All’inizio di questo 2020 ho scritto, senza pubblicarlo, questo articolo per il blog in cui parlo di ciò che informa il mio lavoro e, prima ancora, la mia vita. Lo pubblico oggi perchè, con ciò che stiamo vivendo, le considerazioni in esso contenute sono più che mai attuali.

Come più volte affermato in questo blog, ritengo fondamentale mantenere una visione d’insieme dell’individuo, della salute, conoscere prima di ogni altra cosa come funziona il nostro organismo, non soltanto sotto l’aspetto fisico, ma anche e soprattutto psichico, emotivo, energetico, spirituale.

Credo anche che sia essenziale porsi delle domande rispetto a chi siamo veramente e quale sia lo scopo di questa nostra vita, acquisire una consapevolezza che corrisponda ad un ascolto attivo, continuo, di noi stessi e della natura di cui siamo parte, prestando attenzione a tutto ciò che ci circonda e, in fine, sviluppare il senso di responsabilità. 

Tutto ciò mantenendo un atteggiamento di meraviglia, entusiasmo, gratitudine di fronte al continuo spettacolare miracolo che è la vita. 

Lo avevo lasciato in bozza, dando la precedenza ad altre priorità.

Rileggendolo ora ci colgo un qualcosa di profetico, soprattutto quando parlo della questione del “tempo”.

Un tempo che il coronavirus ha magicamente generato

No, soltanto “svelato“. 

Quel tempo è sempre stato lì, presente e disponibile, ma che noi non percepivamo, travolti dalla frenesia della vita che ci siamo creati, scambiandola e vivendola come fosse la “vera” vita. 

Questo meccanismo lo attiviamo passivamente e automaticamente per tanti altri aspetti della nostra vita, rischiando di farcela sfuggire di mano. 

Ecco che il coronavirus ci offre questa straordinaria occasione: renderci più lucidi, capire cosa c’è che non andava in quella che chiamavamo normalità, capire chi siamo, dove stiamo andando, fermarci ad ascoltare in silenzio, ristabilire la scala delle priorità, capire quali cambiamenti apportare per esprimere la nostra autentica essenza e vivere la vita con pienezza, onorandola ogni singolo momento, con gratitudine. 

Non mi corrisponde, di questo nostro sistema che si occupa di salute, la mancanza pressoché totale di “ascolto” globale nei confronti dei pazienti.

Per globale intendo non soltanto l’ascolto relativo all’aspetto che riguarda la manifestazione del sintomo, quindi l’attenzione all’organo correlato, alla malattia, secondo quella che chiamiamo visione meccanicistica, ma l’attenzione, quindi l’ascolto, che dovrebbe essere piuttosto della persona nella sua interezza, secondo quella che è la visione olistica, soprattutto  la valutazione dell’aspetto psicologico, che ci permette  di resistere rispetto ai fattori esterni (resilienza). 

Manca totalmente questo tipo di approccio, primo perché manca proprio la cultura che  prevede una visione d’insieme dell’individuo (olistica appunto), inteso come microcosmo, inserito ed interagente con un macrocosmo, secondo perché un simile approccio richiede del “tempo” da dedicare.

Troppo “tempo“.

Certamente più “tempo” rispetto alla semplice e veloce prescrizione (o dispensazione!!) di qualche rimedio, conseguente ad un’interazione con il paziente (paziente/cliente…) di qualche minuto, superficiale, distratta e ansiogena.

Occupandomi di salute, essenzialmente nella delicata e decisiva fase della prevenzione, dopo tanti anni di studi, ricerca, esperienza clinica, trovo più rispettoso ed efficace e anche spontaneo, dopo aver favorito un atteggiamento il più possibile rilassato, pacificando la mente predisponendola all’ascolto, favorire l’auto-ascolto dell ‘individuo, guidandolo, anche nell’aspetto dell’informazione consapevole, facendogli ri-scoprire come funziona il suo sistema mente/corpo, i segnali che gli invia quando sta allontanandosi da quell’equilibrio che corrisponde alla salute, rendendolo così in grado di modificare ” la rotta” e ripristinare quell’equilibrio stesso.

Tutto questo l’ho esplicitato nel “trattamento depurativo integrato“,  che ho ideato, e che rappresenta la sintesi di questo modo di intendere l’individuo e la salute.

La salute intesa, però, come definita già dall’OMS: stato (o meglio processo) di completo benessere fisico, psichico e sociale, non soltanto assenza di malattia. 

La salute intesa come stato d’animo, oltre che stato biologico, in cui l’individuo si sente in grado di realizzare i propri progetti nella vita con un senso di libertà, amore e felicità.

È con questo approccio che si diventa capaci di attingere a quell’intelligenza innata che favorisce i processi di guarigione e di rigenerazione. 

Un approccio che richiede certamente più “tempo” da dedicare.

Come possiamo intervenire sul processo dinamico della salute, se non sappiamo come funziona il nostro meraviglioso unico e irripetibile organismo in ogni suo aspetto di essere multidimensionale (non di semplice macchina biologica) ? 

Dobbiamo prendere coscienza del fatto che ogni minima interazione del nostro sistema mente/corpo, a partire dal cibo che ingeriamo, ma anche e soprattutto come lo ingeriamo, dalla modalità con cui sappiamo affrontare ciò che viene definito come stress, da come gestiamo le nostre emozioni, da come prendiamo conspevolezza del ritmo e della profondità della respirazione, della qualità del sonno, ecc, tutto questo provoca una risposta fisiologica in grado di modificare macroscopicamente la nostra salute.

Soltanto con la conoscenza di tutto questo, che non corrisponde alla semplice acquisizione passiva e sterile di nozioni, con consapevolezza e senso di responsabilità, possiamo acquisire quella capacità di innescare il cambiamento autentico che, passo dopo passo, conduce nella direzione di un percorso di vera guarigione.

