E’ successo così che un giorno, mentre affrontavo una salita di 5 km, in mezzo alle verdi colline umbre, in una stupenda giornata di sole, mi è venuto in mente di provare a pedalare ascoltando contemporaneamente musica. 

Essendo stata un’idea estemporanea, quindi non premeditata, ho dovuto adattare l’esperimento al tipo di musica che avevo in quel momento a disposizione: un’alternarsi di musica soft, molto rilassante con musica a ritmo più sostenuto.

Quando la musica che ascoltavo era quella con ritmo sostenuto e ovviamente di mio gradimento, notavo un’energia nel pedalare più alta, uno sforzo ridotto e di conseguenza un minore affaticamento. Sfruttavo i brani soft, più lenti per recuperare e ricaricarmi, pronta per affrontare più energeticamente il tratto di salita successivo al ritmo di musica più stimolante. 

Da questa semplice esperienza  (vedo ovunque ciclisti e runners “equipaggiati” di cuffiette e ipod !!), fatta però con consapevolezza, mantenendo una attenzione a ciò che stava avvenendo, ho prima di tutto capito meglio come funziona il mio corpo e la mia mente, come entrambi reagiscono permettendomi di migliorare la performance, che nel mio caso ha significato terminare una salita impegnativa senza quasi accorgermene, sicuramente avendo acquisito quell’energia in più, tramite la meditazione, il pedalare e la musica giusta, grazie alla quale tutto sembrava svolgersi con la massima naturalezza e senza fatica. 

Sapevo già degli effetti positivi della musica sull’umore, degli effetti ansiolitici e della capacità di favorire la concentrazione, per questo i chirurghi durante le operazioni spesso ascoltano musica.

Allo stesso modo sapevo che ascoltare musica può rendere euforici, può allentare le tensioni emotive e conseguentemente quelle muscolari producendo un effetto rilassante. 

Sapevo che il binomio musica più esercizio fisico produce un aumento dei livelli di prestazione, agendo anche sull’abilità motoria e sulla motivazione dell’individuo. Per tutti questi motivi la musica, in alcune discipline, è vietata durante le gare perché considerata un vero e proprio doping. 

Ho voluto approfondire meglio, dal punto di vista scientifico, gli effetti della musica, intesa come vibrazione, a livello delle cellule del nostro organismo, quindi sulla salute del corpo fisico, compresa la performance sportiva, sul nostro sentire, sul nostro vivere.

Nelle antiche culture, d’altra parte, musica e medicina corrispondevano. Se conoscere se stessi rappresenta il primo passo per sviluppare pienamente il nostro potenziale di autoguarigione, la musica, come strumento di comunicazione non verbale, con le sue vibrazioni, aiuta a compiere questo fondamentale passaggio permettendo di entrare in quella dimensione che facilita la connessione  con la nostra sfera emotiva raggiungendo l’armonia psicofisica, cioè il riallineamento corpo – mente – componente energetica, che corrisponde allo stato di salute. 

Non dobbiamo dimenticare che noi siamo un sistema energetico che vibra, che vive su  questa terra che, a sua volta, possiede una frequenza di vibrazione pari a 8 hz, che, evidentemente non udiamo. Gli studi sviluppatisi negli ultimi 100 anni dimostrano come tutto sia vibrazione: Einstein affermava che la materia non esiste, è soltanto energia che vibra a varie frequenze.

Tutto vibra quindi, anche il nostro corpo, infatti ogni essere umano ha una propria frequenza di vibrazione dominante che lo distingue e caratterizza. La cellula sana ha una frequenza di vibrazione diversa da quella malata, emette una frequenza diversa in funzione dello stato in cui si trova. Lo stato di salute corrisponde ad un equilibrio armonico della frequenza di vibrazione delle nostre cellule.

Le nostre cellule producono vibrazioni acustiche che possono essere trasformate in suoni udibili. Il suono, sia come vibrazione meccanica che si propaga nel mezzo, sia come modalità quantistica di vibrazione, può essere considerato come un “facilitatore” in grado di modificare lo stato dinamico, energetico e strutturale degli atomi e delle molecole con cui interagisce. 

