All’inizio di questo 2020 ho scritto, senza pubblicarlo, questo articolo per il blog in cui parlo di ciò che informa il mio lavoro e, prima ancora, la mia vita. Lo pubblico oggi perchè, con ciò che stiamo vivendo, le considerazioni in esso contenute sono più che mai attuali.

Come più volte affermato in questo blog, ritengo fondamentale mantenere una visione d’insieme dell’individuo, della salute, conoscere prima di ogni altra cosa come funziona il nostro organismo, non soltanto sotto l’aspetto fisico, ma anche e soprattutto psichico, emotivo, energetico, spirituale.

Credo anche che sia essenziale porsi delle domande rispetto a chi siamo veramente e quale sia lo scopo di questa nostra vita, acquisire una consapevolezza che corrisponda ad un ascolto attivo, continuo, di noi stessi e della natura di cui siamo parte, prestando attenzione a tutto ciò che ci circonda e, in fine, sviluppare il senso di responsabilità. 

Tutto ciò mantenendo un atteggiamento di meraviglia, entusiasmo, gratitudine di fronte al continuo spettacolare miracolo che è la vita. 

Lo avevo lasciato in bozza, dando la precedenza ad altre priorità.

Rileggendolo ora ci colgo un qualcosa di profetico, soprattutto quando parlo della questione del “tempo”.

Un tempo che il coronavirus ha magicamente generato

No, soltanto “svelato“. 

Quel tempo è sempre stato lì, presente e disponibile, ma che noi non percepivamo, travolti dalla frenesia della vita che ci siamo creati, scambiandola e vivendola come fosse la “vera” vita. 

Questo meccanismo lo attiviamo passivamente e automaticamente per tanti altri aspetti della nostra vita, rischiando di farcela sfuggire di mano. 

Ecco che il coronavirus ci offre questa straordinaria occasione: renderci più lucidi, capire cosa c’è che non andava in quella che chiamavamo normalità, capire chi siamo, dove stiamo andando, fermarci ad ascoltare in silenzio, ristabilire la scala delle priorità, capire quali cambiamenti apportare per esprimere la nostra autentica essenza e vivere la vita con pienezza, onorandola ogni singolo momento, con gratitudine. 

Non mi corrisponde, di questo nostro sistema che si occupa di salute, la mancanza pressoché totale di “ascolto” globale nei confronti dei pazienti.

Per globale intendo non soltanto l’ascolto relativo all’aspetto che riguarda la manifestazione del sintomo, quindi l’attenzione all’organo correlato, alla malattia, secondo quella che chiamiamo visione meccanicistica, ma l’attenzione, quindi l’ascolto, che dovrebbe essere piuttosto della persona nella sua interezza, secondo quella che è la visione olistica, soprattutto  la valutazione dell’aspetto psicologico, che ci permette  di resistere rispetto ai fattori esterni (resilienza). 

Manca totalmente questo tipo di approccio, primo perché manca proprio la cultura che  prevede una visione d’insieme dell’individuo (olistica appunto), inteso come microcosmo, inserito ed interagente con un macrocosmo, secondo perché un simile approccio richiede del “tempo” da dedicare.

Troppo “tempo“.

Certamente più “tempo” rispetto alla semplice e veloce prescrizione (o dispensazione!!) di qualche rimedio, conseguente ad un’interazione con il paziente (paziente/cliente…) di qualche minuto, superficiale, distratta e ansiogena.

Occupandomi di salute, essenzialmente nella delicata e decisiva fase della prevenzione, dopo tanti anni di studi, ricerca, esperienza clinica, trovo più rispettoso ed efficace e anche spontaneo, dopo aver favorito un atteggiamento il più possibile rilassato, pacificando la mente predisponendola all’ascolto, favorire l’auto-ascolto dell ‘individuo, guidandolo, anche nell’aspetto dell’informazione consapevole, facendogli ri-scoprire come funziona il suo sistema mente/corpo, i segnali che gli invia quando sta allontanandosi da quell’equilibrio che corrisponde alla salute, rendendolo così in grado di modificare ” la rotta” e ripristinare quell’equilibrio stesso.

Tutto questo l’ho esplicitato nel “trattamento depurativo integrato“,  che ho ideato, e che rappresenta la sintesi di questo modo di intendere l’individuo e la salute.

La salute intesa, però, come definita già dall’OMS: stato (o meglio processo) di completo benessere fisico, psichico e sociale, non soltanto assenza di malattia. 

La salute intesa come stato d’animo, oltre che stato biologico, in cui l’individuo si sente in grado di realizzare i propri progetti nella vita con un senso di libertà, amore e felicità.