Quello che si scopre, alla fine, è che quel “tempo”, che inizialmente sembrava mancare, lo si ritrova totalmente guadagnato. 

Perché non c’è niente di più importante e sacro del tempo dedicato a capire come funziona e in che modo possiamo mantenere in equilibrio quello straordinario sistema integrato corpo, psiche, anima, emozioni che noi siamo, onorando in questo modo il miracolo che è la vita.

La chiave di volta, a mio avviso, è data dalla ri-acquisizione della  capacità di prestare “attenzione” costantemente a ciò che accade, prima di tutto, dentro di noi, avvalendoci anche delle pratiche meditative, che favoriscono la connessione con la nostra essenza più profonda.

Spegnere il rumore esterno per mettersi all’ascolto dell’universo che è dentro di noi. 

Prendiamo coscienza del fatto che il nostro organismo rappresenta una rete psicosomatica, dove, se il flusso di informazioni e di molteplici circuiti di feedback è regolare, armonico, non ostacolato dai nostri comportamenti non consapevoli e poco responsabili, garantisce un continuo equilibrio (omeostasi) che corrisponde alla salute. 

Questa è la forza, la capacità innata del nostro complesso mente/corpo, che dobbiamo soltanto riscoprire.

Le “prove” possiamo sperimentarle proprio su di noi, trasferendole poi per osmosi e facendo da modello a chi sta intorno a noi, osservando che non soltanto la nostra salute psichica, fisica, mentale è migliorata, ma anche le nostre relazioni, la nostra vita intera, in ogni suo aspetto. 

La medicina come la conosciamo noi, sta dimostrando di non essere più all’altezza e in grado di risolvere i problemi che si stanno presentando. 

Deve trasformarsi e abbandonare l’approccio limitato, frammentario, meccanicistico, diventando integrata, umanizzata, personalizzata, olistica e quantistica, sì perché non possiamo continuare a negare la nostra natura energetica e che, quindi, la malattia e la salute sono frutto dello stato energetico, come peraltro le antiche medicine orientali sanno da millenni. 

L’aspetto della prevenzione deve essere prioritario, l’ascolto, l’accoglienza, la valutazione dell’aspetto psicologico, il ruolo delle emozioni, dell’alimentazione, della respirazione corretta, del movimento fisico, la possibilità di “cucire” una terapia su misura per quel soggetto, attingendo prioritariamente ai rimedi naturali, quindi rivalutando la medicina cosiddetta non convenzionale, considerata una parte sottostimata delle cure mediche: medicine tradizionali, cinese, ayurvedico, agopuntura, come pure gli approcci a mediazione corporea: fitoterapia, omeopatia, Aromaterapia o quelli a mediazione energetica. 

Forse è questo il momento giusto per avviare il cambio di paradigma, ri- considerare l’essere umano, come dimostrano le ricerche degli ultimi decenni, non solo come sede di processi biochimici e molecolari, ma prima di tutto di fenomeni energetici, biofisici, vibrazionali. 

La “coscienza” appare essere sempre di più il fattore unificante sotteso a biologia, biochimica, biofisica e piano animico. Una coscienza in grado di orchestrare qualcosa che la mente razionale non può concepire

Ecco che allora  può avvenire il passaggio verso una medicina in grado di considerare tutti questi aspetti, dove, alla fine, la guarigione assume il significato di allineamento con quella coscienza intelligente, senza tempo e senza spazio, come peraltro tramandato dall’antica sapienza millenaria vedica e di altre antiche filosofie e che la meccanica quantistica sta confermando.

Consapevoli del fatto che la guarigione scaturisce sempre da un livello di organizzazione più alto e qualsiasi terapeuta o rimedio o tecnica non assume altro che il ruolo di “facilitatore” . 

Medicus curat, natura sanat. 

Non è un’utopia, i segnali ci sono, per chi sa coglierli, e questo è il TEMPO.

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Ho scritto molto sull’importanza di sviluppare, oltre alla conoscenza, una consapevolezza che ci possa guidare nella direzione giusta nello strutturare giorno dopo giorno la nostra vita e la nostra salute.

Tuttavia mi rendo conto che questo meccanismo, chiamiamolo virtuoso, non può innescarsi soltanto perché c’è qualcuno che ci invita a farlo per il nostro bene, né è possibile acquisire gli strumenti necessari, magari attraverso corsi, seminari, ecc., se prima non scatta qualcosa di importante dentro di noi.

Senza il famoso “click interiore” non può accadere nulla, o se accade è soltanto qualcosa di temporaneo, un’illusione, non il “cambiamento” autentico che ti mette su quel cammino dal quale non è possibile tornare indietro: il cammino che ti porta a ritrovare il tuo “es” e ad essere libero.

Questi giorni, stando a contatto con il pubblico per via del mio lavoro in farmacia, sto assistendo a qualcosa che stimola ancora di più le mie riflessioni, la mia ricerca interiore, le tante domande che mi pongo quando osservo certi comportamenti, primo tra tutti il mio.

La prima fortissima sensazione è senza alcun dubbio quella associata alla paura.

In realtà la paura la percepisco sempre in ogni momento, ma ora è ancora più evidente perché le paure di ogni singolo individuo si sommano dando vita ad una paura collettiva che diventa qualcosa di indefinito e che si trasforma in angoscia. La paura in questi giorni è senz’ altro la protagonista assoluta.

Le persone sono in cerca, e capisco benissimo, al di là del disinfettante per le mani, delle mascherine, e di sistemi di difesa a cui aggrapparsi, di quel qualcosa che possa sollevarle dalla morsa della paura.

