Vi espongo il mio punto di vista, i pro e i contro, e le ragioni per partecipare.

In giro per il mondo sta prendendo piede una tipologia di evento in bicicletta che esce dai canoni conosciuti e sperimentati delle granfondo, dei raduni e delle randonnée. Si tratta degli eventi bikepacking unsupported che, a prima vista, sembrano delle cose senza senso, perchè in cambio del costo di iscrizione, ti viene fornita solamente una traccia gps da seguire, una data e un luogo di partenza. Tutto il resto devi organizzartelo da solo e a tue spese.

Il percorso non è presidiato, si viaggia ad andatura libera rispettando il codice della strada e, se si completa il percorso, viene rilasciato semplicemente un attestato di partecipazione. Chi paga una iscrizione a tipologie di evento tradizionali, in genere è abituato ad avere altri servizi: strade presidiate, senza auto, assistenza medica, ristori lungo il percorso, eventuali pernottamenti per eventi di più giorni (anche se in strutture spartane), all’arrivo spogliatoi con docce e pasta party, infine, il pacco gara con tutta una serie di cose, quasi sempre inutili, che vengono raccolte dagli organizzatori dai vari sponsor che contribuiscono con loro prodotti.

Il percorso degli eventi tradizionali viene studiato in funzione del suo svolgimento. In genere si evitano gli attraversamenti dei centri storici e, per esigenze organizzative, si stabilisce un tempo massimo per il suo completamento. Quando si partecipa ad un evento del genere lo si fa quasi sempre per mettersi alla prova, in competizione con altri. Nonostante si condivida l’esperienza con molti altri ciclisti, le interazioni sono limitate. Ci si ritrova in griglia di partenza e, se va bene al pasta party. Per il resto l’esperienza è individuale. Il percorso viene percepito per le asperità che presenta, per il tipo di fondo e per le condizioni atmosferiche, quasi mai ci si accorge del paesaggio che si attraversa.

Personalmente ho partecipato a moltissimi di questi eventi, dalla Maratona delle Dolomiti, alla Sella Ronda Hero, alla 9 Colli, alla Dolomiti Superbike, all’Eroica, tanto per citare le più conosciute, e di tutte queste manifestazioni conservo un bel ricordo. Ancora più belli i ricordi delle randonnée a cui ho partecipato: la Alpi 4000, la 666 Miglia, la Monaco-Ferrara e la Parigi Brest Parigi.

Proprio quest’ultima mi ha fatto cambiare idea, abbandonando questo modo di interpretare il ciclismo. Nel 2019 ho fatto solo metà percorso arrivando vicino a Brest per poi decidere di ritirarmi dall’evento e di trasformare quell’esperienza in una vacanza in bicicletta andando a Mont Saint Michelle e poi sul Galibier e altre mitiche salite sulle Alpi. Ho capito che, nonostante il clima di quell’evento sia particolarmente stimolante per la presenza di un pubblico calorosissimo e motivante lungo tutto il percorso, questo è particolarmente noioso, monotono e privo di punti di interesse. Ma quello che ho compreso è che l’esperienza del viaggio in bicicletta può essere notevolmente più interessante se vissuta senza lo stress del risultato.

Quindi, perchè partecipare ad eventi organizzati ?

Da quel momento non ho più partecipato ad eventi organizzati.

Per quale motivo ora ho cambiato nuovamente idea ?

In verità non è che ho proprio cambiato idea, è che in questi ultimi anni sono cambiati alcuni di questi eventi che non sono più competitivi come gli altri (che continuano ad esistere e a raccogliere consensi) ma si rivolgono ad un pubblico diverso che, nel frattempo, è cresciuto sia numericamente che qualitativamente.

Non stiamo più parlando del cicloamatore che ha nell’agonismo il motivo principale della sua passione, ma della figura del cicloviaggiatore, che vive l’esperienza dell’andare in bicicletta in modo completamente diverso, attento al paesaggio, ai luoghi da visitare, alle interazioni con le comunità, alla conoscenza del territorio, della sua storia e della cultura che lo caratterizza e lo permea.

Il cicloviaggiatore, in genere, è in grado di pianificare da solo il percorso, individuando mete e cose da vedere e da vivere. Viaggia da solo o in coppia o, in compagnia di piccoli gruppi di amici che condividono il suo modo di vivere l’esperienza. Sostanzialmente è autonomo e è in grado di organizzarsi programmando dove sostare, dove mangiare e dove e come dormire.

A questa tipologia di ciclista, sempre più numerosa, il mercato, negli ultimi anni, ha fornito attrezzature adeguate al viaggio, dalla bicicletta Gravel, adatta a tutti i terreni, al bikepacking che distribuisce in modo più efficiente i pesi dei bagagli, necessari per affrontare viaggi di più giorni.

Il cicloviaggiatore ha anche a disposizione piattaforme evolute per pianificare i suoi viaggi (un esempio particolarmente performante è Komoot) e dispositivi gps che lo possono guidare lungo il percorso programmato. Può anche utilizzare Google maps e Street wiew per verificare tratti del percorso e Internet per informarsi sul territorio attraversato e i punti di interesse. E’ sicuramente molto facilitato da queste risorse disponibili a costi accettabili, ma deve comunque dedicarci molto tempo e non sempre con risultati buoni.

Ma, ammesso che sia in grado di pianificare da solo tutto ciò, quello che sicuramente gli manca è la socializzazione dell’esperienza. E questo è uno dei motivi che lo spingono a partecipare ad un evento bikepacking unsupported, pagando un costo di iscrizione.

Condividere con altri sconosciuti un’esperienza di questo tipo, sicuramente la arricchisce perchè viaggiare insieme, casualmente e per brevi o lunghi tratti, lungo un percorso definito, potendo scegliere dove fare delle soste e socializzare, scambiare emozioni, punti di vista, conoscenze, percezioni, fa si che ci si senta più partecipi e più consapevoli di ciò che si sta vivendo.

In occasione di un evento organizzato questo è più facile che avvenga proprio perchè non c’è competizione, non ci sono limiti di tempo, si è liberi di vivere l’esperienza senza vincoli. Il tutto potendo contare sulla presenza lungo il percorso di molte persone con cui si condivide un modo di interpretare l’esperienza del viaggio e della scoperta dei luoghi.

Ma c’è dell’altro. Chi organizza eventi di questo tipo, in genere ha competenze specifiche di viaggi in bicicletta, conoscenza del territorio sia dal punto di vista morfologico che storico e culturale. Il lavoro che viene svolto per la preparazione di tutto quello che c’è di immateriale è difficilmente misurabile con parametri oggettivi, perchè la traccia che viene fornita non è solo lo strumento di base necessario per procedere in sicurezza e non perdersi, ma è lo “script” che precede una sceneggiatura che sarà sviluppata ed interpretata dai partecipanti. Non è quindi solo una traccia funzionale, ma possiede altri valori che si rivelano solo a chi è in grado di interpretarli.