È con questo approccio che si diventa capaci di attingere a quell’intelligenza innata che favorisce i processi di guarigione e di rigenerazione. 

Un approccio che richiede certamente più “tempo” da dedicare.

Come possiamo intervenire sul processo dinamico della salute, se non sappiamo come funziona il nostro meraviglioso unico e irripetibile organismo in ogni suo aspetto di essere multidimensionale (non di semplice macchina biologica) ? 

Dobbiamo prendere coscienza del fatto che ogni minima interazione del nostro sistema mente/corpo, a partire dal cibo che ingeriamo, ma anche e soprattutto come lo ingeriamo, dalla modalità con cui sappiamo affrontare ciò che viene definito come stress, da come gestiamo le nostre emozioni, da come prendiamo conspevolezza del ritmo e della profondità della respirazione, della qualità del sonno, ecc, tutto questo provoca una risposta fisiologica in grado di modificare macroscopicamente la nostra salute.

Soltanto con la conoscenza di tutto questo, che non corrisponde alla semplice acquisizione passiva e sterile di nozioni, con consapevolezza e senso di responsabilità, possiamo acquisire quella capacità di innescare il cambiamento autentico che, passo dopo passo, conduce nella direzione di un percorso di vera guarigione.

Quello che si scopre, alla fine, è che quel “tempo”, che inizialmente sembrava mancare, lo si ritrova totalmente guadagnato. 

Perché non c’è niente di più importante e sacro del tempo dedicato a capire come funziona e in che modo possiamo mantenere in equilibrio quello straordinario sistema integrato corpo, psiche, anima, emozioni che noi siamo, onorando in questo modo il miracolo che è la vita.

La chiave di volta, a mio avviso, è data dalla ri-acquisizione della  capacità di prestare “attenzione” costantemente a ciò che accade, prima di tutto, dentro di noi, avvalendoci anche delle pratiche meditative, che favoriscono la connessione con la nostra essenza più profonda.

Spegnere il rumore esterno per mettersi all’ascolto dell’universo che è dentro di noi. 

Prendiamo coscienza del fatto che il nostro organismo rappresenta una rete psicosomatica, dove, se il flusso di informazioni e di molteplici circuiti di feedback è regolare, armonico, non ostacolato dai nostri comportamenti non consapevoli e poco responsabili, garantisce un continuo equilibrio (omeostasi) che corrisponde alla salute. 

Questa è la forza, la capacità innata del nostro complesso mente/corpo, che dobbiamo soltanto riscoprire.

Le “prove” possiamo sperimentarle proprio su di noi, trasferendole poi per osmosi e facendo da modello a chi sta intorno a noi, osservando che non soltanto la nostra salute psichica, fisica, mentale è migliorata, ma anche le nostre relazioni, la nostra vita intera, in ogni suo aspetto. 

La medicina come la conosciamo noi, sta dimostrando di non essere più all’altezza e in grado di risolvere i problemi che si stanno presentando. 

Deve trasformarsi e abbandonare l’approccio limitato, frammentario, meccanicistico, diventando integrata, umanizzata, personalizzata, olistica e quantistica, sì perché non possiamo continuare a negare la nostra natura energetica e che, quindi, la malattia e la salute sono frutto dello stato energetico, come peraltro le antiche medicine orientali sanno da millenni. 

L’aspetto della prevenzione deve essere prioritario, l’ascolto, l’accoglienza, la valutazione dell’aspetto psicologico, il ruolo delle emozioni, dell’alimentazione, della respirazione corretta, del movimento fisico, la possibilità di “cucire” una terapia su misura per quel soggetto, attingendo prioritariamente ai rimedi naturali, quindi rivalutando la medicina cosiddetta non convenzionale, considerata una parte sottostimata delle cure mediche: medicine tradizionali, cinese, ayurvedico, agopuntura, come pure gli approcci a mediazione corporea: fitoterapia, omeopatia, Aromaterapia o quelli a mediazione energetica. 

Forse è questo il momento giusto per avviare il cambio di paradigma, ri- considerare l’essere umano, come dimostrano le ricerche degli ultimi decenni, non solo come sede di processi biochimici e molecolari, ma prima di tutto di fenomeni energetici, biofisici, vibrazionali. 

La “coscienza” appare essere sempre di più il fattore unificante sotteso a biologia, biochimica, biofisica e piano animico. Una coscienza in grado di orchestrare qualcosa che la mente razionale non può concepire

Ecco che allora  può avvenire il passaggio verso una medicina in grado di considerare tutti questi aspetti, dove, alla fine, la guarigione assume il significato di allineamento con quella coscienza intelligente, senza tempo e senza spazio, come peraltro tramandato dall’antica sapienza millenaria vedica e di altre antiche filosofie e che la meccanica quantistica sta confermando.