Il coronavirus produce un’infezione respiratoria che, proprio per la paura diffusa che genera, prima ancora di contagiarti genera una sorta di mancanza d’aria.

Quando la paura diventa cronica, avvengono nel corpo, e prima nella mente, delle modificazioni biochimiche per cui il respiro diventa corto, le cellule (tutte!) non ricevono più il giusto apporto di ossigeno e sostanze nutritive, il cuore comincia a battere con maggiore frequenza, ti senti  letteralmente “soffocare”, inevitabilmente cominci a visualizzare sale di rianimazione e intubamenti vari.

I pensieri di preoccupazione diventano così incalzanti  che ti si annebbia  la mente e cominci a perdere la lucidità, tutto il corpo si irrigidisce, ogni muscolo resta in tensione in modo cronico, con tutte le relative conseguenze.

La confusione dentro di te è tale per cui non riesci a capire, a ri-connetterti con il “dentro di te” e a “sentire” qual è la giusta direzione da seguire in quel momento. Insomma prima resti totalmente in balia del te stesso impaurito, e poi degli altri, cioè è avvenuta la trasformazione in “automa“, segui il flusso….ma non il tuo, quello del Noi.

A questo punto però, se si riescono a prendere le distanze (e non mi riferisco al metro di distanza obbligatorio da mantenere per evitare il contagio!), cioè si rimane ad un livello (mentale!) soltanto di osservazione distaccata si riesce ad acquisire una prospettiva diversa, una lucidità e quindi una centratura che ci protegge dall’essere travolti dal flusso esterno spaventoso e devastante.

A me aiuta tantissimo la respirazione che mi permette di innescare facilmente il passaggio dal fuori al dentro di me….e posso farlo in qualsiasi momento, purché abbia la “consapevolezza” del mio essere “fuori” e la motivazione per “rientrare”.

In questo modo posso sicuramente essere più efficace nello svolgere il mio lavoro che punta sull’interazione empatica, sull’ascolto, sull’informazione, sul facilitare il famoso click interiore, senza trascurare tuttavia l’aspetto più tradizionale della mia professione.

L’osservazione, come dicevo, parte prima di tutto da me stessa.

Gli effetti del corona virus sono evidenti. Della paura ho parlato. C’è desiderio di certezze, di essere rassicurati, di avere buone possibilità di uscire indenni da questa nuova minaccia.

Siamo sicuri che sia possibile ?

Penso ormai di aver acquisito il concetto che l’unica certezza che ho è quella dell’incertezza.

Riuscire a riconoscere l’incertezza come tua amica, come potenziale da cui poter trarre tutto ciò che di meglio esiste, non è il risultato di un atteggiamento delirante o isterico, ma di anni di ricerca interiore, di confronto, di osservazione, di allenamento, di periodi di confusione (come questo!!), di domande (senza risposta!) su chi sono veramente, dove vado, sul senso di questa esperienza terrena, di sofferenza, di ego, di tentativi tuttora in corso di demolizione dell’ego….e tante altre cose ancora.

Come faccio ad esserne così “sicura”? Sicura che l’unica certezza sia l’incertezza ? E… riuscire a rimanere serena ?

L’unica risposta autentica che posso dare è: sono sicura perché “sento” che è così.

L’obiezione razionale che viene spontanea è che già affermando di essere ” sicura” sto contraddicendomi….

Come faccio ad essere sicura se la sicurezza e’ nell’insicurezza ?

Certo… ma questo è un approccio lontano dal “sentire ” che intendo….

E quel “sentire” non è possibile tradurlo in parole. C’è e basta. Mi “affido” alla sensazione che mi suscita.

Una sensazione di quiete, pace, di comodità, ma non solo dal punto di vista emozionale, mentale, anche fisico, perché il cuore mantiene un giusto ritmo, ogni muscolo del corpo è rilassato, l’energia aumenta.

Magari poter stare continuamente in questo “stato”…!!!

A volte però, perdo “l’attenzione”, e  scivolo di nuovo nel fuori di me, e subisco l’effetto “frullatore“:  il coronavirus ci sterminerà, ma no, non è così letale, è tutta una bufala per renderci schiavi, no è letale, uccide anche i giovani, è come l’influenza ma molto più contagioso, non è come la semplice influenza e’ molto peggio, il virus sta diventando più aggressivo, coronavirus come “cavallo di Troia”, se rispetti le regole salvi te stesso e tutta la comunità, la vitamina C ti salva dal virus, guarda che ogni minuto il tuo organismo combatte con un virus, un batterio, un oncogeno, sii rispettoso del tuo sistema corpo/mente, ma ogni momento della tua vita, non soltanto ora che hai paura di perderla, il coronavirus galleggia nell’aria fino a 20/30 minuti, complotto da coronavirus, morti in quantità, si sono inventati sia il numero dei contagiati sia i tanti morti, costretti in casa a fare i conti con se stessi, con i figli, con il partner, meglio piuttosto  esporsi al contagio e ai corrispondenti rischi, le case si trasformano in prigioni, ma per alcuni diventa un’occasione di ri-acquisizione  del proprio “tempo”, della possibilità di dedicarsi a tutto ciò a cui avevi rinunciato per mancanza di quel tempo, anche cose banali, ma che facilitano la connessione con te stesso, no,  questo è un sequestro di 60 milioni di italiani, i medici intervistati sulla devastante situazione non sono medici sono attori ingaggiati per ingannarti, denunciamo per procurato allarme, andiamo tutti a Bergamo a protestare, questa situazione surreale ci fa sviluppare nuove connessioni neuronali,  …. potrei continuare all’infinito.