Le strade non sono tutte uguali. Quando vengono scelte per inserirle nel percorso, si valutano non solo per il fondo e le asperità che presentano ma, in modo particolare per ciò che percorrendole ti mostrano e ti fanno conoscere. I centri storici sono spesso inaccessibili e per addentrarvisi bisogna conoscere da dove entrare e, una volta entrati, sapere dove andare per raggiungere le cose da vedere e da conoscere per dare senso al viaggio. Anche l’orario ha la sua importanza. Ogni luogo, in base all’ora in cui lo si vive, alla stagione e alle condizioni climatiche, assume colori e forme diverse. Ogni paesaggio è anch’esso diverso e chi disegna la traccia, suggerisce anche quelle che sono le condizioni migliori per vivere l’esperienza.

Certamente questo dipende da chi è il regista e chi sono gli attori. Quando si va al cinema non si va a caso. Tra un film bello e un film brutto, con la stessa apparente trama, la differenza la fanno gli autori, i produttori, i registi, gli sceneggiatori, le maestranze tutte e poi, non ultimi, gli attori.

Chi organizza un evento Bikepacking unsupported, si occupa di tutto questo, anche della scelta degli attori. Questi sono coloro che, consapevolmente scelgono di partecipare all’evento sapendo che devono assumersi l’onere di interpretare il viaggio e di renderlo un’esperienza memorabile, seguendo la traccia e le indicazioni del regista, ma, nel caso, anche sapendo di dover improvvisare.

E’ solo così che ha senso partecipare all’evento il cui costo compensa solo parzialmente il lavoro che c’è dietro per organizzarlo in modo mirabile.

Il consiglio che vi do è quello di non andare a caso e di selezionare quegli eventi che sono organizzati da gruppi di persone con diverse competenze, non solo riferite al mondo della bicicletta, che sono in grado di garantire tutto ciò che di immateriale c’è in un evento di questo tipo. Lascite stare i pacchi gara e i gadgets che vi vengono offerti.

La prima cosa da imparare per diventare cicloviaggiatori consapevoli è quella di eliminare il superfluo e alleggerire la bici, il corpo e la mente.

Il prossimo 7 settembre 2024, a Pisa, presso il Parco di San Rossore, avrà inizio la Francigena Bike Adventure un’esperienza di viaggio in bici in Toscana, con la formula bikepacking, quindi, autogestita e non supportata. Il percorso è stato disegnato seguendo le tracce della Via Francigena e dell’antica Via del Sale. L’evento, a cui parteciperanno ciclisti provenienti da tutto il mondo, è alla prima edizione e si caratterizza per non avere limiti di tempo. I partecipanti potranno completarlo in base alle proprie esigenze e al tipo di esperienza che vorranno vivere, alla scoperta di una regione sorprendente per varietà di paesaggi e bellezza diffusa.

Il video di presentazione che gira in questi giorni sui social ti fa venire voglia di partire per affrontare questa avventura che è pensata come una sorta di “master” per ciclisti che vogliono diventare cicloviaggiatori. Non si tratta infatti di una sfida estrema, ma di una esperienza cicloturistica che ti insegna a pensare la bicicletta in modo diverso, come il mezzo di trasporto più bello e più divertente per conoscere il mondo.

La Toscana è la location perfetta per questa avventura che, ciascun partecipante, come se girasse un film, potrà interpretare scegliendo un copione da seguire o “recitare a soggetto”. Avrà a disposizione un “canovaccio”, realizzato dalle guide esperte che hanno disegnato il percorso tenendo conto di atmosfere, suggestioni, e variazioni percettive che un territorio così ricco di storia e di storie può offrire a chi le sa cogliere.

Io ho provato ad utilizzare l’Intelligenza Artificiale, attualmente a disposizione, per creare una realtà virtuale, molto vicina a quella realtà immaginata e condivisa da noi umani, generata da algoritmi in grado di interpretare il significato delle nostre parole che definiscono non solo oggetti, ma anche emozioni, espressioni, contesti.

Il risultato è sorprendente e supera le mie aspettative. Ovviamente ho rielaborato parzialmente le immagini generate dall’applicazione per generare un video di 30″, senza pretese, ma che rende l’idea del potenziale di applicazioni come Image Creator di Bing che ho utilizzato in questo caso.

La selezione è necessaria perchè non sempre il programma genera immagini pienamente corrispondenti alle richieste, ma, in questo caso, le poche immagini scelte per questo video, sono in grado di far percepire un’esperienza di viaggio in Toscana con immagini di Pisa, Siena, San Gimignano, paesaggi con cipressi, e momenti di sosta.

Concludo questo post con un’immagine ancora più sintetica (sicuramente discutibile) che mette insieme il viaggio in bicicletta in Toscana e la Via Francigena attraverso un sogno che fa la ragazza mentre si riposa, dove appare un cavaliere Templare (icona del pellegrinaggio, attraverso la Francigena, in Terrasanta).

Vai al Sito della Francigena Bike Adventure

Vai al Video di presentazione sui social della Francigena Bike Adventure

Vai al Video realizzato con le immagini generate dall’Intelligenza Artificiale

Che cosa importa se la strada è bianca o grigia se è il mondo esterno e quello interiore ad essere colorato ?

Quello del gravel è un fenomeno recente, nato negli USA, che si sta diffondendo rapidamente in tutti i continenti. Come già accaduto per la Mountain bike, un’idea apparentemente strampalata, è diventata una moda contagiosa.

La bicicletta “Gravel” ha il telaio e il manubrio che la fanno assomigliare alla bici da corsa, ma ha ruote “grasse” simili alla Mountain Bike. Se poi la osserviamo con maggiore attenzione ci accorgiamo che le somiglianze sono solo apparenti perché la bici Gravel è una bicicletta nuova, del tutto diversa dalle precedenti, con caratteristiche distintive proprie che corrispondono a un nuovo modo di interpretare la bicicletta in riferimento a nuova filosofia di vita.

Chi ama la velocità e ha poco tempo a disposizione per praticare il Ciclismo come sport, si compra una bici da corsa. Chi ama percorsi accidentati, immersi nella natura, acquista una Mountain bike. Chi ha tempo e voglia di pedalare senza fretta, alla scoperta di territori sconosciuti, senza doversi preoccupare del tipo di terreno che incontrerà lungo il percorso, sceglierà una bicicletta Gravel.