Consapevoli del fatto che la guarigione scaturisce sempre da un livello di organizzazione più alto e qualsiasi terapeuta o rimedio o tecnica non assume altro che il ruolo di “facilitatore” . 

Medicus curat, natura sanat. 

Non è un’utopia, i segnali ci sono, per chi sa coglierli, e questo è il TEMPO.

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Ho scritto molto sull’importanza di sviluppare, oltre alla conoscenza, una consapevolezza che ci possa guidare nella direzione giusta nello strutturare giorno dopo giorno la nostra vita e la nostra salute.

Tuttavia mi rendo conto che questo meccanismo, chiamiamolo virtuoso, non può innescarsi soltanto perché c’è qualcuno che ci invita a farlo per il nostro bene, né è possibile acquisire gli strumenti necessari, magari attraverso corsi, seminari, ecc., se prima non scatta qualcosa di importante dentro di noi.

Senza il famoso “click interiore” non può accadere nulla, o se accade è soltanto qualcosa di temporaneo, un’illusione, non il “cambiamento” autentico che ti mette su quel cammino dal quale non è possibile tornare indietro: il cammino che ti porta a ritrovare il tuo “es” e ad essere libero.

Questi giorni, stando a contatto con il pubblico per via del mio lavoro in farmacia, sto assistendo a qualcosa che stimola ancora di più le mie riflessioni, la mia ricerca interiore, le tante domande che mi pongo quando osservo certi comportamenti, primo tra tutti il mio.

La prima fortissima sensazione è senza alcun dubbio quella associata alla paura.

In realtà la paura la percepisco sempre in ogni momento, ma ora è ancora più evidente perché le paure di ogni singolo individuo si sommano dando vita ad una paura collettiva che diventa qualcosa di indefinito e che si trasforma in angoscia. La paura in questi giorni è senz’ altro la protagonista assoluta.

Le persone sono in cerca, e capisco benissimo, al di là del disinfettante per le mani, delle mascherine, e di sistemi di difesa a cui aggrapparsi, di quel qualcosa che possa sollevarle dalla morsa della paura.

Il coronavirus produce un’infezione respiratoria che, proprio per la paura diffusa che genera, prima ancora di contagiarti genera una sorta di mancanza d’aria.

Quando la paura diventa cronica, avvengono nel corpo, e prima nella mente, delle modificazioni biochimiche per cui il respiro diventa corto, le cellule (tutte!) non ricevono più il giusto apporto di ossigeno e sostanze nutritive, il cuore comincia a battere con maggiore frequenza, ti senti  letteralmente “soffocare”, inevitabilmente cominci a visualizzare sale di rianimazione e intubamenti vari.

I pensieri di preoccupazione diventano così incalzanti  che ti si annebbia  la mente e cominci a perdere la lucidità, tutto il corpo si irrigidisce, ogni muscolo resta in tensione in modo cronico, con tutte le relative conseguenze.

La confusione dentro di te è tale per cui non riesci a capire, a ri-connetterti con il “dentro di te” e a “sentire” qual è la giusta direzione da seguire in quel momento. Insomma prima resti totalmente in balia del te stesso impaurito, e poi degli altri, cioè è avvenuta la trasformazione in “automa“, segui il flusso….ma non il tuo, quello del Noi.

A questo punto però, se si riescono a prendere le distanze (e non mi riferisco al metro di distanza obbligatorio da mantenere per evitare il contagio!), cioè si rimane ad un livello (mentale!) soltanto di osservazione distaccata si riesce ad acquisire una prospettiva diversa, una lucidità e quindi una centratura che ci protegge dall’essere travolti dal flusso esterno spaventoso e devastante.

A me aiuta tantissimo la respirazione che mi permette di innescare facilmente il passaggio dal fuori al dentro di me….e posso farlo in qualsiasi momento, purché abbia la “consapevolezza” del mio essere “fuori” e la motivazione per “rientrare”.

In questo modo posso sicuramente essere più efficace nello svolgere il mio lavoro che punta sull’interazione empatica, sull’ascolto, sull’informazione, sul facilitare il famoso click interiore, senza trascurare tuttavia l’aspetto più tradizionale della mia professione.

L’osservazione, come dicevo, parte prima di tutto da me stessa.

