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Negli ultimi anni, con il crescere di una consapevolezza sui temi ambientali, ci siamo posti l’obiettivo di modificare la nostra mobilità urbana ed extraurbana auspicando una transizione rapida dai tradizionali mezzi mossi da carburante di origine fossile, molto inquinante, a quelli elettrici, considerati più efficienti e meno inquinanti.

Oltre all’inquinamento la nuova consapevolezza si rivolge anche ai temi legati alla salute e al benessere, così ci siamo accorti che, piuttosto che stare seduti incolonnati in auto, è molto più salutare camminare o pedalare per spostarci all’interno delle nostre città.

Cambiando abitudini e stili di vita si può migliorare molto il nostro stato di salute e contribuire a rendere più vivibili e meno inquinanti le nostre città.

Ma è sufficiente ? Credo proprio di no.

La domanda che dovremmo farci, infatti, non è solo: come ci muoviamo e con che mezzo ?, ma: perché ci muoviamo ? E’ una nostra necessità e libera scelta ? O siamo indotti a muoverci indipendentemente dalla nostra volontà ? E poi, tutto questo ha un senso ?

Gran parte degli spostamenti delle persone sono inutili e creano disagi di vario tipo (non sempre misurabili) e se non si rimuove la causa di tutto questo, servirà a poco cambiare mezzi di trasporto (più ecologici) e realizzare piste ciclabili, parcheggi intermodali, car sharing o bike sharing, perché si continuerà a cercare soluzioni senza rimuovere le cause.

La società contemporanea continua a muoversi secondo paradigmi ormai superati. Ci si sposta dalle residenze ai luoghi di lavoro e viceversa sempre agli stessi orari. Le aree urbane continuano a specializzarsi sempre di più per funzioni e le persone sono costrette a muoversi tra di esse senza poter scegliere quando farlo, dando anche per scontato che sia assolutamente necessario farlo.

Si attraversa la città per raggiungere posti di lavoro dove le persone che si spostano passano ore davanti al computer a svolgere mansioni e a occuparsi di cose che potrebbero essere fatte in qualsiasi altro posto con dispositivi portatili. Stessa cosa vale per le scuole che ancora sono organizzate più come caserme che come luoghi dove sviluppare conoscenza.

Per attraversare le città, indipendentemente dal mezzo che si utilizza, tutti noi, per trascorrere il tempo che ci viene rubato, siamo incollati allo smartphone, anche se siamo alla guida dell’auto. Le stesse pubblicità delle automobili non si soffermano più sulle caratteristiche prestazionali del mezzo ma sulle dotazioni informatiche e di intrattenimento che possiede.

D’altra parte le auto procedono sempre più lentamente nel traffico e spesso stanno ferme per via delle code o ai semafori. Stessa sorte per gli autobus e le moto, inutilmente voluminose, rumorose e potenti.

Sostituire le auto diesel con auto elettriche o ibride, con il car sharing o con le bici a pedalata assistita non risolve il problema di una mobilità senza senso.

Eppure la tecnologia per evitare tutto questo è già disponibile. E’ la nostra mente che è pigra e non mette in atto quei cambiamenti di paradigma che renderebbero la nostra vita più semplice e meno stressante.

Certamente non possiamo farlo individualmente. Sarebbe necessario che collettivamente prendessimo atto di una situazione sempre meno sostenibile e cercassimo di immaginare altre soluzioni, più radicali e innovative modificando la stuttura produttiva di beni e servizi, rimasta la stessa del secolo scorso, nonostante sia cambiato tutto, anche noi stessi.

Il movimento inutile in cui siamo imbrigliati quotidianamente ci ruba tempo prezioso, è stressante e senza senso. Oltretutto, analizzandolo con lucidità, non è necessario, ed è modificabile insieme alla regole che governano la nostra vita.

Finalmente, anche per effetto della crisi, ci stiamo accorgendo che questo modello non funziona più, oltre a non piacerci più, ed è questo il momento per immaginare qualche cosa di diverso che ci liberi dalle prigioni fisiche e mentali in cui siamo confinati.

