Una bella pedalata in compagnia di amici vecchi e nuovi. Da Narni, dove l’Istituto Militare ha collocato il Centro geografico d’Italia, verso Civitanova Marche, risalendo la Valnerina, e poi verso Sellano e Colfiorito per ridiscendere da Tolentino fino al mare.

Partiti dopo mezzogiorno del 24 aprile, siamo arrivati prima delle 20 all’Hotel Miramare nella piazza principale di Civitanova dove ci aspettava una piacevole doccia, una cena a base di pesce, una passeggiata lungo il corso, un gelato (il famoso moretto marchigiano) e qualche ora di sonno. Sveglia alle 3,30 e partenza nella notte per il ritorno.

Come sempre bellissimo il passaggio dalla notte al giorno con il sole che sorgeva alle nostre spalle e illuminava la scena di fronte, facendoci scoprire i colori e le forme di quei tanti odori, percepiti, ma nascosti nel buio.

Guidati e, spesso richiamati all’ordine, da Giuseppe Leone, un riferimento per tutti i randonneur, anche grazie alla sua voce inconfondibile per il tono alto e un ostentato accento “fanese”.

Quando si partecipa ad una randonnée su distanze lunghe, i compagni di viaggio cambiano continuamente perchè ciascuno procede con il suo passo e anche se questo coincide, lungo il percorso ci si ferma per mille ragioni. La legge dei grandi numeri poi ti fa incontrare nuovamente e si formano gruppi affiatati e nuove amicizie.

L’unica cosa da rispettare in una randonnée è il tempo massimo e il tempo minimo. Per il resto puoi organizzare il viaggio come vuoi.

Nel mio caso ho preferito sfruttare tutte e 27 le ore a disposizione per una randonnée di 400 km, piuttosto che rinunciare al sonno e arrivare qualche ora prima. Dei 40 randonneur che hanno partecipato alla Tirreno + Adriatico, chi percorrendo 600 km chi 400 km, solo in 3 hanno scelto di non fermarsi a Civitanova Marche per dormire qualche ora. Gli altri hanno fatto la mia stessa scelta. Ovviamente qualcuno è andato più veloce arrivando a Narni prima di me ma, in fondo, possiamo dire di aver vissuto questa esperienza in modo condiviso.

Ci sono vari modi per affrontare una randonnée: agli estremi ci sono il viaggio lento e la sfida con se stessi. Nel mezzo tante combinazioni di queste due cose. Il ciclismo, in tutte le sue forme, è sempre in qualche modo agonistico. Anche se non ci sono classifiche e premi, arrivare prima dell’amico, superarlo in salita, giocare a sfidarsi su un traguardo volante inventato, è sempre un modo per misurarsi e anche per giocare.

Personalmente sono entrato in questo mondo perchè stanco delle ritualità delle numerose granfondo agonistiche a cui ho partecipato, sia su strada che in MTB.

In realtà anche nelle randonnée sopravvive il senso della sfida che, insieme agli altri, è comunque un ingrediente importante.

Infatti se vuoi fare un viaggio in bici per amore della scoperta e dell’avventura non è necessario che tu stabilisca il tempo entro cui arrivare in un certo luogo. La bellezza del viaggio è la meraviglia di ciò che incontri e la seduzione dell’imprevisto.

La randonnée è quell’evento organizzato che meno vincola il tuo viaggio consigliandoti un percorso, obbligandoti solo a passare in certi punti dove sono collocati i rando point per certificare il transito, e di farlo entro certi tempi prestabiliti. E’ l’evento ciclistico che impone meno limitazioni a chi vi partecipa, ma è pur sempre un evento organizzato con delle regole da rispettare.

Se vuoi fare un viaggio in bicicletta non è necessario partecipare ad una randonnée.

Se invece, vuoi condividere un’esperienza di viaggio con amici e con compagni di avventura occasionali, sei il benvenuto in questo mondo di ciclisti, sicuramente un po’ strambi, la cui caratteristica principale però, è quella di essere quasi sempre sorridenti, nonostante la fatica e i disagi del viaggio affrontato in qualsiasi condizione atmosferica.

Lungo il nostro percorso verso il mare Adriatico abbiamo attraversato territori molto diversi tra loro, immersi in paesaggi caratterizzati da una natura incontaminata e da campi coltivati, ben disegnati, in una declinazione infinita di macchie verdi di tonalità differenti.

Appena attraversata la “conca ternana”, abbiamo imboccato la Valnerina passando sotto la Cascata delle Marmore che in questa stagione ha una portata impressionante e che, con il fragore delle acque, crea una cesura tra la realtà industriale lasciata alle spalle e la natura incontaminata che caratterizza questa antica valle, ricca di storia e di testimonianze artistiche e luoghi dello spirito.

A Borgo Cerreto abbiamo lasciato la Valnerina per iniziare una bella salita che ci ha portato a Sellano e poi a Colfiorito.

Proseguendo fino a Civitanova Marche è tutta una discesa che, man mano che procedevamo, si infittiva di traffico generato dai numerosi centri commerciali e zone industriali che caratterizzano la costa adriatica.

Civitanova è piena di vita, specialmente la sera di un giorno prefestivo.

Il ritorno è stato un po’ più faticoso dell’andata per via del vento contrario che ha rallentato molto la nostra andatura, quasi fosse un consiglio a prendersela più comoda e un invito ad osservare una campagna appena sveglia su strade deserte, per via dell’ora.

San Severino Marche e la sua bella piazza vuota, poi Camerino e di nuovo Colfiorito per poi arrivare a Foligno, l’altro “centru de lu munnu“, in competizione con Narni, dove abbiamo pranzato nel famoso Caffé del Centro.

Poi la Ciclabile di Assisi fino a Spoleto, affrontare l’ultima salita di Firenzola e arrivare a Narni nel primissimo pomeriggio.

Ogni percorso ha un suo perché.

Ogni perché ha più di una risposta.

Ma il viaggio continua, sempre diverso.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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