Gli effetti del corona virus sono evidenti. Della paura ho parlato. C’è desiderio di certezze, di essere rassicurati, di avere buone possibilità di uscire indenni da questa nuova minaccia.

Siamo sicuri che sia possibile ?

Penso ormai di aver acquisito il concetto che l’unica certezza che ho è quella dell’incertezza.

Riuscire a riconoscere l’incertezza come tua amica, come potenziale da cui poter trarre tutto ciò che di meglio esiste, non è il risultato di un atteggiamento delirante o isterico, ma di anni di ricerca interiore, di confronto, di osservazione, di allenamento, di periodi di confusione (come questo!!), di domande (senza risposta!) su chi sono veramente, dove vado, sul senso di questa esperienza terrena, di sofferenza, di ego, di tentativi tuttora in corso di demolizione dell’ego….e tante altre cose ancora.

Come faccio ad esserne così “sicura”? Sicura che l’unica certezza sia l’incertezza ? E… riuscire a rimanere serena ?

L’unica risposta autentica che posso dare è: sono sicura perché “sento” che è così.

L’obiezione razionale che viene spontanea è che già affermando di essere ” sicura” sto contraddicendomi….

Come faccio ad essere sicura se la sicurezza e’ nell’insicurezza ?

Certo… ma questo è un approccio lontano dal “sentire ” che intendo….

E quel “sentire” non è possibile tradurlo in parole. C’è e basta. Mi “affido” alla sensazione che mi suscita.

Una sensazione di quiete, pace, di comodità, ma non solo dal punto di vista emozionale, mentale, anche fisico, perché il cuore mantiene un giusto ritmo, ogni muscolo del corpo è rilassato, l’energia aumenta.

Magari poter stare continuamente in questo “stato”…!!!

A volte però, perdo “l’attenzione”, e  scivolo di nuovo nel fuori di me, e subisco l’effetto “frullatore“:  il coronavirus ci sterminerà, ma no, non è così letale, è tutta una bufala per renderci schiavi, no è letale, uccide anche i giovani, è come l’influenza ma molto più contagioso, non è come la semplice influenza e’ molto peggio, il virus sta diventando più aggressivo, coronavirus come “cavallo di Troia”, se rispetti le regole salvi te stesso e tutta la comunità, la vitamina C ti salva dal virus, guarda che ogni minuto il tuo organismo combatte con un virus, un batterio, un oncogeno, sii rispettoso del tuo sistema corpo/mente, ma ogni momento della tua vita, non soltanto ora che hai paura di perderla, il coronavirus galleggia nell’aria fino a 20/30 minuti, complotto da coronavirus, morti in quantità, si sono inventati sia il numero dei contagiati sia i tanti morti, costretti in casa a fare i conti con se stessi, con i figli, con il partner, meglio piuttosto  esporsi al contagio e ai corrispondenti rischi, le case si trasformano in prigioni, ma per alcuni diventa un’occasione di ri-acquisizione  del proprio “tempo”, della possibilità di dedicarsi a tutto ciò a cui avevi rinunciato per mancanza di quel tempo, anche cose banali, ma che facilitano la connessione con te stesso, no,  questo è un sequestro di 60 milioni di italiani, i medici intervistati sulla devastante situazione non sono medici sono attori ingaggiati per ingannarti, denunciamo per procurato allarme, andiamo tutti a Bergamo a protestare, questa situazione surreale ci fa sviluppare nuove connessioni neuronali,  …. potrei continuare all’infinito.

Se riusciamo ad osservare con distacco, in assenza di giudizio, la nostra reazione psicofisica  (paura, incredulità, ansia, dubbio, panico, tachicardia, tensione muscolare, pace, serenità …) nel leggere le frasi precedenti, che sicuramente sono arrivate a ciascuno di noi in questi giorni da ogni dove, ecco, io credo che questo possa aiutare nel cammino della consapevolezza, a cercare e trovare nel profondo di noi stessi non tanto una verità, perché la verità non esiste in assoluto, ma quel “sentire” di cui parlavo precedentemente, quel qualcosa che, miracolosamente, spegne tutti  i rumori esterni, tutto il chiacchierio esterno, che poi è la proiezione del tuo chiacchierio interno, e finalmente raggiungi quel “luogo ” silenzioso, dove c’è TUTTO perché non c’è NIENTE.

Alla fine raggiungi quella consapevolezza che nel “frullatore”, se permetti, posso pure decidere di non entrare, di restare in osservazione mantenendo il più possibile la lucidità, cercando di mantenere sempre una visione d’insieme, una visione da ogni possibile angolazione, una visione sempre laterale, comportandomi di conseguenza.