Sull’argomento bici Gravel, negli ultimi anni è stato scritto e detto molto per cui non credo che sia utile in questo articolo parlare delle caratteristiche tecniche di questa nuova bicicletta ma, ciò che più mi interessa, è cercare di capire cosa sia l’esperienza Gravel.

Questo anche perché, in base alle varie offerte dei costruttori e alle scelte dei vari componenti della bici (copertoni più o meno tassellati, tubeless, ruote), questa può assumere caratteristiche completamente diverse avvicinandosi troppo o alla Mountain bike e alla bici da corsa. Non prendiamo in considerazione questi estremi e concentriamoci su cosa si possa fare con la bici allestita per viaggiare e non per partecipare a competizioni o cimentarsi su percorsi particolarmente sconnessi e impervi.

La bici Gravel deve scorrere su asfalto e avere grip sullo sterrato. Questo è ciò che serve per viaggiare senza limiti. Non si tratta quindi di una semplice scelta tecnica ma di una modalità di affrontare un percorso avendo l’obiettivo del viaggio e della scoperta del territorio.

Non avere vincoli di tipo tecnico per la scelta del percorso, ti permette di concentrarti sull’esperienza del viaggio.

Il viaggio non può essere condizionato dal tipo di fondo da percorrere ma dalle cose che vuoi vedere e i luoghi che vuoi raggiungere, possibilmente lontano dal traffico e dai pericoli, in uno stato mentale il più possibile libero da preoccupazioni e da stress.

La scelta del percorso non è quindi determinata dal fondo stradale che può essere indifferentemente asfaltato, sterrato, ghiaioso, liscio o con presenza di buche.

Chi usa la bici gravel, nonostante questa sia dotata di rapporti agili che consentono di superare qualsiasi asperità, non ha problemi, nel caso, a scendere dalla bici e a spingerla per brevi tratti, in situazioni difficili.

Su asfalto si viaggia che è un piacere perché i copertoni grandi e più larghi smorzano le vibrazioni del fondo che, ormai, sulle nostre strade secondarie è quasi sempre sconnesso, e, quindi, quando si passa da un tratto sterrato, dove ci si diverte guidando, ad un tratto asfaltato, non si perde il piacere della guida, anzi, poiché le strade scelte sono prive di traffico, si continua il viaggio, rilassati, senza badare al fondo della strada.

Detto questo, ritengo che quando si programma un viaggio o semplicemente un giro in bici con la gravel, non è necessario andare a cercare a tutti i costi la ghiaia, ma ci si deve (e ci si può) concentrare sulla bellezza del percorso, sul paesaggio, sui borghi da visitare, sui punti di interesse da raggiungere.

In fondo, cosa importa se la strada è bianca o grigia se è il mondo esterno e il nostro mondo interiore che ci appare coloratissimo nei nostri viaggi ?

Un nuovo modo di vivere una avventura in bicicletta alla scoperta di un territorio magico.

Il Brevetto che ti qualifica come “Eroe di Castelluccio” lo puoi conseguire quando vuoi tu, scegliendo il giorno per te più congeniale nel corso dell’anno. L’unico limite è costituito dalle 24 ore entro le quali devi conseguirlo, ma in realtà non è un limite vero e proprio perché, per percorrere i 143 km previsti, con 3700 m di dislivello, sono mediamente sufficienti 12 ore, comprese le soste.

Le 24 ore significano che puoi scegliere di fare tutte le soste che vuoi e anche dormire la notte, ma il percorso devi comunque completarlo in quell’arco di tempo e non puoi decidere di farlo in due o tre volte oltre le 24 ore.

L’altra caratteristica che rende questo Brevetto innovativo è che puoi scegliere dove iniziarlo e concluderlo in una qualsiasi delle 4 località che vengono toccate dal percorso.

Caratteristiche del percorso

Puoi infatti scegliere di iniziarlo da Castelluccio di Norcia o, indifferentemente da Visso, da Arquata del Tronto o da Norcia.

Da ciascuna delle tre località, poste a circa 600 m, bisogna raggiungere i circa 1500 m dei tre valichi, per poi scendere nella Piana di Castelluccio a circa 1300 m.

Il paese di Castelluccio è posto a 1420 m e bisogna raggiungerlo per tre volte così le salite da affrontare arrivano ad un totale di 9.

Non ci sono controlli e timbri da apporre ma fa fede la traccia memorizzata del percorso effettuato attraverso un dispositivo gps o una delle tante applicazioni per smartphone disponibili gratuitamente sul mercato.

Le Cronoscalate cronometrate

Quella maggiormente consigliata è STRAVA poiché ha anche la funzione di cronometrare i segmenti che si trovano lungo il percorso (purtroppo da quest’anno questa funzione specifica è a pagamento) e, quindi, ti permette di confrontare i tempi impiegati nelle 9 cronoscalate da chiunque le abbia affrontate nel corso degli anni.

Cronoscalata da Norcia (segmento STRAVA)

Cronoscalata da Visso (segmento STRAVA)

Cronoscalata da Arquata del Tronto (segmento STRAVA)

Una volta ottenuto il brevetto puoi comunque chiedere l’autorizzazione agli organizzatori di entrare a far parte del gruppo STRAVA denominato “Eroi di Castelluccio” che è riservato solo a coloro che hanno conseguito il brevetto e, quindi, il confronto delle prestazioni è più coerente.

Suggerimenti

Personalmente ho ottenuto il brevetto in una bellissima giornata di ottobre del 2020 partendo da Castelluccio di Norcia al mattino e completando la sfida la sera con il buio.

Il vantaggio di partire da Castelluccio è di poter passare per 3 volte dal parcheggio dove hai lasciato la tua auto e, eventualmente, aggiungere una mantellina o, togliersi una maglia di troppo nelle ore più calde. A Castelluccio, nonostante i segni evidenti del recente sisma, funzionano tutti i servizi con molti punti di ristoro e buonissimi prodotti tipici locali.

Il periodo scelto, ottobre, è consigliassimo per l’atmosfera magica che avvolge tutti i luoghi attraversati. Non c’è traffico e si viaggia nel silenzio, immersi nella natura. Si sta quasi sempre oltre i 1000 metri per cui al mattino e alla sera le temperature sono basse, ma, con l’abbigliamento giusto non è un problema.

Nei mesi invernali non è consigliabile tentare l’impresa per via della neve quasi sempre presente nei valichi e nel Pian Grande. A primavera inoltrata si può tentare di programmarla verificando prima le condizioni delle strade e le previsioni del tempo. In estate è bene evitare i weekend per via del traffico di auto, moto e camper.

