Per prima cosa pensiamo ad un luogo dove ci piacerebbe andare e poi, stabiliamo quando. Ci sono moltissimi luoghi che vorremmo scoprire in bicicletta, ma spesso ci manca la determinazione per scegliere una destinazione tra le altre. In oltre bisogna anche decidere in che periodo staccare dalla routine e prendersi il tempo necessario, dopodiché organizzare il percorso, suddividerlo in tappe, trovare dove dormire. Insomma, ci sembra tutto molto complicato e, alla fine, rimandiamo la decisione.

In questo caso, non ci scoraggiamo e facciamoci aiutare accogliendo i suggerimenti che ci offre il web. Proviamo a interrogare Google e le altre piattaforme social facendo una domanda del tipo “avventure in bicicletta” e cominceranno ad arrivarci dei messaggi, cliccando sui quali, gli algoritmi delle varie piattaforme affineranno sempre di più le risposte che ci verranno fornite. In genere questo controllo da Grande Fratello risulta fastidioso, ma in questo caso, può essere utile.

Sicuramente compariranno messaggi con proposte generiche di tour operator o di organizzatori di eventi. Lasciamoci guidare e andiamo a vedere che cosa ci propongono. In genere ogni proposta è descritta all’interno di un sito Internet o ha un proprio dominio. Nel secondo caso gli organizzatori hanno investito risorse proprio per informarvi al meglio. Se la descrizione è generica e poco interessante, lasciate perdere. Se, invece, attira la vostra attenzione, approfondite. Il sito di un evento ben organizzato non può lasciare niente al caso. Tutto deve essere chiaro e comprensibile.

Personalmente sono portato ad escludere le offerte dei Tour Operator, anche se alcuni dei pacchetti proposti sono interessanti, ed anche non necessariamente costosi. Preferisco quasi sempre organizzare l’esperienza da solo ma, a volte, non conoscendo i territori che mi piacerebbe scoprire, mi interessa andare a vedere cosa propongono gli organizzatori di eventi bikepacking.

Questo per due ragioni: loro conoscono molto meglio di me i percorsi che propongono e poi, se organizzano un evento che richiama molte persone, si assumono anche la responsabilità di ciò che dicono e fanno. E’ un po’ come andare al cinema, si sceglie il film in base al titolo, al genere, alla storia che si presume possa interessarci, agli interpreti e, principalmente al regista, che è quello che più garantisce un buon film.

Ecco, chi organizza un evento bikepacking unsupported è un po’ come un regista di un film che segue una sua sceneggiatura e una logica di svolgimento, con la sola differenza che gli attori non li sceglie lui ma siete voi che scegliete di essere uno di loro.

Questa decisione è importantissima perchè vi costringe a impegnare il vostro tempo ritagliandovi quello necessario a raggiungere il luogo di partenza, a suddividere il percorso in tappe di più giorni in base alle vostre caratteristiche ed esigenze, a programmare il ritorno a casa. Una volta deciso l’intervallo di tempo che vi vorrete dedicare, sarà più facile organizzare la vostra assenza dal lavoro, sistemare gli impegni familiari, coordinare la vostra agenda.

Se l’evento a cui avete scelto di partecipare è ben organizzato, una volta iscritti, probabilmente non vi verrà fornita subito la traccia gps del percorso, ma sarete informati sui punti di interesse che potrete raggiungere e, in base a questi e alle informazioni sul chilometraggio e i dislivelli da superare, potrete iniziare a programmare le tappe.

Se pensate di dormire tutte le notti o solo in alcune in un agriturismo, agricampeggio, B&B o albergo, Individuata una località dove presumibilmente pensate di pernottare, iniziate a interrogare Booking.com, il sito di prenotazioni alberghiere che, una volta selezionata la località e la data del pernottamento, vi offrirà una panoramica delle strutture disponibili con i prezzi, le caratteristiche e le foto. Vi proporrà anche una mappa del territorio circostante con dei segnalini bianchi o rossi che individuano le strutture (quelli bianchi sono disponibili, quelli rossi no). Selezionata la struttura che più vi piace e fa al caso vostro, potete procedere alla prenotazione. Nel 90% dei casi quando si prenota si ha l’opzione della cancellazione gratuita entro pochi giorni prima della data inserita. E’ solo necessario fornire una carta di credito a garanzia della prenotazione e poi pagare direttamente nella struttura.

Se siete più avventurosi e pensate di dormire all’aperto con la tenda o con l’amaca, l’organizzazione sarà più semplice e non dovrete prenotare strutture per il pernottamento, ma dovrete pensare all’attrezzatura. Se scegliete di dormire dove capita, anche ai bordi della strada, sarà sufficiente un sacco a pelo e un materassino gonfiabile, oppure preferite dormire in tenda o su un’amaca e, allora, dovrete procuravi o l’una o l’altra e calibrare bagagli e pesi. Esistono soluzioni interessanti che utilizzano tecnologie, materiali e componenti che riducono il peso, garantendo funzionalità e maneggevolezza.