Coronavirus o no continuo ad onorare questa vita che mi è stata concessa, con gratitudine, “fidandomi” delle mie intuizioni, che non è detto siano giuste, ma va bene lo stesso, seguendo il flusso, ma quello “cosmico” , il cosmo (macro!) di cui io rappresento una piccolissima parte (micro!), cercando e riuscendo a trarre il meglio da ogni situazione.

Attualmente siamo facilitati, vediamola così, abbiamo tutto il tempo (mica è così scontato!) per starcene in silenzio, anche chi abita in città può godere del silenzio esterno, si ri-sente soltanto il canto degli uccellini, la presenza della natura, fondamentale per il nostro equilibrio psicofisico, ora si percepisce pure in città.

Vista così, almeno questo, “sembra” un effetto positivo.

Lo è, chi può negarlo….?

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Esiste una relazione, una unione inestricabile tra corpo e anima (mente), che si esplicita attraverso un legame biochimico. 
Le emozioni che ne scaturiscono hanno un ruolo fondamentale nella salute e nella malattia.
Ciò propone una nuova visione dell’organismo umano come rete di comunicazione, dalla quale deriva una nuova definizione di salute e malattia, tale da conferire agli individui una nuova responsabilità e un maggior controllo sulla propria salute, quindi sulla propria vita e sul proprio destino. Questo il nuovo paradigma.

Di tutto questo, possiamo esserne testimoni ogni momento, se soltanto fossimo più attenti e non lo dessimo per scontato.

Chi tra noi non ha provato uno stato di malessere (mal di stomaco, accelerazione del battito cardiaco, ecc) conseguente  ad esempio ad un litigio?  Una reazione, cioè, che si manifesta a livello del corpo fisico conseguente ad una emozione causata da uno stimolo esterno, in questo caso negativo. Allo stesso modo come dimenticare l’emozione e la sensazione di “farfalle nello stomaco ” o di “tuffo al cuore” causato dalla sola visione del/la nostro/a innamorato/a?  

Nella nostra cultura, la scienza e quindi la medicina (occidentale, allopatica) ha cercato sempre di negare l’importanza dei fattori psicosomatici (psiche=anima, soma= corpo), in quanto fenomeni non tangibili, impalpabili, così come il loro ruolo nella malattia. 
In realtà, tutte le malattie, anche quando non hanno una base psicosomatica, presentano comunque una componente psicosomatica ben precisa.

Sono le emozioni ad unire la mente (l’anima…) al corpo e sono state individuate quelle molecole corrispondenti alle emozioni, che sono strettamente connesse alla fisiologia del nostro corpo. 

Avviene così, quindi, il passaggio dalla visione meccanicistica, riduzionista dell’individuo (il corpo è una macchina, risultante dall’assemblaggio di pezzi tra loro separati, non connessi e indipendenti dalla mente, in cui le emozioni  non hanno alcun ruolo o legame con il corpo), alla visione olistica dell’individuo, come un sistema integrato di mente (anima…) che attraverso le emozioni è collegato al corpo fisico.

Questo sistema di comunicazione è una dimostrazione dell’intelligenza dell’unità mente/corpo, un’intelligenza talmente sviluppata ed evoluta da ricercare costantemente il benessere e tale da poter garantire potenzialmente la salute e l’assenza di malattia.

Come già detto, la scienza non ammette l’esistenza di ciò che non è possibile misurare. Essendo considerate entità, anzi ” non entità “, la mente, le emozioni, l’anima non sono mai state prese in considerazione in riferimento alla salute e alla malattia. 

La vera svolta in questo senso è avvenuta con la scoperta scientifica di quello che un tempo era considerata una “non entità ” e cioè l’esistenza del recettore. Quella molecola grazie alla quale, tra l’altro,  possiamo dimostrare il funzionamento dei farmaci.

I RECETTORI

I recettori sono molecole distribuite in lungo e largo nel nostro corpo, cervello compreso,  che, attivate da specifici leganti,  danno il via ad una serie di attività che, su una scala più globale, si traducono in vistose modificazioni nel comportamento, nell’umore, nell’equilibrio dei nostri organi. Rappresentano le basi molecolari delle emozioni.

L’esempio è quello del recettore per le endorfine (droga endogena), quelle sostanze prodotte dal nostro organismo, per esempio durante l’attività fisica o l’attività sessuale, collegate alla sensazione di piacere sia fisico che mentale. Lo stesso recettore al quale si legano le droghe esogene, sintetiche  (morfina, eroina..) producendo le stesse sensazioni di piacere, ma contemporaneamente devastanti per l’organismo, come tutti sappiamo. 