Se riusciamo ad osservare con distacco, in assenza di giudizio, la nostra reazione psicofisica  (paura, incredulità, ansia, dubbio, panico, tachicardia, tensione muscolare, pace, serenità …) nel leggere le frasi precedenti, che sicuramente sono arrivate a ciascuno di noi in questi giorni da ogni dove, ecco, io credo che questo possa aiutare nel cammino della consapevolezza, a cercare e trovare nel profondo di noi stessi non tanto una verità, perché la verità non esiste in assoluto, ma quel “sentire” di cui parlavo precedentemente, quel qualcosa che, miracolosamente, spegne tutti  i rumori esterni, tutto il chiacchierio esterno, che poi è la proiezione del tuo chiacchierio interno, e finalmente raggiungi quel “luogo ” silenzioso, dove c’è TUTTO perché non c’è NIENTE.

Alla fine raggiungi quella consapevolezza che nel “frullatore”, se permetti, posso pure decidere di non entrare, di restare in osservazione mantenendo il più possibile la lucidità, cercando di mantenere sempre una visione d’insieme, una visione da ogni possibile angolazione, una visione sempre laterale, comportandomi di conseguenza.

Coronavirus o no continuo ad onorare questa vita che mi è stata concessa, con gratitudine, “fidandomi” delle mie intuizioni, che non è detto siano giuste, ma va bene lo stesso, seguendo il flusso, ma quello “cosmico” , il cosmo (macro!) di cui io rappresento una piccolissima parte (micro!), cercando e riuscendo a trarre il meglio da ogni situazione.

Attualmente siamo facilitati, vediamola così, abbiamo tutto il tempo (mica è così scontato!) per starcene in silenzio, anche chi abita in città può godere del silenzio esterno, si ri-sente soltanto il canto degli uccellini, la presenza della natura, fondamentale per il nostro equilibrio psicofisico, ora si percepisce pure in città.

Vista così, almeno questo, “sembra” un effetto positivo.

Lo è, chi può negarlo….?

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Ogni volta che, pedalando in mezzo alla natura, percepiamo il profumo che emana un ramoscello spezzato o un petalo di fiore, o qualunque altra parte di una pianta, vuol dire che un olio essenziale si è liberato.

Vale la pena approfondire l’argomento dell’Aromaterapia, perché per il ” ciclista consapevole”  in particolare, ma per lo sportivo in generale e per ciascuno di noi, può risultare molto utile scoprire che esistono rimedi naturali estremamente potenti, privi di effetti collaterali, semplici da usare, che possono essere impiegati per favorire la performance, per potenziare il sistema immunitario, quello psico-emotivo, per risolvere problematiche legate all’apparato muscoloscheletrico e respiratorio.

Il termine “essenziale” deriva dalla teoria di Paracelso, medico, astronomo, personaggio straordinario del Rinascimento che si rifà al concetto ermetico secondo il quale l’uomo (il microcosmo) è lo specchio e l’immagine fedele dell’universo (il macrocosmo). 

Il mondo  degli oli essenziali è un mondo affascinante, che riporta immediatamente al legame strettissimo esistente tra l’uomo e la natura, al concetto di salute e malattia, inteso come equilibrio tra le cellule del nostro corpo che, in fondo, sono un tutt’uno con quelle della natura circostante e quindi anche delle piante da cui gli oli essenziali vengono estratti. 

Definendo gli oli essenziali come l’anima della pianta, cioè  la componente spirituale, quella più sottile e pura della pianta stessa (o quintessenza), si intuisce che essi esplicano il loro potere terapeutico andando ad agire nel profondo. 

Gli oli essenziali agiscono ristabilendo il legame tra l’uomo e la natura, legame che si è perduto nel tempo, riescono ad eliminare la materia più densa, sporca, liberandone l’informazione energetica sottostante.

Nonostante le piante siano utilizzate da millenni per combattere le malattie e alleviare il dolore e i fastidi, solo recentemente si sta cominciando a riscoprire alcuni dei fantastici benefici per la salute degli oli essenziali puri e naturali. 

Non tutti gli oli essenziali sono uguali. È importante assicurarsi che quelli che utilizziamo siano stati rigorosamente testati e certificati come oli puri e di qualità terapeutica. 

Gli oli essenziali, infatti,  si prestano alle sofisticazioni, quindi in commercio possono essere presenti oli essenziali contenenti sostanze contaminanti dannose e additivi chimici di bassa qualità. 

Gli oli essenziali sono sostanze naturali distillate o estratte dalla spremitura delle piante. Sono altamente concentrati: anche una sola goccia può avere effetti molto potenti. 

Gli oli essenziali si usano da migliaia di anni per la loro capacità di influenzare la mente, le emozioni e il corpo. Sono importanti le loro proprietà antibatteriche, anti fungine e antivirali. Sono oggetto di continua ricerca per quanto riguarda la loro capacità di dare sollievo al dolore, alleviare le sensazioni di depressione, migliorare la memoria e ridurre l’infiammazione, favorire il fisiologico drenaggio delle tossine, riequilibrare l’organismo dal punto di vista energetico. 

Gli oli essenziali corrispondono totalmente alla visione olistica della salute e dell’individuo, si prendono cura e attraversano dolcemente  tutti i corpi di cui siamo costituiti, da quello fisico a quello più sottile, energetico, passando per quello mentale e psico emotivo favorendo il ripristino di quell’equilibrio naturale che corrisponde allo stato di salute. Equilibrio da cui spesso ci allontaniamo non rispettando i ritmi del nostro sistema mente/corpo e le sue fisiologiche esigenze. 

Non possono mancare, nel leggero bagaglio del ciclista consapevole, le miscele (combinazioni di oli che, in sinergia, sviluppano proprietà diverse rispetto agli oli presi singolarmente) da utilizzare per sciogliere i muscoli, risolvere i temuti crampi muscolari, facilitare la risoluzione di problemi articolari, così come non possono mancare le miscele con azione riparatrice cellulare, cioè attive contro i danni provocati dai radicali liberi, prodotti dai processi di ossidazione legati allo sforzo eccessivo o prolungato. 

