Che differenza c’è tra l’eroismo e l’audacia ?

Apparentemente sembrerebbero la stessa cosa ma, a pensarci bene…

Si è eroici quando si compie un’impresa con coraggio e determinazione (inseguendo un fine).

Si è audaci quando si affronta una sfida semplicemente per superare dei limiti (senza un fine preciso).

I gesti eroici sono volontari ma, spesso, anche involontari. Si può essere eroici non volendo (come molti dei soldati della prima guerra mondiale e di tante altre guerre), si può anche esserlo per altruismo e per un ideale da difendere o affermare. In molti casi, lo si fa per passare alla storia. Un eroe è tale perchè ha compiuto un gesto o un’impresa condivisa o, almeno, riconosciuta dagli altri.

Invece, le imprese audaci si compiono prima di tutto per sé stessi, per provare a superare i propri limiti o per conoscerli. Non ci sono motivazioni ideali che spingono l’audace a compiere un’impresa e tantomeno premi e riconoscimenti.
L’audace non ha bisogno degli altri. Anzi, molto spesso l’audace viene considerato dagli altri un irresponsabile che fa cose (pericolose) senza senso (comune).

Detto questo, anche nel ciclismo si può applicare questa distinzione: c’è un ciclismo eroico e un ciclismo audace anche se, molto spesso i ciclisti possono essere sia eroici che audaci in base alle proprie inclinazioni, allo stile di vita, alle amicizie, al contesto e al periodo storico in cui vivono.

Per intenderci: il ciclismo eroico è quello dei grandi campioni, tipo Coppi e Bartali, e, in qualche modo, di tutti coloro che cercano di imitare le loro gesta. I ciclisti “eroici” amano partecipare alle grandi competizioni come il Giro delle Fiandre, la Parigi Roubaix, la 9 Colli, la Maratona delle Dolomiti, la Sella Ronda Hero, solo per fare degli esempi molto noti.

Anche partecipare all’Eroica di Gaiole in Chianti può essere considerato un gesto eroico. Per molti anni lo è stato, anche se ora sta prevalendo sempre di più la componente “teatrale” della manifestazione. Ma è pur sempre una bella avventura, condivisa da migliaia di ciclisti, il cui premio finale, oltre alla bottiglia di Chianti e la medaglia, è l’essere considerato un eroico.

Pure le randonnée sono avventure eroiche il cui premio è il “brevetto” che certifica il completamento di un certo percorso entro un certo tempo massimo. Si sperimenta il proprio limite entro un certo limite, fissato per convenzione.

Guarda caso questa convenzione nasce da un’impresa “audace” di uno sparuto gruppo di ciclisti romani che, alla fine dell’ottocento, sono andati da Roma a Napoli in bicicletta (circa 200 km) in un giorno. Lo spunto lo danno gli italiani ma sono i francesi che, ammirando il gesto, fondano a Parigi l’Audax Club Parisienne (ACP) che darà vita alla Parigi Brest Parigi, l’olimpiade delle randonnée, e ad un semplice ma efficace meccanismo, basato sulle carte gialle e il regolamento ACP, che si diffonderà in tutto il mondo e farà la fortuna dei francesi.

D’altronde si sa: “la fortuna aiuta gli audaci…”

Ma conseguire un brevetto randonnée è un gesto eroico o audace ?

Su questo i primi pareri che ho raccolto sono molto discordi, così come sono discordi nel considerare eroiche le imprese dei granfondisti o quelle dei partecipanti alle competizioni ultracycling o, ad esempio, alla Red Bull Rampage nello Utah.

La questione è aperta.

Personalmente, avendo partecipato a molti di questi eventi, apprezzando e condividendo lo spirito eroico che li caratterizza, dovrei dire di essere un ciclista eroico… ma ho qualche dubbio.

In realtà penso di aver vissuto ciascuna delle manifestazioni a cui ho partecipato più con uno spirito audace che eroico. Ogni volta la sfida era con me stesso. Ogni volta ci ho provato, cioè: mi sono messo alla prova.

Il ciclismo mi è servito per capire che quelli che io consideravo i miei limiti, potevano essere superati.

Continuo a crederlo e, per questa ragione sono aperto ad altre sfide, più audaci e meno eroiche.

Voi che ne pensate ?