L’emozione è l’equivalente della droga, infatti entrambi sono leganti che si fissano sui recettori dell’organismo.

Il ricordo e il rendimento della memoria sono influenzati dal nostro stato d’animo. Quando siamo di ottimo umore tendiamo a ricordare meglio le esperienze emozionali positive e quelle negative quando siamo di cattivo umore. Questo spiega il comportamento più altruistico e gentile nei confronti del prossimo quando siamo di buon umore, così come tendiamo a ferire il prossimo quando siamo di cattivo umore. 

Il legante quindi è portatore di un messaggio, che trasmesso all’interno della cellula ne modifica lo stato. Ciò si svolge simultaneamente in tutte le parti del corpo e del cervello in modo coerente e armonioso rendendo possibile la vita dell’organismo in salute. 

L’approccio olistico alla salute si basa proprio su questo concetto di visione d’insieme del sistema mente(emozioni)/ corpo, sistema altamente intelligente: 
capire come le emozioni agiscono sul nostro corpo, quale ruolo hanno sul piano della salute; 
scoprire come attingere a quell’intelligenza che lega e coordina le emozioni al corpo, attingere quindi ai meccanismi naturali di autoguarigione e rigenerativi, lasciandola lavorare senza intervenire; 
scoprire il modo per favorire la produzione di “droga” endogena, di attivare quelle vie già presenti nel nostro organismo, che possono facilitare il percorso di benessere fisico e mentale, di facilitare esperienze di piacere intenso, estatiche, correlate alla capacità intrinseca di espansione della coscienza. 

Ogni ciclista “consapevole “, che conosce il proprio sistema mente/corpo ed è in modalità “mindfulness”, cioè attento a se stesso, sperimenta questo tipo di esperienza durante e dopo i suoi viaggi in bicicletta. (leggi il nostro libro “la felicità in bicicletta“). Si, perché questo meccanismo non produce soltanto effetti immediati, ma effetti che durano nel tempo e che contribuiscono giorno dopo giorno a strutturare positivamente la propria salute. 

Ogni volta che proviamo un’emozione, proviamo a non subirla automaticamente, restiamo presenti a noi stessi, restiamo in ascolto consapevole e non giudicante, osservando ciò che quella emozione sta provocando a livello di ciascuna cellula del nostro organismo. Inizia così, con un piccolissimo passo, il cammino verso la ri-acquisizione della centralità rispetto alla nostra salute.

È così che possiamo intervenire consapevolmente e responsabilmente sul processo dinamico della salute, correggendo eventuali deviazioni che ci stanno allontanando da quell’equilibrio che corrisponde alla salute.

Perché se arrabbiarmi mi fa star male e ne sono consapevole, quando mi si ripresenterà quel tipo di esperienza, posso scegliere di allontanarmi da quell’emozione negativa, perché so che altrimenti avrà inevitabili conseguenze, anch’esse negative, sul piano della salute.

Daniela Angelozzi

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Ieri, casualmente, ma non a caso, io e Daniela, a Chiessi, nell’isola d’Elba, abbiamo incontrato Pierluigi Costa e Lionel Cardin, i due “messaggeri del mare” che stanno facendo un tour nel Mediterraneo per diffondere ai ragazzi delle scuole un messaggio proveniente dal Mare. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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La depurazione facilita i processi rigenerativi e di autoguarigione di cui siamo naturalmente dotati. Si tratta di prendere coscienza di come è fatto il nostro sistema corpo/mente, di riconoscere gli avvertimenti che ci invia per segnalarci un allontanamento dall’equilibrio e quindi dallo stato di salute, e sapere cosa fare per aiutarlo a recuperare l’equilibrio e stare bene e in forma. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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E’ successo così che un giorno, mentre affrontavo una salita di 5 km, in mezzo alle verdi colline umbre, in una stupenda giornata di sole, mi è venuto in mente di provare a pedalare ascoltando contemporaneamente musica. 

Essendo stata un’idea estemporanea, quindi non premeditata, ho dovuto adattare l’esperimento al tipo di musica che avevo in quel momento a disposizione: un’alternarsi di musica soft, molto rilassante con musica a ritmo più sostenuto.

Quando la musica che ascoltavo era quella con ritmo sostenuto e ovviamente di mio gradimento, notavo un’energia nel pedalare più alta, uno sforzo ridotto e di conseguenza un minore affaticamento. Sfruttavo i brani soft, più lenti per recuperare e ricaricarmi, pronta per affrontare più energeticamente il tratto di salita successivo al ritmo di musica più stimolante. 