Oppure l’olio essenziale da inalare in quel momento critico, che pedalando per ore è capitato a ciascuno di noi, dove ti viene voglia di mollare tutto, dove il fiato ti manca, la mente e la stanchezza prendono il sopravvento facendoti visualizzare già steso su di una panchina. L’olio essenziale inalato, attraverso le vie olfattive, arriva immediatamente ai centri nervosi che stimolano direttamente la voglia di reagire, favorendo la conversione in pensieri motivanti di ritrovata energia a cui il corpo non può che ubbidire. 

C’è qualcosa di magico, ma supportato da una quantità enorme di studi e di ricerche scientifiche, nell’aromaterapia: una volta entrati nel mondo degli oli essenziali si viene virtuosamente e piacevolmente risucchiati, inebriati dalle loro terapeutiche fragranze, che agiscono globalmente sul nostro organismo, riequilibrando in modo naturale, non invasivo, elegante, tutti i sistemi di cui siamo costituiti. 

La sensazione di ritrovato benessere fisico, psichico, animico ed energetico che ne deriva, diventa qualcosa di talmente buono per noi che difficilmente riusciremo a separarcene.

Ecco alcuni degli oli essenziali che ogni ciclista consapevole dovrebbe portare con sé: 

Miscela di oli essenziali di alto grado terapeutico  (Canfora, menta, tanaceto ed altri) sotto forma di crema, indispensabile per tutti i problemi muscolari e articolari (dolori o per riscaldare e rigenerare i muscoli prima e dopo l’allenamento). 

Miscela respiratoria: alloro, menta, eucalipto ed altri. Aiuta a respirare meglio, aprendo le vie respiratorie anche durante i malanni stagionali. 

Oli essenziali di menta: rinvigoriscono il fisico, la mente e lo spirito facendoci “prendere fiato” e dandoci la spinta per andare avanti senza paura. Utili in quei momenti in cui pensiamo di non potercela fare.

Miscela di oli essenziali (timo, santoreggia, niauli ed altri) con proprietà antiossidanti (protegge dallo stress ossidativo), riparatore cellulare, supporta il cervello e il sistema nervoso, supporta il sistema immunitario. Questa miscela è particolarmente indicata ai ciclisti consapevoli più in là con gli anni.

Miscela di oli essenziali (arancio dolce, chiodi di garofano, cannella ed altri) definita anche miscela protettiva, ci protegge da batteri (utile anche per disinfettare le mani), virus, funghi, muffe, supportando in modo naturale il sistema immunitario. Agisce allo stesso modo anche a livello del corpo sottile, energetico proteggendoci dai “vampiri energetici”, dalle personalità dominanti che tendono ad invadere i nostri spazi e da altre influenze negative.

Non posso non citare la mia miscela di oli essenziali preferita (menta, maggiorana, lavanda ed altri oli) che porto sempre con me e “sniffo” o applico (si presenta in roll-on) quando sento salire la tensione sia a livello fisico (mal di testa, tensione muscolare, torcicollo, ecc) sia a livello emotivo (ansia, tensione nervosa post arrabbiatura, preoccupazione, ecc). Miscela utile, quindi, contro lo stress con effetto calmante, che facilita il passaggio allo stato di “non mente” corrispondente agli stati meditativi (vedi libro mindfulness dinamica).

Gli oli essenziali, proprio per il fatto che anche solo in una goccia possono esplicare tutta la loro potenza a livello del corpo fisico, psico emotivo ed energetico, vanno utilizzati dietro consiglio di persone esperte, anche per ottenere, in base alla variabilità individuale, la massima efficacia in totale sicurezza. 

Possono essere inalati, vaporizzati, applicati, opportunamente veicolati in un olio vegetale, in particolari punti del corpo a seconda del problema per cui vengono utilizzati. 

Alcuni possono anche essere ingeriti, ma in questo caso MAI il fai da te, perché alcuni oli essenziali possono risultare fortemente irritanti per la mucosa gastrica. 

L’articolo è frutto della collaborazione con la mia amica d’infanzia Roberta Martelli, esperta in oli essenziali, che mi supporta nell’ambito dell’Aromaterapia e con la quale porto avanti, attraverso consulenze, incontri informativi e formativi, il  programma di prevenzione primaria esplicitato nel trattamento depurativo integrato, di cui sono ideatrice (percorso teorico-pratico per mantenere e/o ripristinare consapevolmente il processo della salute).  


Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Nel leggere questi dati che riporto di seguito, mi sono resa conto che i media e la politica si stanno occupando di cose, probabilmente importanti, senza però occuparsi con serietà e consapevolezza di altri temi, come l’alimentazione, ritenuti secondari, che hanno però degli effetti devastanti sulla vita di tutti noi.

Nell’anno 2012, nel mondo intero, sono morte 56 milioni di persone. Come sono morte ?

Non prendendo in considerazione la vecchiaia, gli incidenti di vario genere ed altre cause:

  • 620.000 sono state vittime della violenza umana. In particolare: le guerre hanno ucciso 120.000 persone, il crimine ne ha colpito un ulteriore mezzo milione.
  • 800.000 persone si sono suicidate.
  • 1,5 milioni di individui sono morti di diabete.

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Daniela Angelozzi

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Avete presente quella massa molliccia localizzata a livello della vita di molti uomini, ma anche di una cifra considerevole di donne soprattutto in età menopausale che, in alcuni casi, ispira simpatia e senso di sicurezza?

La famosa “pancetta” o maniglie dell’amore come molto romanticamente vengono definite!