 

Ci sono molti modi per disegnare un percorso e generare un file gpx. Il metodo migliore e più preciso è naturalmente quello di registrare la traccia con il proprio ciclocomputer. Il file gpx così generato conterrà anche tutte le informazioni rilevate lungo il percorso (oltre all’altimetria anche la velocità, la media ecc.). Questo file viene letto come reale da qualsiasi visualizzatore che si può trovare sul Web (Openrunner, Strava, Bikemap ecc.).

Esiste però un altro modo, più semplice, di generare file gpx ed è quello di utilizzare direttamente le funzionalità messe a disposizione a tale scopo dai programmi di visualizzazione. A differenza dei files generati realmente, questi contengono solo informazioni relative al percorso, come distanza e altimetria, ma il tempo di percorrenza viene solo stimato in base ai parametri di chi lo genera (età, altezza, peso ecc.).

A che cosa servono questi file gpx generati a tavolino ?

Principalmente a due cose:

1 – verificare un percorso prima di farlo, misurando la distanza e il dislivello altimetrico

2 – generare un file gpx da caricare sul dispositivo (ciclocomputer o App) che vi guiderà lungo il percorso

Nel primo caso l’utilità sta nel prevedere cosa ci aspetta programmando la nostra esperienza di viaggio, nel secondo caso, la traccia ci aiuta a seguire il percorso che abbiamo programmato, senza perderci.

Sicuramente questa possibilità, che ci viene offerta gratuitamente da tutte le piattaforme in commercio, è utilissima e vale la pena perderci un po’ di tempo (pochissimo) per imparare ad usarla.

Dopo averle utilizzate e studiate molte, la mia preferita è STRAVA. E’ quella più semplice, è la più affidabile, è basata su una cartografia leggibile e dettagliata. Di seguito vi spiego come utilizzarla.

Per prima cosa è necessario iscriversi (gratuitamente) e generare un proprio profilo su STRAVA..

Ora che ti sei registrato, segui questi consigli per generare la tua prima traccia gpx con STRAVA. Accedi alla tua dashboard.

Clicca in alto a sinistra e ti comparirà una tendina con “i miei percorsi”. Cliccaci sopra.

Si apre una nuova finestra “I miei percorsi”. Clicca su “Crea nuovo percorso”.

Ora, in alto a sinistra, digita la località da dove vuoi iniziare il percorso. Nel caso dell’esempio “Assisi” in Umbria. Si apre la mappa con al centro Assisi.

Clicca in alto a sinistra sulla rotella e ti si aprirà la pagina con le preferenze. Puoi scegliere se usare la mappa o la visione satellitare e il sistema di misura delle distanze.

Fatto questo devi posizionare il cursore sul punto esatto dove vuoi iniziare il percorso. Ti consiglio di ingrandire la mappa cliccando in alto a sinistra su “+” fino ad ottenere una mappa abbastanza dettagliata.

Posiziona il cursore sul punto di partenza. Apparirà un pallino verde. Posiziona nuovamente il cursore su un altro punto lungo il percorso che intendi tracciare. Si genererà una prima traccia scura. Se, procedendo, posizionerai il cursore su un punto sbagliato, puoi cancellarlo cliccando in alto a sinistra su “annulla”. Non cliccare su “cancella” perchè quel pulsante cancella tutta la traccia e dovrai ricominciare dall’inizio.

Prosegui posizionando il cursore sui punti successivi del tuo percorso. Vedrai che il programma disegnerà automaticamente la tua traccia seguendo la strada sulla mappa. Fai attenzione a inserire i punti lungo le strade che vuoi percorrere tu perchè il programma potrebbe seguire altri tracciati in base ad altri parametri diversi dai tuoi. Controlla quindi la traccia mentre si genera prima di continuare. Nel caso clicca su “annulla” per eliminare l’ultimo tratto.

Arrivato alla fine del tuo percorso, devi salvarlo cliccando su “salva” in alto a destra.

Puoi anche attivare il “dislivello” per vedere l’andamento altimetrico della tua traccia. Appena avrai cliccato su “salva” ti apparirà questa scheda con dei campi da riempire.

Devi dare un nome al tuo percorso. Puoi aggiungere una descrizione che ti potrà servire in seguito quando avrai generato molti percorsi e sarà difficile ricordarli tutti. Fatto questo clicca su “salva”.

Ora che l’hai salvato, potrai visualizzare il tuo percorso.

A questo punto puoi scaricare la traccia gpx che hai generato. Il file avrà il nome che hai assegnato al percorso. Ora potrai caricarlo sul tuo dispositivo.

Se hai un Garmin puoi seguire le istruzioni presenti in questo post https://mybikeway.it/come-inserire-una-traccia-gpx-nel-tuo-garmin/

Se hai un Bryton puoi seguire le istruzioni presenti in questo post https://mybikeway.it/come-inserire-un-file-gpx-nel-tuo-bryton/

Ora puoi utilizzare la traccia che hai caricato sul tuo dispositivo per farti guidare lungo il percorso che hai generato.

Segui questo link per capire cosa è STRAVA

Segui questo link per iscriverti usando uno dei 3 metodi previsti.

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Come sincronizzare il tuo dispositivo con STRAVA https://mybikeway.it/come-sincronizzare-un-dispositivo-gps-con-strava/

Convertire un file .FIT in un file .gpx https://mybikeway.it/convertire-un-file-fit-in-un-file-gpx/

Bryton come alternativa a Garmin ? https://mybikeway.it/bryton-come-alternativa-a-garmin/

Per prima cosa pensiamo ad un luogo dove ci piacerebbe andare e poi, stabiliamo quando. Ci sono moltissimi luoghi che vorremmo scoprire in bicicletta, ma spesso ci manca la determinazione per scegliere una destinazione tra le altre. In oltre bisogna anche decidere in che periodo staccare dalla routine e prendersi il tempo necessario, dopodiché organizzare il percorso, suddividerlo in tappe, trovare dove dormire. Insomma, ci sembra tutto molto complicato e, alla fine, rimandiamo la decisione.

In questo caso, non ci scoraggiamo e facciamoci aiutare accogliendo i suggerimenti che ci offre il web. Proviamo a interrogare Google e le altre piattaforme social facendo una domanda del tipo “avventure in bicicletta” e cominceranno ad arrivarci dei messaggi, cliccando sui quali, gli algoritmi delle varie piattaforme affineranno sempre di più le risposte che ci verranno fornite. In genere questo controllo da Grande Fratello risulta fastidioso, ma in questo caso, può essere utile.

