internazionale come anche la Parigi Brest Parigi che si disputerà sempre nel 2019 ad agosto.

Ovviamente la PBP ha un grande fascino per i randonneurs di tutto il mondo non perchè il percorso sia il più bello o perchè l’organizzazione sia migliore. Semplicemente perchè i francesi sono molto più bravi degli italiani a vendere i loro prodotti.

I 4 superbrevetti dell’Italia del Grand Tour sono di gran lunga più belli e affascinanti della PBP anche perchè: la quantità quasi mai fa la qualità.

 

Valter Ballarini

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Per anni i “puristi” del ciclismo agonistico hanno snobbato queste biciclette dalla forma strana, comparse sul mercato a coprire uno spazio destinato a coloro che la bicicletta l’hanno sempre vista come uno strumento di tortura o, al massimo, come mezzo per la mobilità urbana.

Oggi questo atteggiamento è profondamente cambiato e c’è una rincorsa all’ultimo modello costosissimo di bici a pedalata assistita che, nel frattempo, è stata interessata da una evoluzione di forme e di performance che non ha uguali nella storia della bicicletta.

E’ sempre più difficile distinguere una “assistita” da una “muscolare” (così vengono chiamate le due tipologie) perchè le linee sono state ammorbidite, le batterie integrate nei telai e i motori resi quasi invisibili nei movimenti centrali. Continua a leggere

Valter Ballarini

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Che differenza c’è tra l’eroismo e l’audacia ?

Apparentemente sembrerebbero la stessa cosa ma, a pensarci bene…

Si è eroici quando si compie un’impresa con coraggio e determinazione (inseguendo un fine).

Si è audaci quando si affronta una sfida semplicemente per superare dei limiti (senza un fine preciso).

I gesti eroici sono volontari ma, spesso, anche involontari. Si può essere eroici non volendo (come molti dei soldati della prima guerra mondiale e di tante altre guerre), si può anche esserlo per altruismo e per un ideale da difendere o affermare. In molti casi, lo si fa per passare alla storia. Un eroe è tale perchè ha compiuto un gesto o un’impresa condivisa o, almeno, riconosciuta dagli altri.

Invece, le imprese audaci si compiono prima di tutto per sé stessi, per provare a superare i propri limiti o per conoscerli. Non ci sono motivazioni ideali che spingono l’audace a compiere un’impresa e tantomeno premi e riconoscimenti.
L’audace non ha bisogno degli altri. Anzi, molto spesso l’audace viene considerato dagli altri un irresponsabile che fa cose (pericolose) senza senso (comune). Continua a leggere

Valter Ballarini

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