Ecco, al di là dell’aspetto puramente estetico non esattamente gradevole,  quello rappresenta un vero e proprio indicatore dello stato di salute di un individuo…in senso negativo!

Sto parlando del grasso addominale, viscerale o grasso  d’organo che può essere presente anche in soggetti normopeso. Ai fini della valutazione del rischio per la salute infatti, ciò che conta di più non è la quantità assoluta di grasso in una persona, ma il tipo di grasso e la sua distribuzione.

Il tipo di grasso che va monitorato è quello VISCERALE , situato in profondità attorno agli organi centrali del corpo come il fegato, l’intestino e il cuore. Questo tipo di grasso si comporta come un organo a se’, è attivo perché rilascia numerose sostanze e modula diversi ormoni corporei. Quando è in eccesso produce sostanze dette citochine, che provocano l’infiammazione sistemica dell’organismo, predisponendo al rischio di sviluppare patologie quali diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari, steatosi (fegato grasso), sindrome metabolica, dislipidemie oltre ad accelerare i processi di invecchiamento.

Pensate che un solo chilo di grasso addominale in più contiene ben 3 km di nuovi capillari! Quindi chi ha 10 chili di grasso addominale in più avrà circa 30 km in più di vasi sanguigni, con conseguente sforzo del cuore per pompare il sangue a quel livello.

Immaginiamo che oltre allo sforzo per affrontare una salita in bici o lunghe distanze si va ad aggiungere quello di dover nutrire, pompando sangue, quella massa aggiuntiva di grasso!  La conseguenza, capite bene, è un aumento della pressione arteriosa, esposizione al rischio di patologie cardiovascolari e tutto quanto detto già sopra.

Negli uomini poi, il grasso addominale contribuisce a ridurre il livello di testosterone, con evidenti conseguenze sul desiderio sessuale oltre a diminuire la forza e l’energia.

A questo punto non vi è venuta subito la voglia di iniziare a lavorare sul vostro stile di vita, cioè essenzialmente nutrizione, capacità di gestire lo stress, esercizio fisico per eliminare il grasso viscerale, quindi l’infiammazione sistemica che questo porta con se’, affrontare le salite in bici e quelle della vita con leggerezza sia fisica sia mentale, ritrovare il punto vita, migliorare la performance sessuale,   ma soprattutto garantirvi una vita sani e a lungo?

Se la risposta è Si, potete considerarvi persone centrate, con un buon equilibrio mentale, che tengono alla propria salute e, quindi, alla propria vita, e iniziare subito con un trattamento depurativo olistico, primo step del percorso che vi farà ritrovare la forma fisica, mentale, energetica, ma sopratutto la salute!

Se la risposta è No, …beh fatevi una domanda e cercate la risposta dentro voi stessi…. ma sappiate che è sbagliata! 🙂 Peccato!

Daniela Angelozzi

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La depurazione facilita i processi rigenerativi e di autoguarigione di cui siamo naturalmente dotati. Si tratta di prendere coscienza di come è fatto il nostro sistema corpo/mente, di riconoscere gli avvertimenti che ci invia per segnalarci un allontanamento dall’equilibrio e quindi dallo stato di salute, e sapere cosa fare per aiutarlo a recuperare l’equilibrio e stare bene e in forma. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

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Avvicinandoci in auto a Caserta, abbandonata l’autostrada, non ho potuto non provare una forte emozione di fronte alla inaspettata fortissima presenza della natura, che si manifesta con il verde intensissimo e abbondante delle colline, dei prati, dei boschi via via che ci si avvicina a Castel di Sasso, la nostra meta per questo fine settimana.

Detto da me, che provengo dall’Umbria, definita cuore verde d’Italia, tutto ciò assume un significato ancor più rilevante. Castel di Sasso è un piccolo paese, circondato da tutto quel verde, colore della vegetazione, della natura, della rinascita primaverile e della vita stessa.

In cromoterapia (scienza che studia gli effetti dei colori a livello psicofisico) il verde è associato alla calma, alla tranquillità, alla concentrazione. Nelle sale operatorie le pareti sono verdi come i camici dei medici. Il verde è speranza, ma anche forza, perseveranza, equilibrio, stabilità, solidità, costanza, tenacia. Il verde è il colore che indica autostima, il colore di chi vuole crescere ed affermarsi. Il verde è anche il colore associato a Venere, dea dell’amore e della fertilità.

Ecco, posso dire di aver conosciuto, durante la permanenza in questi luoghi, in occasione dell’evento ciclistico Randonnée Reale, delle persone esattamente con le caratteristiche del colore verde.

Stessa sensazione di calma, pace e tranquillità trasmessa dai luoghi suggestivi a tratti selvaggi, finché, pedalando dolcemente, non ti trovi di fronte alla spettacolare Reggia di Caserta, capolavoro architettonico voluto dall’illuminato sovrano di Napoli Carlo di Borbone.

Il sontuoso palazzo reale con i suoi parchi, i giardini, la cascata, le fontane di straordinaria bellezza, suscitano emozioni e sensazioni che neppure le mie esclamazioni possono rendere ed esprimere! L’arte che con il suo valore trascende la nostra natura terrena, consegnandoci l’immortalità e regalandoci, nell’atto della contemplazione, quelle emozioni così potenti da appagare il nostro essere nella sua totalità. 

Il nostro tour lo ho definito “olistico” (dal termine greco olos, che vuol dire interezza, totalità), perché ci siamo sentiti considerati oggetto di cura, sotto ogni profilo del nostro essere: emotivo, energetico, psichico e fisico.

In particolare per quanto riguarda il cibo. Abbiamo potuto godere dei piatti tipici della cucina casertana in due particolari occasioni: nel Ristorante Del Borgo a Sasso (frazione di Castel di Sasso) e al Pepe in grani di Caiazzo.