Sicuramente compariranno messaggi con proposte generiche di tour operator o di organizzatori di eventi. Lasciamoci guidare e andiamo a vedere che cosa ci propongono. In genere ogni proposta è descritta all’interno di un sito Internet o ha un proprio dominio. Nel secondo caso gli organizzatori hanno investito risorse proprio per informarvi al meglio. Se la descrizione è generica e poco interessante, lasciate perdere. Se, invece, attira la vostra attenzione, approfondite. Il sito di un evento ben organizzato non può lasciare niente al caso. Tutto deve essere chiaro e comprensibile.

Personalmente sono portato ad escludere le offerte dei Tour Operator, anche se alcuni dei pacchetti proposti sono interessanti, ed anche non necessariamente costosi. Preferisco quasi sempre organizzare l’esperienza da solo ma, a volte, non conoscendo i territori che mi piacerebbe scoprire, mi interessa andare a vedere cosa propongono gli organizzatori di eventi bikepacking.

Questo per due ragioni: loro conoscono molto meglio di me i percorsi che propongono e poi, se organizzano un evento che richiama molte persone, si assumono anche la responsabilità di ciò che dicono e fanno. E’ un po’ come andare al cinema, si sceglie il film in base al titolo, al genere, alla storia che si presume possa interessarci, agli interpreti e, principalmente al regista, che è quello che più garantisce un buon film.

Ecco, chi organizza un evento bikepacking unsupported è un po’ come un regista di un film che segue una sua sceneggiatura e una logica di svolgimento, con la sola differenza che gli attori non li sceglie lui ma siete voi che scegliete di essere uno di loro.

Questa decisione è importantissima perchè vi costringe a impegnare il vostro tempo ritagliandovi quello necessario a raggiungere il luogo di partenza, a suddividere il percorso in tappe di più giorni in base alle vostre caratteristiche ed esigenze, a programmare il ritorno a casa. Una volta deciso l’intervallo di tempo che vi vorrete dedicare, sarà più facile organizzare la vostra assenza dal lavoro, sistemare gli impegni familiari, coordinare la vostra agenda.

Se l’evento a cui avete scelto di partecipare è ben organizzato, una volta iscritti, probabilmente non vi verrà fornita subito la traccia gps del percorso, ma sarete informati sui punti di interesse che potrete raggiungere e, in base a questi e alle informazioni sul chilometraggio e i dislivelli da superare, potrete iniziare a programmare le tappe.

Se pensate di dormire tutte le notti o solo in alcune in un agriturismo, agricampeggio, B&B o albergo, Individuata una località dove presumibilmente pensate di pernottare, iniziate a interrogare Booking.com, il sito di prenotazioni alberghiere che, una volta selezionata la località e la data del pernottamento, vi offrirà una panoramica delle strutture disponibili con i prezzi, le caratteristiche e le foto. Vi proporrà anche una mappa del territorio circostante con dei segnalini bianchi o rossi che individuano le strutture (quelli bianchi sono disponibili, quelli rossi no). Selezionata la struttura che più vi piace e fa al caso vostro, potete procedere alla prenotazione. Nel 90% dei casi quando si prenota si ha l’opzione della cancellazione gratuita entro pochi giorni prima della data inserita. E’ solo necessario fornire una carta di credito a garanzia della prenotazione e poi pagare direttamente nella struttura.

Se siete più avventurosi e pensate di dormire all’aperto con la tenda o con l’amaca, l’organizzazione sarà più semplice e non dovrete prenotare strutture per il pernottamento, ma dovrete pensare all’attrezzatura. Se scegliete di dormire dove capita, anche ai bordi della strada, sarà sufficiente un sacco a pelo e un materassino gonfiabile, oppure preferite dormire in tenda o su un’amaca e, allora, dovrete procuravi o l’una o l’altra e calibrare bagagli e pesi. Esistono soluzioni interessanti che utilizzano tecnologie, materiali e componenti che riducono il peso, garantendo funzionalità e maneggevolezza.

Per vivere un’esperienza di questo tipo è consigliabile sperimentare prima l’attrezzatura dormendo all’aperto almeno una volta, non troppo lontano da casa, così da capire cosa significa. Sicuramente è più scomodo che dormire in albergo, ma essere costantemente immersi nella natura ha i suoi innegabili vantaggi.

Questa scelta rende ancora più interessante la preparazione del viaggio che, in questo caso, non può essere improvvisata. E’ necessario informarsi bene e avvicinarsi all’evento sperimentando soluzioni appropriate.

Avendo organizzato viaggi in bicicletta utilizzando entrambe le modalità non saprei cosa consigliare. Uno degli elementi che può influire pesantemente sulla scelta è la condizione climatica. D’estate è tutto più facile, mentre in primavera e in autunno è un po’ più complicato per via della pioggia e per l’escursione termica tra il giorno e la notte. Comunque, pur avendo programmato una avventura tutta all’aria aperta, se piove o è freddo, è sempre possibile riprogrammare le soste e cercare una struttura che ci ripari. In questo caso è utile poter fare affidamento anche a compagni di viaggio occasionali che possono suggerirci soluzioni strada facendo o, addirittura, fare in modo che le strutture da loro prenotate ci possano accogliere all’ultimo momento con soluzioni di fortuna.

In questo caldo autunno del 2023 abbiamo esplorato un territorio che non conoscevamo e che, in modo inaspettato, ci ha affascinato per i paesaggi e per l’atmosfera fuori dal tempo che si respira in questi borghi silenziosi sparsi sulle colline dell’entroterra Adriatico marchigiano.

Arcevia è il borgo più importante. Il suo comune si estende a dismisura a comprendere molti piccoli borghi anch’essi arroccati, a testimonianza di un territorio conteso nei secoli per la sua bellezza e per la fertilità della terra.

Le strade sono tutte ben tenute, senza traffico, con i bordi erbosi curati e privi di sporcizia. Dovrebbe essere la norma, ma siamo abituati a ben altro percorrendo le strade di questo nostro paese.

Abbiamo trovato un B&B alle falde della collina di Arcevia e il primo giorno siamo andati ad esplorare tre dei nove castelli: Avacelli (borgo con tracce di antiche presenze Templari), Castiglioni (ben conservato e vivace, dove è presente un forno pubblico a memoria della cultura della comunità), Montale (nonostante la mole del castello, il borgo si presenta un po’ desolato rispetto agli altri). A questi Castelli abbiamo anche abbinato la visita di un altro borgo, Serra dei Conti, che si incontra, prima di Montale, percorrendo l’anello in senso antiorario. E’ confinante con il comune di Arcevia e presenta una ben conservata cinta muraria e una imponente porta di ingresso.

 

Il secondo giorno è stata la volta di Arcevia e di altri cinque Castelli. Risalendo la strada che porta ad Arcevia, scopriamo una vista che spazia tra l’appennini umbro marchigiano al mare di Senigallia. Il centro storico è ben conservato e nella piazza principale, lungo il corso, c’è un’ottima pasticceria.