Da questa semplice esperienza  (vedo ovunque ciclisti e runners “equipaggiati” di cuffiette e ipod !!), fatta però con consapevolezza, mantenendo una attenzione a ciò che stava avvenendo, ho prima di tutto capito meglio come funziona il mio corpo e la mia mente, come entrambi reagiscono permettendomi di migliorare la performance, che nel mio caso ha significato terminare una salita impegnativa senza quasi accorgermene, sicuramente avendo acquisito quell’energia in più, tramite la meditazione, il pedalare e la musica giusta, grazie alla quale tutto sembrava svolgersi con la massima naturalezza e senza fatica. 

Sapevo già degli effetti positivi della musica sull’umore, degli effetti ansiolitici e della capacità di favorire la concentrazione, per questo i chirurghi durante le operazioni spesso ascoltano musica.

Allo stesso modo sapevo che ascoltare musica può rendere euforici, può allentare le tensioni emotive e conseguentemente quelle muscolari producendo un effetto rilassante. 

Sapevo che il binomio musica più esercizio fisico produce un aumento dei livelli di prestazione, agendo anche sull’abilità motoria e sulla motivazione dell’individuo. Per tutti questi motivi la musica, in alcune discipline, è vietata durante le gare perché considerata un vero e proprio doping. 

Ho voluto approfondire meglio, dal punto di vista scientifico, gli effetti della musica, intesa come vibrazione, a livello delle cellule del nostro organismo, quindi sulla salute del corpo fisico, compresa la performance sportiva, sul nostro sentire, sul nostro vivere.

Nelle antiche culture, d’altra parte, musica e medicina corrispondevano. Se conoscere se stessi rappresenta il primo passo per sviluppare pienamente il nostro potenziale di autoguarigione, la musica, come strumento di comunicazione non verbale, con le sue vibrazioni, aiuta a compiere questo fondamentale passaggio permettendo di entrare in quella dimensione che facilita la connessione  con la nostra sfera emotiva raggiungendo l’armonia psicofisica, cioè il riallineamento corpo – mente – componente energetica, che corrisponde allo stato di salute. 

Non dobbiamo dimenticare che noi siamo un sistema energetico che vibra, che vive su  questa terra che, a sua volta, possiede una frequenza di vibrazione pari a 8 hz, che, evidentemente non udiamo. Gli studi sviluppatisi negli ultimi 100 anni dimostrano come tutto sia vibrazione: Einstein affermava che la materia non esiste, è soltanto energia che vibra a varie frequenze.

Tutto vibra quindi, anche il nostro corpo, infatti ogni essere umano ha una propria frequenza di vibrazione dominante che lo distingue e caratterizza. La cellula sana ha una frequenza di vibrazione diversa da quella malata, emette una frequenza diversa in funzione dello stato in cui si trova. Lo stato di salute corrisponde ad un equilibrio armonico della frequenza di vibrazione delle nostre cellule.

Le nostre cellule producono vibrazioni acustiche che possono essere trasformate in suoni udibili. Il suono, sia come vibrazione meccanica che si propaga nel mezzo, sia come modalità quantistica di vibrazione, può essere considerato come un “facilitatore” in grado di modificare lo stato dinamico, energetico e strutturale degli atomi e delle molecole con cui interagisce. 

Quando il suono (= vibrazione) colpisce una cellula, quindi un tessuto, che altro non è che un insieme di cellule, gli atomi che lo costituiscono possono entrare in risonanza con particolari frequenze incidenti. Tale risonanza implica una modificazione dell’architettura e della funzionalità della struttura molecolare, quindi del tessuto e dell’organo corrispondente. Ciò si traduce nella possibilità che il suono come vibrazione possa modificare la struttura molecolare di quegli elementi che regolano l’espressione (=funzione) dei nostri geni, modificando così l’architettura del DNA stesso (epigenetica).

Tutte queste “entità” possono essere modificate dall’interazione  con quello che definiamo suono, ovviamente anche con frequenze vibrazionali non udibili dall’orecchio, ma portatrici comunque di vibrazione percepibile a livello atomico e molecolare. 

Considerando tutto questo, non ci stupisce più allora se il nostro corpo fisico sente di meno la fatica di uno sforzo quando facciamo ascoltare alle cellule che lo compongono una musica dal ritmo energizzante, oppure se cambia la nostra percezione a livello della sfera psicoemotiva quando la musica diventa più rilassante, magari con delle note struggenti che ci evocano chissà quali memorie dimenticate.