A Sasso, perché il delizioso paesino si trova adagiato proprio sopra ad un enorme sasso, ci si arriva percorrendo una stradina in salita in mezzo ad un verde, esagerato, che sembra una foresta. Abbiamo cenato in una terrazza con una vista mozzafiato su tutto il territorio sottostante, fino a Napoli e al mare facendo addirittura ammirare, nelle giornate limpide, le isole di Capri e Ischia. Un’esperienza di nuovo caratterizzata da una calda accoglienza, cortesia, professionalità unita alla degustazione dei sapori autentici e unici dei piatti tipici locali e alla squisita compagnia dei nostri nuovi amici. Tutti i nostri sensi nuovamente appagati e il nostro piacere di esprimere un grande sentimento di gratitudine per quello che consideriamo un regalo, a chi ce ne ha dato la possibilità.

A Caiazzo, invece, l’ultima tappa del nostro viaggio. Suggeritoci dalla nostra amica Maria Grazia Fiore, il locale di Franco Pepe dove si mangia “la pizza più buona del mondo”: Pepe in grani. Quì abbiamo vissuto un’altra esperienza che definirei “mistica” olistica. Ancora una volta abbiamo potuto constatare un totale allineamento armonico tra il locale, dal punto di vista architettonico, il cibo proposto, le persone addette alla sala.

Anche qui serietà che ho definito “simpatica”, perché viene mantenuta comunque sempre una nota di fondamentale leggerezza, professionalità empatica, per cui non avverti freddezza e distacco ma calda accoglienza, attenzione costante ed efficiente, non invasiva, nei confronti del cliente.

Il menù ricco di prelibatezze locali, dove la pizza regna sovrana. Una pizza tipica ma con caratteristiche ben definite che la rende unica, ineguagliabile e… particolarmente digeribile. Si, perché, come ci hanno spiegato con gentilezza, preparazione professionale e dolcezza, accompagnandoci in un viaggio alla scoperta del locale, la pizza è fatta con  ingredienti specifici, con grani poveri di glutine, ai quali spesso vengono aggiunte delle erbe naturali che la rendono particolarmente tollerata dai nostri microbi intestinali, eliminando tutti quei disturbi che spesso questo alimento può provocare.

Una esperienza da ripetere e che suggerisco a tutti voi. 

Dove alloggiare in zona.

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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E’ successo così che un giorno, mentre affrontavo una salita di 5 km, in mezzo alle verdi colline umbre, in una stupenda giornata di sole, mi è venuto in mente di provare a pedalare ascoltando contemporaneamente musica. 

Essendo stata un’idea estemporanea, quindi non premeditata, ho dovuto adattare l’esperimento al tipo di musica che avevo in quel momento a disposizione: un’alternarsi di musica soft, molto rilassante con musica a ritmo più sostenuto.

Quando la musica che ascoltavo era quella con ritmo sostenuto e ovviamente di mio gradimento, notavo un’energia nel pedalare più alta, uno sforzo ridotto e di conseguenza un minore affaticamento. Sfruttavo i brani soft, più lenti per recuperare e ricaricarmi, pronta per affrontare più energeticamente il tratto di salita successivo al ritmo di musica più stimolante. 

Da questa semplice esperienza  (vedo ovunque ciclisti e runners “equipaggiati” di cuffiette e ipod !!), fatta però con consapevolezza, mantenendo una attenzione a ciò che stava avvenendo, ho prima di tutto capito meglio come funziona il mio corpo e la mia mente, come entrambi reagiscono permettendomi di migliorare la performance, che nel mio caso ha significato terminare una salita impegnativa senza quasi accorgermene, sicuramente avendo acquisito quell’energia in più, tramite la meditazione, il pedalare e la musica giusta, grazie alla quale tutto sembrava svolgersi con la massima naturalezza e senza fatica. 

Sapevo già degli effetti positivi della musica sull’umore, degli effetti ansiolitici e della capacità di favorire la concentrazione, per questo i chirurghi durante le operazioni spesso ascoltano musica.

Allo stesso modo sapevo che ascoltare musica può rendere euforici, può allentare le tensioni emotive e conseguentemente quelle muscolari producendo un effetto rilassante. 

Sapevo che il binomio musica più esercizio fisico produce un aumento dei livelli di prestazione, agendo anche sull’abilità motoria e sulla motivazione dell’individuo. Per tutti questi motivi la musica, in alcune discipline, è vietata durante le gare perché considerata un vero e proprio doping. 

Ho voluto approfondire meglio, dal punto di vista scientifico, gli effetti della musica, intesa come vibrazione, a livello delle cellule del nostro organismo, quindi sulla salute del corpo fisico, compresa la performance sportiva, sul nostro sentire, sul nostro vivere.

Nelle antiche culture, d’altra parte, musica e medicina corrispondevano. Se conoscere se stessi rappresenta il primo passo per sviluppare pienamente il nostro potenziale di autoguarigione, la musica, come strumento di comunicazione non verbale, con le sue vibrazioni, aiuta a compiere questo fondamentale passaggio permettendo di entrare in quella dimensione che facilita la connessione  con la nostra sfera emotiva raggiungendo l’armonia psicofisica, cioè il riallineamento corpo – mente – componente energetica, che corrisponde allo stato di salute. 

Non dobbiamo dimenticare che noi siamo un sistema energetico che vibra, che vive su  questa terra che, a sua volta, possiede una frequenza di vibrazione pari a 8 hz, che, evidentemente non udiamo. Gli studi sviluppatisi negli ultimi 100 anni dimostrano come tutto sia vibrazione: Einstein affermava che la materia non esiste, è soltanto energia che vibra a varie frequenze.