Il primo Castello che si incontra, dopo alcuni bellissimi saliscendi, è quello di Caudino. Piccolo borgo il cui accesso è impreziosito da una bellissima porta di ingresso. Segue poi Palazzo, anch’esso arroccato e con le strette strade ripavimentate con perizia ed eleganza, e poi si continua a salire per raggiungere il crinale che si affaccia sulle due valli di particolare bellezza. E’ forse il tratto più bello da percorrere.

Sia arriva poi al Castello di San Pietro in Musio. Piccolo borgo fortificato con una magnifica vista sulla campagna circostante dove c’è un piccolo ristorante gestito dai proprietari del Piccolo Ranch (poco più a valle, in direzione Palazzo) dove si mangia benissimo.

Gli altri Castelli sono poco distanti. Nidastore e Loretello. Quest’ultimo particolarmente interessante per la rampa di accesso alla porta medievale e per la struttura del borgo. La vista è anch’essa bellissima.

L’ultimo Castello, Piticchio, non lo abbiamo potuto raggiungere per via di un ponte crollato. La deviazione su strada di campagna pianeggiante, per la sua bellezza ci ha ripagato la delusione. Il resto del percorso per tornare ad Arcevia, ripassando per Palazzo, non è meno bello degli altri.

Per visionare le foto e per vedere le tracce dei due percorsi li trovate a questo link che vi rimanda alla mia raccolta con i due itinerari: TRACCE E ROAD BOOK PERCORSI SU KOMOOT

Guardando in tv la classica del Nord “Amstel Gold Race” sono rimasto impressionato dalle bellissime stradine secondarie destinate ad una mobilità dolce, dove automobilisti e ciclisti si rispettano condividendo lo stesso spazio.

Ho scattato queste foto inquadrando la tv, perché sono la prova di un approccio molto pragmatico, volto a risolvere i problemi in modo semplice, creando opportunità.

In Olanda, per consentire la mobilità dolce su strade secondarie, hanno stabilito una regola condominiale: la strada è di tutti, senza distinzione. Alle auto è riservata la carreggiata centrale e ai ciclisti quelle laterali. Ma questo non in modo esclusivo. Le auto viaggiano al centro della strada in presenza di ciclisti, ma possono transitare occasionalmente anche sulla corsia di destra, in assenza di ciclisti, quando sopraggiunge un altro veicolo nella direzione opposta. Ovviamente, tutti devono procedere più lentamente, facendo attenzione. Le linee bianche sono infatti tratteggiate e lasciano liberi i vari utenti di valicarle ma nel rispetto reciproco e in base alle condizioni oggettive del traffico.

E’ possibile che in Italia tutto questo non solo non sia possibile, ma impensabile ?

Perché la soluzione è realizzare nuove infrastrutture e non riqualificare quelle esistenti ?

Costa di più ? No, costa meno.

Ci vuole più tempo ? No, ne basta molto meno. Non si devono fare espropri, trovare risorse ingenti, perdersi in procedure macchinose e dall’esito incerto.

Basta guardarsi intorno, anzi, basta solo guardare una corsa in tv per capire che si può fare.

Spesso si ha bisogno del pensiero laterale per affrontare e risolvere problemi che sembrerebbero senza soluzione.

I temi della sicurezza e della ciclabilità vengono affrontati un po’ da tutti, governo, parlamento, enti locali, comprese le organizzazioni che rappresentano i ciclisti, con la logica delle infrastrutture che ha caratterizzato il XX secolo.

Se le strade a traffico promiscuo sono insicure per i ciclisti, la soluzione apparentemente ovvia è quella di costruire le piste ciclabili (leggi anche “Le ciclabili sono la soluzione per gli automobilisti”), nuove infrastrutture destinate esclusivamente a loro (ma spesso anche ai pedoni) così da confinarli entro binari “sicuri”, togliendoli dalle strade, ed evitando così che siano di intralcio per gli altri veicoli a motore.

Se questa può essere una soluzione in ambito urbano (ma poi vedremo perché non lo è in assoluto), in ambito extraurbano è puramente teorica e difficilmente praticabile, oltre che penalizzante per i ciclisti.

Realizzare una pista ciclabile è come realizzare una nuova strada. Ha dei costi di costruzione rilevanti e necessita di procedure burocratiche (espropri e autorizzazioni) dagli esiti incerti, oltre a tempi lunghi di realizzazione.

Questo vale sia in ambito urbano che extraurbano.

L’esperienza sul campo dimostra che le ciclabili urbane, quelle ben progettate, che seguono criteri logici, non episodiche, che formano una rete percorribile in continuità, sono molto utili e frequentatissime. Ma poche città in Italia posso vantare la presenza di una rete ciclabile con queste caratteristiche. Quasi sempre troviamo solo alcuni tratti di ciclabili ben realizzate che collegano il nulla con il nulla e, chiaramente, non vengono utilizzate dai ciclisti

Quelle extraurbane, quando ben realizzate e interconnesse con punti di scambio intermodale, che attraversano i borghi e i piccoli centri urbani, immerse nella natura e provviste di servizi, sono anch’esse frequentate da numerosi ciclisti. Ma queste ciclabili si contano sulla punta delle dita perché non sono contemplate nell’immaginario dei progettisti e degli amministratori.

Così, quelle realizzate con lo stesso criterio delle autostrade, con un unico punto di accesso e di uscita, separate dal contesto, sono meno frequentate dai ciclisti e, dopo pochi anni dalla loro realizzazione, diventano impraticabili per assenza di manutenzione. Solo i tratti prossimi ai centri abitati vengono frequentati, ma non dai ciclisti. Prevalentemente runner e pedoni con cane al guinzaglio.

Nonostante le poche esperienze realizzate ci insegnino molto sull’utilità e inutilità delle piste ciclabili e ci forniscano utili indicazioni su come progettarle, il pensiero dominate si rifà a questo modello astratto basato sulla separazione virtuale dei flussi di traffico per categorie.

Lo stesso progetto delle ciclovie turistiche nazionali (leggi anche “Che fine hanno fatto i progetti delle Ciclovie…”) risente di questo approccio, nonostante sia evidente la sua impraticabilità nel contesto italiano dove, tranne in pochi tratti pianeggianti, predomina il paesaggio collinare e montuoso che rende impossibile il rispetto degli standard teorici di percorribilità e sicurezza.

La soluzione viene subordinata all’approccio ingegneristico che domina nei ministeri e negli enti locali e il risultato è che i progetti sono particolarmente complessi, le risorse economiche non sono sufficienti, i tempi di realizzazione si allungano a dismisura.