Tornando alla mobilità, non solo gli spostamenti urbani per lavoro e per necessità sono stressanti, ma anche quelli che facciamo per il nostro piacere. Andare in vacanza è spesso motivo di stress. Vincolati da un orologio virtuale (programmato non si sa più da chi) che scandisce i tempi di tutte le nostre azioni, ci troviamo incolonnati in lunghissime code sia per uscire che per rientrare in città.

Le vere vacanze intelligenti sono quelle che non prevedono spostamenti in auto, in treno, in aereo….

Si perchè il viaggio, che è una delle esperienza più belle che una persona possa desiderare, ha perso il suo significato esperenziale ed è diventato semplicemente lo spostamento dal luogo di residenza al luogo di vacanza.

Tutto ciò di bello e avventuroso che potrebbe avvenire durante il viaggio è stato ridotto a delle ore noiosissime e interminabili in autostrada, ai caselli, negli autogrill, nelle stazioni, negli aeroporti… tutti “non luoghi” che sostituiscono i paesaggi reali e la vita che anima i territori attraversati ma ignorati, senza consapevolezza.

La differenza tra una vacanza e il viaggio sta nella scelta del mezzo, del percorso, alla disponibilità di tempo e alla propensione all’avventura libera piuttosto che la scelta pianificata di ciò che ci viene venduto e presentato come un nostro desiderio.

Non è un caso che i tour operator vendono pacchetti…

Che dire ? Io ho imparato a diffidare dei “pacchi”.

Fatte queste considerazioni, vi invito a oliare la catena della vostra bicicletta, a preparare i bagagli (pochi ed essenziali) e ad iniziare il vostro viaggio. Non importa quale sia la vostra meta, l’importante è partire per un’avventura che coinvolga non solo i vostri sensi.

Anche la gita fuori porta può diventare un viaggio se la si affronta con lo spirito giusto. Poi, imparando l’arte del viaggiare, le nostre avventure potrebbero assumere altre connotazioni ed aiutarci a modificare la nostra vita, cominciando a fare scelte più consapevoli e a liberarci da condizionamenti che la nostra stessa mente, oltre ad accettare, è abituata a confermare.

Il viaggio in bicicletta sappiamo dove inizia ma non sappiamo dove finisce e … se finisce…

LEGGI ANCHE http://mybikeway.it/la-felicita-in-bicicletta-un-libro-per-ciclisti-consapevoli/

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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Diciamo la verità: le ciclabili servono per togliere di mezzo i ciclisti dalle strade e dal traffico veicolare e quasi mai per rendere più sicuro e più interessante il percorso per chi si muove in bicicletta.

Piuttosto che affrontare il problema della convivenza tra mezzi, funzioni e filosofie di vita diverse, le ciclabili tendono a ghettizzare i ciclisti e a limitarne la libertà. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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L’International Transport Forum ha pubblicato il documento di sintesi (cycling-safety-roundtable-summary) della tavola rotonda sulla Sicurezza dei ciclisti (Cycling Safety) che si è tenuta il 29-30 gennaio 2018 a Parigi.

I dati sono sconfortanti in modo particolare per l’Italia che è il paese con il più alto numero di morti per km percorsi in bicicletta (51 morti ogni miliardo di km pedalati).
Nel grafico sono riportati i dati relativi anche agli altri paesi monitorati e si evidenzia il fatto che i due paesi a più elevata cultura motoristica (italia e Usa) sono quelli dove muoiono più ciclisti.

La cultura motoristica che ha caratterizzato lo sviluppo delle reti stradali in Italia e in Usa ha prodotto un sistema viario pensato esclusivamente per le auto e gli altri veicoli motorizzati, senza tener conto della presenza e delle esigenze dei ciclisti e dei pedoni. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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I termini utilizzati per definire la mobilità pedonale e ciclabile si riferiscono in generale alla lentezza, al passeggiare, al vivere gli spazi pubblici, enfatizzando le differenze con una mobilità meccanizzata, invasiva e frenetica.

Questa terminologia non sempre si può applicare alla mobilità in bicicletta.

Chi va in bicicletta ama anche la velocità, il piacere della guida, il sentirsi tutt’uno con la propria bicicletta.

Pedoni si nasce, ciclisti si diventa. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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