Tutto vibra quindi, anche il nostro corpo, infatti ogni essere umano ha una propria frequenza di vibrazione dominante che lo distingue e caratterizza. La cellula sana ha una frequenza di vibrazione diversa da quella malata, emette una frequenza diversa in funzione dello stato in cui si trova. Lo stato di salute corrisponde ad un equilibrio armonico della frequenza di vibrazione delle nostre cellule.

Le nostre cellule producono vibrazioni acustiche che possono essere trasformate in suoni udibili. Il suono, sia come vibrazione meccanica che si propaga nel mezzo, sia come modalità quantistica di vibrazione, può essere considerato come un “facilitatore” in grado di modificare lo stato dinamico, energetico e strutturale degli atomi e delle molecole con cui interagisce. 

Quando il suono (= vibrazione) colpisce una cellula, quindi un tessuto, che altro non è che un insieme di cellule, gli atomi che lo costituiscono possono entrare in risonanza con particolari frequenze incidenti. Tale risonanza implica una modificazione dell’architettura e della funzionalità della struttura molecolare, quindi del tessuto e dell’organo corrispondente. Ciò si traduce nella possibilità che il suono come vibrazione possa modificare la struttura molecolare di quegli elementi che regolano l’espressione (=funzione) dei nostri geni, modificando così l’architettura del DNA stesso (epigenetica).

Tutte queste “entità” possono essere modificate dall’interazione  con quello che definiamo suono, ovviamente anche con frequenze vibrazionali non udibili dall’orecchio, ma portatrici comunque di vibrazione percepibile a livello atomico e molecolare. 

Considerando tutto questo, non ci stupisce più allora se il nostro corpo fisico sente di meno la fatica di uno sforzo quando facciamo ascoltare alle cellule che lo compongono una musica dal ritmo energizzante, oppure se cambia la nostra percezione a livello della sfera psicoemotiva quando la musica diventa più rilassante, magari con delle note struggenti che ci evocano chissà quali memorie dimenticate.

Capiamo, anche,  come mai Apollo, dio venerato dai greci, fosse il dio dell’arte, della musica ma pure della guarigione. 

La musica, in un prossimo futuro, sempre di più diventerà strumento che affiancherà la medicina per promuovere e mantenere lo stato di salute globale dell’individuo. Saremo in grado di individuare suoni, vibrazioni che, attraverso l’interazione  con una struttura molecolare, saranno in grado di “riprogrammare” l’equilibrio armonico delle interazioni atomiche e molecolari che sono alla base dell’omeostasi (=equilibrio) che corrisponde  allo stato di salute cellulare.

La medicina vibrazionale avrà uno spazio operativo sempre maggiore. La musica, quindi, come strumento terapeutico che, come altre discipline olistiche (secondo  quell’approccio che considera e, se necessario, interviene anche su tutte le altre componenti di cui l’individuo è costituito) possono influenzare lo stato di salute, favorendo il processo di autoguarigione fornendo alle cellule quel surplus di energia che, evidentemente, avevano perso e per cui si sono ammalate o quantomeno allontanate dallo stato di salute.  

Che il nostro corpo sia un sistema energetico vibrante, il cui equilibrio determina lo stato di salute o malattia, la medicina orientale lo afferma da millenni e la fisica quantistica oggi lo conferma. Noi, invece, possiamo sperimentarlo tutte le volte che osserviamo consapevolmente, senza darlo per scontato, quello straordinario sistema complesso che siamo, secondo quella visione che ci concepisce come un’unita’ di corpo, di  mente e di spirito inserita in un determinato ecosistema. 

Possiamo prendere coscienza di questo miracolo magari proprio mentre pratichiamo la meditazione dinamica in bici, ascoltando musica. 

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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I benefici che derivano dall’andare in bici sono noti a molti. Un po’ meno lo sono quelli che derivano dall’attività sessuale.

Cominciamo con l’andare in bici.

  • Andare in bici allena il cuore e quindi il sistema cardiovascolare, aiuta a prevenire l’arteriosclerosi e dunque consente un ottimo afflusso sanguigno alle arterie cavernose responsabili dell’erezione.
  • Favorisce il mantenimento del corretto peso, scongiurando il rischio di obesità e diabete.
  • Favorisce il giusto livello di colesterolo.
  • Ha un basso impatto sulle articolazioni, senza sovraccarico per la colonna vertebrale e le ginocchia, come invece avviene nella corsa, perché il peso viene scaricato attraverso la bicicletta, fatto importante per chi è sovrappeso.
  • Pedalare all’aria aperta attiva la vitamina D che ha importanti funzioni ormonali e soprattutto nelle donne migliora il metabolismo delle ossa.
  • La bici non allena solo i muscoli delle gambe come comunemente si pensa. Certamente polpacci e quadricipiti lavorano di più, ma dalle spalle agli addominali e tutta la muscolatura del corpo viene migliorata, grazie all’impegno necessario per mantenere la postura corretta.
  • Toccasana anche per il cervello, in particolare se l’attività si svolge in gruppo, può aiutare a socializzare evitando l’isolamento e la depressione. 
  • Permette la produzione di endorfine, ormoni definiti oppiacei endogeni che attenuano fatica e dolore e hanno un effetto positivo sul tono dell’umore.

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Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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La dimostrazione che possiamo superare i limiti imposti dalla nostra mente è data dall’esperienza di Pamela, un’esperienza che mi ha profondamente toccato nell’anima e che voglio condividere con voi.

Pamela è una giovane donna di 40 anni che fin da giovanissima pratica attività sportiva. Aveva 8 anni quando ha iniziato a fare nuoto e 20 la corsa. Soltanto da qualche anno, 6 per la precisione, si è appassionata allo sport che forse più di qualunque altro possiamo definire coinvolgente, adrenalinico, intenso ed emozionante: il triathlon. Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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