Invece di cambiare rotta, si continua ad affrontare la cosa sempre allo stesso modo con risultati deludenti e scoraggianti.

Qui entra in ballo il pensiero laterale.

Ma perché non pensiamo di utilizzare ciò che già esiste ?

Perché non pensiamo di rendere ciclabili le strade minori esistenti che costituiscono una fitta rete di collegamento tra i numerosissimi borghi e frazioni disseminati nel nostro territorio ?

Si tratta di un patrimonio enorme, di rilevante valore economico, culturale, sociale e turistico, oggi difficilmente valorizzabile perché difficilmente raggiungibile.

Le stesse strade minori sono un patrimonio di grande valore (leggi anche “Strade da Vivere”). Non sono state progettate in base ai criteri della velocità, raramente attraversano montagne con lunghe gallerie, sono integrate nel paesaggio di cui fanno parte, sono utilizzate per le produzioni agricole, servono a collegare e rendere vivibili anche le frazioni più remote.

Queste strade che accarezzano il territorio sono l’eredità plurimillenaria che ci hanno lasciato i nostri antenati.

Perché non utilizzarle ? Perché non costruire, attraverso la loro valorizzazione, un modello alternativo di sviluppo economico, sociale, culturale, basato sulla conoscenza del territorio e sulle comunità e culture che lo abitano ?

E’ più facile di quanto sembri. Si tratta di adottare dei criteri semplici di riclassificazione di questo enorme e complesso patrimonio di strade utilizzando una metodologia di analisi condivisa e praticabile.

Un esempio virtuoso: il Masterplan per la Mobilità Dolce della Provincia di Siena

La Provincia di Siena è la prima provincia italiana che si è dotata recentemente di un Masterplan per la Mobilità Dolce (Leggi l’articolo) basato su una metodologia di indagine che consente la riclassificazione delle strade esistenti secondo parametri ben definiti che, oltre a fotografare l’esistente, suggerisce quali interventi manutentivi e di qualificazione debbano essere realizzati per guadagnare nel tempo un rating che le renda più appetibili, dal punto di vista della percorribilità, fruibilità e sicurezza, ai flussi cicloturistici che si intendono attrarre nei vari territori.

Questa metodologia, validata sul campo, ha richiesto alcuni anni per essere messa a punto ma ora è disponibile per essere applicata su tutto il territorio nazionale grazie al fatto di essere stata adottata dalla Provincia di Siena e da alcuni Comuni del senese che, a livello prototipale, la stanno sperimentando per attrezzare il proprio territorio con una visione unitaria e una logica condivise.

La cosa veramente interessante e innovativa di questo approccio sta nel fatto che questa rete di percorsi cicloturistici non è vista come un organismo statico, e la classificazione dei singoli segmenti che la compongono può essere aggiornata nel tempo a seguito di interventi strutturali migliorativi o condizioni degenerative (per incuria o calamità).

La tecnologia utilizzata (una App che trasferisce i dati rilevati in tempo reale) rende più facile il compito ai gestori delle strade, agli Enti Locali che promuovono i percorsi cicloturistici e ai certificatori che stabiliscono il rating delle singole tratte in base a specifici indicatori.

Sicuramente si tratta di un primo passo utile non solo alla valorizzazione di un territorio particolarmente vocato al cicloturismo, ma di un approccio metodologico innovativo per avviare una nuova fase di valorizzazione delle risorse territoriali.

Per completare l’opera, sarà comunque necessario riuscire ad ottenere anche una riforma del Codice della Strada (Leggi anche “e se il Codice della Strada…”) in grado di recepire le esigenze del cicloturismo e della mobilità slow, introducendo delle semplici norme a tutela della fruizione condivisa delle strade da parte di tutti gli utenti (Leggi anche “Siamo uomini o caporali, ciclisti/automobilisti”).

CICLISTI UNITI PER LA VALNERINA

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA ARRONE – POLINO (a)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA POLINO – ACQUAVIVA (b)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA ARRONE – ACQUAVIVA (a+b)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA CESELLI – MONTE SAN VITO

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA SANT’ANATOLIA – CASO (a)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA CASO – GAVELLI (b)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA SANT’ANATOLIA – CASO – GAVELLI (a+b)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA CASTEL SAN FELICE – FORCA DI CERRO (a+b)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA CASTEL SAN FELICE – FORCA DI CERRO (a)

SEGMENTO STRAVA CRONOSCALATA ARRONE – FORCA D’ARRONE

Appena dopo il terremoto del 2016, si è costituita a Terni una Associazione di ciclisti per raccogliere fondi da destinare a iniziative per il rilancio della Valnerina.

L’Associazione si chiama Ciclisti Uniti per la Valnerina (CUV) e in questi anni ha organizzato molte iniziative finalizzate allo scopo e, appena raggiunta una somma sufficiente, l’ha utilizzata per realizzare il progetto delle Cronoscalate della Valnerina.

La Valnerina, una valle decisamente bella e interessante per la sua natura, per la storia e la cultura di cui conserva straordinarie tracce, è il terminale orografico di valli laterali altrettanto affascinanti, che vi confluiscono e che in pochi conoscono, poiché i flussi turistici sono prevalentemente attratti dal fondo valle.

L’Associazione Ciclisti Uniti per la Valnerina, che è composta da ciclisti che conoscono bene questi territori, con il progetto delle Cronoscalate ha inteso valorizzarli creando le occasioni per andarli ad esplorare in bicicletta.

Sostanzialmente il progetto prevede alcune salite “epiche” per bellezza e difficoltà, segnalate con dei cartelli che indicano l’inizio e la fine del tratto cronometrato, la progressione dei km, un cartello ogni 2 km a scalare (vengono indicati i km dispari mancanti), e i traguardi intermedi.

I segmenti sono presenti su STRAVA e concorrono a definire una classifica che tiene conto di tutti coloro che affrontano le salite utilizzando l’App specifica o semplicemente trasferendo la traccia generata con un dispositivo gps su STRAVA.

Le salite possono essere affrontate singolarmente, in più occasioni, o tutte di seguito scegliendo uno dei due percorsi di 132 km e 3025 m di dislivello complessivo che partono rispettivamente da Arrone (per chi viene da Terni e da Roma) e da Sant’Anatolia di Narco (per chi viene da Spoleto e da Perugia).

TRACCIA PERCORSO TOTALE CON PARTENZA DA ARRONE

TRACCIA PERCORSO TOTALE CON PARTENZA DA SANT’ANATOLIA DI NARCO

Le salite sono tutte impegnative ma su strade poco trafficate, percorribili tutto l’anno. Tre di queste salite prevedono anche un traguardo intermedio per cui, complessivamente si possono programmare 7 differenti salite dove poter testare il proprio stato di forma e partecipare a delle sfide virtuali con tutti coloro che vorranno cimentarsi nelle cronoscalate utilizzando l’App STRAVA che è quella più utilizzata in tutto il mondo e che offre molte funzionalità interessanti come, in questo caso, le classifiche complete su specifici segmenti.