Capiamo, anche,  come mai Apollo, dio venerato dai greci, fosse il dio dell’arte, della musica ma pure della guarigione. 

La musica, in un prossimo futuro, sempre di più diventerà strumento che affiancherà la medicina per promuovere e mantenere lo stato di salute globale dell’individuo. Saremo in grado di individuare suoni, vibrazioni che, attraverso l’interazione  con una struttura molecolare, saranno in grado di “riprogrammare” l’equilibrio armonico delle interazioni atomiche e molecolari che sono alla base dell’omeostasi (=equilibrio) che corrisponde  allo stato di salute cellulare.

La medicina vibrazionale avrà uno spazio operativo sempre maggiore. La musica, quindi, come strumento terapeutico che, come altre discipline olistiche (secondo  quell’approccio che considera e, se necessario, interviene anche su tutte le altre componenti di cui l’individuo è costituito) possono influenzare lo stato di salute, favorendo il processo di autoguarigione fornendo alle cellule quel surplus di energia che, evidentemente, avevano perso e per cui si sono ammalate o quantomeno allontanate dallo stato di salute.  

Che il nostro corpo sia un sistema energetico vibrante, il cui equilibrio determina lo stato di salute o malattia, la medicina orientale lo afferma da millenni e la fisica quantistica oggi lo conferma. Noi, invece, possiamo sperimentarlo tutte le volte che osserviamo consapevolmente, senza darlo per scontato, quello straordinario sistema complesso che siamo, secondo quella visione che ci concepisce come un’unita’ di corpo, di  mente e di spirito inserita in un determinato ecosistema. 

Possiamo prendere coscienza di questo miracolo magari proprio mentre pratichiamo la meditazione dinamica in bici, ascoltando musica. 

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Le ultime ricerche scientifiche dimostrano che l’attività fisica, ed in particolare l’andare in bici, influenza positivamente la salute cerebrale migliorando le funzioni cognitive, quindi la memoria, l’apprendimento e pure il tono dell’umore.

L’attività fisica provoca un aumento del flusso sanguigno grazie al quale l’ossigeno viene trasportato in quantità adeguata migliorando la funzionalità di tutte le cellule dell’organismo comprese quelle del cervello.
Dopo un allenamento si creano, a livello della corteccia motoria, nuove connessioni e migliora la capacità di compiere movimenti complessi, lavorando sulla motricità. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Tra i cinque sensi, l’olfatto è il più sviluppato alla nascita ed è quello maggiormente legato all’ istinto.

La nostra capacità di sentire gli odori varia a seconda dell’età e del sesso.

Le donne hanno una maggiore sensibilità olfattiva e rispondono più degli uomini agli stimoli aromaterapici perché hanno un bulbo olfattivo, l’area del cervello dove si identificano gli odori, dotato di molti più neuroni rispetto a quello maschile. Le donne, quindi, non solo percepiscono di più gli odori, ma distinguono anche meglio le sfumature delle diverse fragranze. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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La retta, secondo la geometria euclidea, è il traggitto più breve per collegare due punti. Un mondo pensato ed organizzato in base ai principi euclidei è costituito da linee rette. In natura, però, la retta è molto rara. Stranamente questa semplice osservazione non cambia la percezione che abbiamo del mondo. Si può dire che sia stato l’uomo ad inventare la retta. I Romani portarono all’estremo questo concetto riducendo la realtà secondo linee rette intersecate. Non sempre sono riusciti in questo intento non avendo tecnologie per bucare le montagne ma solo quelle per realizzare ponti (mirabili gli acquedotti, più che le strade).
Solo recentemente, grazie alle tecnologie moderne, la linea retta ha ritrovato grande applicazione nella costruzione di autostrade, ferrovie e, purtoppo, anche piste ciclabili. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Vi è mai capitato di pedalare in tranquillità ed essere affiancati da un ciclista vampiro ?

Sono persone all’apparenza normali e innocue, magari anche socievoli ed estroverse, ma osservandole con più attenzione ci accorgiamo che nascondono bisogni inappagati e piccoli vuoti interiori che non sono in grado di colmare da soli, incapaci di provare emozioni autentiche.

Hanno bisogno dell’energia degli altri, intesa come carica e slancio vitale. Per questo vampirizzano, lo fanno per nutrirsi della vitalità altrui.
Si attaccano alla vittima finché non ne assorbono tutta l’energia, lasciandola svuotata e scarica.

E’ importante riconoscere i segnali identificativi di un vampiro per salvaguardare la propria vitalità oppure per evitare di assumere noi stessi un comportamento vampiresco nei confronti di qualcuno. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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