Quando il suono (= vibrazione) colpisce una cellula, quindi un tessuto, che altro non è che un insieme di cellule, gli atomi che lo costituiscono possono entrare in risonanza con particolari frequenze incidenti. Tale risonanza implica una modificazione dell’architettura e della funzionalità della struttura molecolare, quindi del tessuto e dell’organo corrispondente. Ciò si traduce nella possibilità che il suono come vibrazione possa modificare la struttura molecolare di quegli elementi che regolano l’espressione (=funzione) dei nostri geni, modificando così l’architettura del DNA stesso (epigenetica).

Tutte queste “entità” possono essere modificate dall’interazione  con quello che definiamo suono, ovviamente anche con frequenze vibrazionali non udibili dall’orecchio, ma portatrici comunque di vibrazione percepibile a livello atomico e molecolare. 

Considerando tutto questo, non ci stupisce più allora se il nostro corpo fisico sente di meno la fatica di uno sforzo quando facciamo ascoltare alle cellule che lo compongono una musica dal ritmo energizzante, oppure se cambia la nostra percezione a livello della sfera psicoemotiva quando la musica diventa più rilassante, magari con delle note struggenti che ci evocano chissà quali memorie dimenticate.

Capiamo, anche,  come mai Apollo, dio venerato dai greci, fosse il dio dell’arte, della musica ma pure della guarigione. 

La musica, in un prossimo futuro, sempre di più diventerà strumento che affiancherà la medicina per promuovere e mantenere lo stato di salute globale dell’individuo. Saremo in grado di individuare suoni, vibrazioni che, attraverso l’interazione  con una struttura molecolare, saranno in grado di “riprogrammare” l’equilibrio armonico delle interazioni atomiche e molecolari che sono alla base dell’omeostasi (=equilibrio) che corrisponde  allo stato di salute cellulare.

La medicina vibrazionale avrà uno spazio operativo sempre maggiore. La musica, quindi, come strumento terapeutico che, come altre discipline olistiche (secondo  quell’approccio che considera e, se necessario, interviene anche su tutte le altre componenti di cui l’individuo è costituito) possono influenzare lo stato di salute, favorendo il processo di autoguarigione fornendo alle cellule quel surplus di energia che, evidentemente, avevano perso e per cui si sono ammalate o quantomeno allontanate dallo stato di salute.  

Che il nostro corpo sia un sistema energetico vibrante, il cui equilibrio determina lo stato di salute o malattia, la medicina orientale lo afferma da millenni e la fisica quantistica oggi lo conferma. Noi, invece, possiamo sperimentarlo tutte le volte che osserviamo consapevolmente, senza darlo per scontato, quello straordinario sistema complesso che siamo, secondo quella visione che ci concepisce come un’unita’ di corpo, di  mente e di spirito inserita in un determinato ecosistema. 

Possiamo prendere coscienza di questo miracolo magari proprio mentre pratichiamo la meditazione dinamica in bici, ascoltando musica. 

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

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Il 26 marzo, a Roma, al Bike Summit 2019, presso la sede dell’Unioncamere, è stato presentato il 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019, realizzato da UNIONCAMERE, INSART, LegamBici, Legambiente.

I dati forniti sono interessanti perchè fotografano una realtà in grande sviluppo nonostante l’arretratezza del nostro sistema di offerta e la pressochè inesistenza di un sistema infrastrutturale pensato per accogliere e favorire questo fenomeno.

Eppur si muovono… i cicloturisti in Italia (leggi: 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019 – Unioncamere Legambiente).

Dal rapporto risulta infatti che nel 2018 sono state rilevate presenze cicloturistiche che ammontano a 77, 6 milioni, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia, con un aumento del 41% all’interno del comparto “turismo attivo” nell’ultimo quinquiennio.

La presenza di un numero così elevato di cicloturisti sulle nostre strade ha anche un risvolto economico rilevante. Si calcola che abbia prodotto 7,6 mld di ricavi nel 2018.

La ricerca ha classificato i cicloturisti dividendoli in 3 categorie:

Turisti sportivi – Scelgono la destinazione turistica in base all’attività sportiva che vanno a svolgervi (sostanzialmente i cicloamatori agonisti che partecipano alle varie granfondo)

Turisti CON bicicletta (Holidays Cycling) – I turisti per i quali l’escursione in bicicletta è una parte della vacanza ma non è la componente principale

Turisti IN bicicletta (Cycling Holidays) – Turisti per i quali la principale motivazione è il viaggio in bicicletta.