Per vivere un’esperienza di questo tipo è consigliabile sperimentare prima l’attrezzatura dormendo all’aperto almeno una volta, non troppo lontano da casa, così da capire cosa significa. Sicuramente è più scomodo che dormire in albergo, ma essere costantemente immersi nella natura ha i suoi innegabili vantaggi.

Questa scelta rende ancora più interessante la preparazione del viaggio che, in questo caso, non può essere improvvisata. E’ necessario informarsi bene e avvicinarsi all’evento sperimentando soluzioni appropriate.

Avendo organizzato viaggi in bicicletta utilizzando entrambe le modalità non saprei cosa consigliare. Uno degli elementi che può influire pesantemente sulla scelta è la condizione climatica. D’estate è tutto più facile, mentre in primavera e in autunno è un po’ più complicato per via della pioggia e per l’escursione termica tra il giorno e la notte. Comunque, pur avendo programmato una avventura tutta all’aria aperta, se piove o è freddo, è sempre possibile riprogrammare le soste e cercare una struttura che ci ripari. In questo caso è utile poter fare affidamento anche a compagni di viaggio occasionali che possono suggerirci soluzioni strada facendo o, addirittura, fare in modo che le strutture da loro prenotate ci possano accogliere all’ultimo momento con soluzioni di fortuna.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Vi espongo il mio punto di vista, i pro e i contro, e le ragioni per partecipare.

In giro per il mondo sta prendendo piede una tipologia di evento in bicicletta che esce dai canoni conosciuti e sperimentati delle granfondo, dei raduni e delle randonnée. Si tratta degli eventi bikepacking unsupported che, a prima vista, sembrano delle cose senza senso, perchè in cambio del costo di iscrizione, ti viene fornita solamente una traccia gps da seguire, una data e un luogo di partenza. Tutto il resto devi organizzartelo da solo e a tue spese.

Il percorso non è presidiato, si viaggia ad andatura libera rispettando il codice della strada e, se si completa il percorso, viene rilasciato semplicemente un attestato di partecipazione. Chi paga una iscrizione a tipologie di evento tradizionali, in genere è abituato ad avere altri servizi: strade presidiate, senza auto, assistenza medica, ristori lungo il percorso, eventuali pernottamenti per eventi di più giorni (anche se in strutture spartane), all’arrivo spogliatoi con docce e pasta party, infine, il pacco gara con tutta una serie di cose, quasi sempre inutili, che vengono raccolte dagli organizzatori dai vari sponsor che contribuiscono con loro prodotti.

Il percorso degli eventi tradizionali viene studiato in funzione del suo svolgimento. In genere si evitano gli attraversamenti dei centri storici e, per esigenze organizzative, si stabilisce un tempo massimo per il suo completamento. Quando si partecipa ad un evento del genere lo si fa quasi sempre per mettersi alla prova, in competizione con altri. Nonostante si condivida l’esperienza con molti altri ciclisti, le interazioni sono limitate. Ci si ritrova in griglia di partenza e, se va bene al pasta party. Per il resto l’esperienza è individuale. Il percorso viene percepito per le asperità che presenta, per il tipo di fondo e per le condizioni atmosferiche, quasi mai ci si accorge del paesaggio che si attraversa.

Personalmente ho partecipato a moltissimi di questi eventi, dalla Maratona delle Dolomiti, alla Sella Ronda Hero, alla 9 Colli, alla Dolomiti Superbike, all’Eroica, tanto per citare le più conosciute, e di tutte queste manifestazioni conservo un bel ricordo. Ancora più belli i ricordi delle randonnée a cui ho partecipato: la Alpi 4000, la 666 Miglia, la Monaco-Ferrara e la Parigi Brest Parigi.

Proprio quest’ultima mi ha fatto cambiare idea, abbandonando questo modo di interpretare il ciclismo. Nel 2019 ho fatto solo metà percorso arrivando vicino a Brest per poi decidere di ritirarmi dall’evento e di trasformare quell’esperienza in una vacanza in bicicletta andando a Mont Saint Michelle e poi sul Galibier e altre mitiche salite sulle Alpi. Ho capito che, nonostante il clima di quell’evento sia particolarmente stimolante per la presenza di un pubblico calorosissimo e motivante lungo tutto il percorso, questo è particolarmente noioso, monotono e privo di punti di interesse. Ma quello che ho compreso è che l’esperienza del viaggio in bicicletta può essere notevolmente più interessante se vissuta senza lo stress del risultato.

Quindi, perchè partecipare ad eventi organizzati ?

Da quel momento non ho più partecipato ad eventi organizzati.

Per quale motivo ora ho cambiato nuovamente idea ?

In verità non è che ho proprio cambiato idea, è che in questi ultimi anni sono cambiati alcuni di questi eventi che non sono più competitivi come gli altri (che continuano ad esistere e a raccogliere consensi) ma si rivolgono ad un pubblico diverso che, nel frattempo, è cresciuto sia numericamente che qualitativamente.

Non stiamo più parlando del cicloamatore che ha nell’agonismo il motivo principale della sua passione, ma della figura del cicloviaggiatore, che vive l’esperienza dell’andare in bicicletta in modo completamente diverso, attento al paesaggio, ai luoghi da visitare, alle interazioni con le comunità, alla conoscenza del territorio, della sua storia e della cultura che lo caratterizza e lo permea.