CRONOSCALATA ARRONE – POLINO – ACQUAVIVA

Si parte nei pressi del borgo di Arrone, al bivio tra la Forca di Arrone e la strada per Polino. Il primo tratto è in leggera salita fino a superare le due frazioni di Valleludra e Vallecupa. La salita vera inizia poco prima dell’abitato di Rosciano, appena superato l’acquedotto del Nera, e prosegue costante fino al borgo di Polino, dove è sistemato il traguardo intermedio. La salita prosegue sempre costante con pendenze a due cifre per altri 6 tornanti per poi arrivare alla fontana di Acquaviva dove, poco prima, è sistemato l’Arrivo.

SEGMENTO STRAVA (ARRONE – ACQUAVIVA)

SEGMENTO STRAVA (ARRONE – POLINO)

La salita è impegnativa per pendenza e lunghezza, e va affrontata con intelligenza senza forzare troppo nel primo tratto meno ripido perché poi, non lascia tregua.

CRONOSCALATA CESELLI – MONTE SAN VITO

Si parte nei pressi del borgo di Ceselli, prendendo a destra in direzione Monte San Vito. Dopo il ponte sul Nera si incontra una fontanella e poco dopo c’è il cartello che indica il punto di partenza della Cronoscalata. Dopo un tratto rettilineo (impegnativo) bisogna affrontare 14 tornanti prima di raggiungere il borgo di Monte San Vito.

SEGMENTO STRAVA (CESELLI – MONTE SAN VITO)

La salita è particolarmente impegnativa con una pendenza media del 9% e punte del 16%. Benché non sia la cronoscalata più lunga, è considerata dai ciclisti locali “la bestia nera” perché è veramente impegnativa.

CRONOSCALATA SANT’ANATOLIA – CASO – GAVELLI

Si parte dal piazzale sottostante il borgo di Sant’Anatolia di Narco e, superato il ponte sul Nera si affronta la salita che nel primo tratto, fino all’attraversamento dell’abitato, non si presenta molto dura. Subito dopo inizia un tratto duro con pendenze a due cifre fino ai primi 4 tornanti, superati i quali, diventa più pedalabile e, prima del traguardo intermedio di Caso, addirittura spiana per 500 metri. Dopo il borgo di Caso riprende la salita impegnativa con due coppie di tornanti prima di un tratto pedalabile a cui fa seguito l’ultimo tratto particolarmente impegnativo.

SEGMENTO STRAVA (SANT’ANATOLIA – CASO)

SEGMENTO STRAVA (SANT’ANATOLIA – GAVELLI)

Una cronoscalata che non ha nulla da invidiare alle salite alpine, con un paesaggio bellissimo e un dislivello considerevole. Salita dura per lunghezza e per le pendenze a due cifre nel primo e nell’ultimo tratto.

CRONOSCALATA CASTEL SAN FELICE – FORCA DI CERRO

Si parte nei pressi del borgo di Castel San Felice e si affronta subito il tratto più duro che porta al traguardo intermedio, poco prima del bivio che immette sulla strada proveniente da Piedipaterno. Si prosegue a sinistra superando l’abitato di Grotti per arrivare al valico percorrendo una salita pedalabile.

Delle quattro cronoscalate è sicuramente quella più facile da affrontare ma non è da sottovalutare il primo tratto che presenta pendenze costanti a due cifre.

SEGMENTO STRAVA (CASTEL SAN FELICE – INTERMEDIO)

SEGMENTO STRAVA (CASTEL SAN FELICE FORCA DI CERRO)

Per concludere, penso che questa iniziativa sia l’occasione per conoscere un territorio bellissimo in una modalità innovativa, interpretabile sia in modo rilassato (cicloturistico) che agonistico. Le sfide in salita sono l’anima del ciclismo e in questo modo si ha la possibilità di viverle in totale libertà e senza stress. I segmenti STRAVA sono una innovazione particolarmente interessante e hanno avuto un notevole successo planetario perché danno la possibilità a milioni di ciclisti di cimentarsi in sfide virtuali distanti nel tempo su una infinità di percorsi. Le Cronoscalate della Valnerina, oltre ai segmenti cronometrati, mettono a disposizione una segnaletica di riferimento che fa la differenza.

Purtroppo da quest’anno STRAVA rende visibili i segmenti solo agli abbonati (il costo di abbonamento annuale è di circa 60€) ma, poiché l’accesso alla piattaforma è gratuito, i dati relativi alle cronoscalate di chi non è abbonato sono comunque registrati.

Personalmente avevo già sottoscritto l’abbonamento annuale in precedenza perché ritengo STRAVA una delle poche applicazioni affidabili e utili, ma capisco che chi è abituato ad avere tutto gratis sul web sia poco disposto a pagare per avere un servizio che prima era gratuito. D’altra parte il modello di business di quasi tutte le piattaforme web sta cambiando radicalmente e io preferisco pagare per un servizio utile senza pubblicità invadente, piuttosto che essere disturbato da annunci e offerte mirabolanti di cose che non mi interessano.

Molto spesso si fanno dei lunghi giri in bici con amici e non tutti utilizzano un dispositivo gps, così come non tutti sono in grado di utilizzare il proprio dispositivo gps per seguire o per registrare la traccia del percorso.

In questo caso viene in aiuto STRAVA che consente di condividere la traccia caricata sul proprio profilo con altri amici con cui si è condiviso il giro.

In genere l’operazione di trasferimento della traccia del gps sul proprio profilo STRAVA avviene in automatico, ma conviene comunque aprire la pagina relativa alla traccia, che normalmente viene salvata con un titolo generico tipo “giro dell’ora di pranzo”, e cliccare su “aggiungi una descrizione” e dare un titolo di riferimento alla traccia che corrisponda al tour.

Fatto questo, appena sotto compare questa schermata.

Clicca su “aggiungi amici” e ti comparirà questa schermata con l’elenco degli amici. Clicca sul nome dell’amico e STRAVA invierà la tua traccia all’amico selezionato.

In alternativa, se l’amico non compare sull’elenco o non ha un profilo STRAVA, puoi copiare il link e inviarglielo via email. In questo modo il tuo amico potrà aprire la tua pagina, scaricare il file gpx e caricarlo sul suo profilo STRAVA.

Ovviamente, i dati relativi alla traccia del tuo amico, corrisponderanno ai tuoi, ma se avete fatto il giro in bici insieme…