Il Rapporto non prende in considerazione la prima categoria di ciclisti che pure rappresenta una realtà molto interessante considerando i numeri di alcune manifestazioni monumento come la 9 Colli di Cesenatico, la maratona delle Dolomiti, la Sella Ronda Hero, la Strade Bianche e l’Eroica che contano dai 5000 ai 15 partecipanti.

Per quanto riguarda le altre due categorie, Isnart ha stimato nel 2018 ben 21,9 milioni di presenze che rientrano nella terza categoria dei Turisti In bicicletta, mentre 55,7 milioni le presenze dei Turisti Con bicicletta.

Altro dato interessante che emerge dal Rapporto è l’impatto economico prodotto dal Cicloturismo che è stato stimato complessivamente in 7,6 mld, risulatnti dalla somma di quanto speso dai Cicloturisti (2 mld) e dai Turisti ciclisti (5,6 mld).

Escludendo i costi del viaggio con altri mezzi per raggiungere le località di partenza o di vacanza attiva, che incide mediamente per gli italiani per circa 100 € e per gli stranieri per circa 340 €, il Cicloturista puto spende mediamente 54,6 € al giorno per dormire e 65,8 € per gli altri consumi, mentre il Turista ciclista 51,9 € per dormire e 76,8 € per gli altri consumi.

Il Rapporto dettaglia anche le tipologie di spesa ma la tabella è molto articolata e vale la pena studiarsela attentamente consultando direttamente il documento.

In occasione del Bike Summit 2019, evento realizzato in collaborazione con AMODO (Alleanza per la Mobilità Dolce) e GRAB+, sono state illustrate le iniziative che le varie regioni italiane stanno portando avanti per dotare il paese di infrastrutture adeguate a favorire il fenomeno del Cicloturismo. Oltre ai 4 progetti di Ciclovie Bicitalia/Eurovelo (Vento, Ciclovia del Sole, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, GRAB), finanziate dal governo in base alle recenti leggi sulla ciclabilità approvate in Parlamento, sono stati illustrati i progetti delle altre ciclovie in fase di studio e realizzazione, promossi dalle regioni e finanziati con altre risorse.

Lo stato dell’arte non è esaltante perchè sostanzialmente sia le grandi direttrici nazionali che le altre ciclovie sono quasi tutte sulla carta, ed escludendo le esperienze virtuose del Trentino Alto Adige con le sue ciclovie realizzate e funzionanti, del Friuli Venezia Giulia con realizzazioni e progettualità avanzate, e della Ciclovia del Sole da Verona a Firenze che, seppure non possedendo ancora tutti i requisiti di una ciclovia europea, è tutta percorribile e tutta servita dall’intermodalità treno + bici, tutti gli altri progetti sono, nel migliore dei casi, ancora nella fase di studio di fattibilità o in una fase embrionale di realizzazione (molto parziale).

Da quanto emerso dai dati forniti dai vari relatori, la realizzazione di una ciclovia può costare mediamente dai 100.000 ai 290.000 €/km. Non sono costi esagerati se rapportati a quelli della costruzione di altre infrastrutture come strade, autostrade e ferrovie, ma sono comunque rilevanti e non sempre risolutivi.

Infatti, mettendo insieme i dati del Rapporto con quelli dei progetti delle ciclovie emerge il fatto che il Cicloturismo in Italia esiste a prescindere dalle Ciclovie. Il tema quindi andrebbe spostato su un altro piano che coinvolge il sistema paese nel suo complesso.

Le strade in Italia ci sono e sono bellissime anche se, la maggior parte, in stato di abbandono. Sono le strade che consentono di raggiungere anche gli angoli più remoti del Bel Paese. Bisognerebbe, riclassificarle, riqualificarle e renderle fruibili per i ciclisti e i cicloturisti.

Un piano nazionale di riqualificazione delle strade esistenti accompagnato dalle risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per la segnaletica e per la sicurezza, insieme ad una riforma intelligente del Codice della Strada, otterrebbe risultati sicuramente più immediati, con minore impatto e maggiori ritorni per territori più vasti.

Ben venga il completamento delle ciclovie finanziate e in fase di progettazione, ma per lo sviluppo del Cicloturismo bisogna abbandonare la logica delle opere pubbliche e lavorare sulla riqualificazione della rete esistente e intervenire sulla cultura della condivisione, affrontando in modo appropriato il problema/opportunità della convivenza sulle strade.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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