Il cicloviaggiatore, in genere, è in grado di pianificare da solo il percorso, individuando mete e cose da vedere e da vivere. Viaggia da solo o in coppia o, in compagnia di piccoli gruppi di amici che condividono il suo modo di vivere l’esperienza. Sostanzialmente è autonomo e è in grado di organizzarsi programmando dove sostare, dove mangiare e dove e come dormire.

A questa tipologia di ciclista, sempre più numerosa, il mercato, negli ultimi anni, ha fornito attrezzature adeguate al viaggio, dalla bicicletta Gravel, adatta a tutti i terreni, al bikepacking che distribuisce in modo più efficiente i pesi dei bagagli, necessari per affrontare viaggi di più giorni.

Il cicloviaggiatore ha anche a disposizione piattaforme evolute per pianificare i suoi viaggi (un esempio particolarmente performante è Komoot) e dispositivi gps che lo possono guidare lungo il percorso programmato. Può anche utilizzare Google maps e Street wiew per verificare tratti del percorso e Internet per informarsi sul territorio attraversato e i punti di interesse. E’ sicuramente molto facilitato da queste risorse disponibili a costi accettabili, ma deve comunque dedicarci molto tempo e non sempre con risultati buoni.

Ma, ammesso che sia in grado di pianificare da solo tutto ciò, quello che sicuramente gli manca è la socializzazione dell’esperienza. E questo è uno dei motivi che lo spingono a partecipare ad un evento bikepacking unsupported, pagando un costo di iscrizione.

Condividere con altri sconosciuti un’esperienza di questo tipo, sicuramente la arricchisce perchè viaggiare insieme, casualmente e per brevi o lunghi tratti, lungo un percorso definito, potendo scegliere dove fare delle soste e socializzare, scambiare emozioni, punti di vista, conoscenze, percezioni, fa si che ci si senta più partecipi e più consapevoli di ciò che si sta vivendo.

In occasione di un evento organizzato questo è più facile che avvenga proprio perchè non c’è competizione, non ci sono limiti di tempo, si è liberi di vivere l’esperienza senza vincoli. Il tutto potendo contare sulla presenza lungo il percorso di molte persone con cui si condivide un modo di interpretare l’esperienza del viaggio e della scoperta dei luoghi.

Ma c’è dell’altro. Chi organizza eventi di questo tipo, in genere ha competenze specifiche di viaggi in bicicletta, conoscenza del territorio sia dal punto di vista morfologico che storico e culturale. Il lavoro che viene svolto per la preparazione di tutto quello che c’è di immateriale è difficilmente misurabile con parametri oggettivi, perchè la traccia che viene fornita non è solo lo strumento di base necessario per procedere in sicurezza e non perdersi, ma è lo “script” che precede una sceneggiatura che sarà sviluppata ed interpretata dai partecipanti. Non è quindi solo una traccia funzionale, ma possiede altri valori che si rivelano solo a chi è in grado di interpretarli.

Le strade non sono tutte uguali. Quando vengono scelte per inserirle nel percorso, si valutano non solo per il fondo e le asperità che presentano ma, in modo particolare per ciò che percorrendole ti mostrano e ti fanno conoscere. I centri storici sono spesso inaccessibili e per addentrarvisi bisogna conoscere da dove entrare e, una volta entrati, sapere dove andare per raggiungere le cose da vedere e da conoscere per dare senso al viaggio. Anche l’orario ha la sua importanza. Ogni luogo, in base all’ora in cui lo si vive, alla stagione e alle condizioni climatiche, assume colori e forme diverse. Ogni paesaggio è anch’esso diverso e chi disegna la traccia, suggerisce anche quelle che sono le condizioni migliori per vivere l’esperienza.

Certamente questo dipende da chi è il regista e chi sono gli attori. Quando si va al cinema non si va a caso. Tra un film bello e un film brutto, con la stessa apparente trama, la differenza la fanno gli autori, i produttori, i registi, gli sceneggiatori, le maestranze tutte e poi, non ultimi, gli attori.

Chi organizza un evento Bikepacking unsupported, si occupa di tutto questo, anche della scelta degli attori. Questi sono coloro che, consapevolmente scelgono di partecipare all’evento sapendo che devono assumersi l’onere di interpretare il viaggio e di renderlo un’esperienza memorabile, seguendo la traccia e le indicazioni del regista, ma, nel caso, anche sapendo di dover improvvisare.

E’ solo così che ha senso partecipare all’evento il cui costo compensa solo parzialmente il lavoro che c’è dietro per organizzarlo in modo mirabile.

Il consiglio che vi do è quello di non andare a caso e di selezionare quegli eventi che sono organizzati da gruppi di persone con diverse competenze, non solo riferite al mondo della bicicletta, che sono in grado di garantire tutto ciò che di immateriale c’è in un evento di questo tipo. Lascite stare i pacchi gara e i gadgets che vi vengono offerti.

La prima cosa da imparare per diventare cicloviaggiatori consapevoli è quella di eliminare il superfluo e alleggerire la bici, il corpo e la mente.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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