Provate ad esprimere il vostro parere scrivendo un commento a questo post nello spazio che trovate in fondo. La vostra opinione servirà a capire cosa abbiamo imparato dalla nostra esperienza personale di ciclisti e ci aiuterà ad avere una maggiore consapevolezza per affrontare le sfide (eroiche o audaci) che ci attendono.

P.S. – L’impresa di Froome al Giro d’Italia nella tappa del Finestre io la considero un gesto eroico, mentre la vittoria di Nibali alla Milano Sanremo, secondo me, è stata un’impresa audace….

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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6 commenti
  1. GIANDO44
    GIANDO44 dice:

    Valter ciao,
    intervengo da vecchio protagonista di “imprese ” che si possono avvicinare ad una Rando extreme: nel 1968 con altri 44 fui tra i primi italiani ” audaci” a partecipare, da amatori alla Vasaloppet in Svezia. Da allora, con l’incoscienza,non mi sono fatto mancare nulla.La mia opinione è che un Randonneur non è nè eroico nè audace. E mi spiego: altri,a ragione, mi hanno già fatto la premessa escludendo l’eroismo dalle caratteristiche dell’agire del Randonneur.. Per l’audace mi riferisco alla classica Treccani che lo definisce” Che ha coraggio e lo dimostra esponendosi in imprese difficili o pericolose” e anche “Molto originale, di una novità ardita o addirittura rivoluzionaria”. MI pare ovvio che nulla del nostro agire ricorrente di Randonneurs abbia queste caratteristiche, se non in occasione del nostro primo personale incontro con le Randonnée. Infatti le nostre ” imprese “non hanno nulla di pericoloso e sono state , personalmente, originali e di una novità ardita solo in occasione del nostro primo contatto e prima partecipazione ad un tale tipo di evento. Per il resto penso che si tratti di manifestazioni organizzate, secondo schemi e modalità non rivoluzionari e totalmente ripetitivi, che ci permettono di metterci alla prova, in compagnia d nostri simili, in un modo di cui già ben conosciamo le caratteristiche,le esigenze e le problematiche, in cui il livello di pericolosità è quello di una normale sgambata in bicicletta e la difficoltà è abbastanza limitata ed affrontabile ad andature proporzionate alle proprie esigenze/caratteristiche. Penso, andando controcorrente e forse anche attirandomi strali di riprovazione, che in fin dei conti siamo dei semplici pedalatori che ben conoscono i propri limiti e sanno gestirli e che in tale attività si sentono realizzati. Per certi aspetti comunicativi,e me ne dolgo talora, siamo anche un po’ troppo esibizionisti, ma questo fa parte del marketing del prodotto! Mi permetto anche di ricordare come , in quel lontano 1968, in occasione della celebrazione della nostra impresa di primi italiani alla Vasaloppet, l’arguto giornalista Gian Paolo Ormezzano ci riportò con i piedi per terra , ricordandoci che, per conto suo, avevamo fatto qiualcosa alla portata di chiunque avesse la necessaria determinazione e preparazione.Ci definì, con ironico neologismo da lui creato, Vasaloppettari. Sul momento ci sentimmo indignati ed offesi, ma, a mente fredda ed ancor più a distanza di tanti anni e di tante esperienze , devo dargli ragione, come gli danno ragione le dimensioni di massa che hanno preso le “imprese” sportive amatorial/popolari. Manca forse, per noi ciclisti il termine che ci equipari ai Vasalppettari e/o bisonti delle gare sciistiche di massa, o ai tapascioni della corsa a piedi. Con buona pace di chi si sente eroe od audace. Un abbraccio da un Vasaloppettaro,Tapascione,Randonneur ( in attesa di un neologismo che appropriatamente ci identifichii)

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  2. Giorgio
    Giorgio dice:

    Ciao Valter,
    il mio parere sulla differenza tra eroico e audace è sostanziale.
    Eroica è quell’impresa o persona che compie un’azione a scopo sociale, cioè che va a beneficio di qualcuno o di una causa.
    Audace è quella persona che compie un’impresa al di sopra delle proprie forze o capacità, ma per se stesso.
    Per esempio, tu Valter, sei stato audace a compiere l’impresa di Alpi 4000 pur non essendo sufficientemente allenato per affrontare un viaggio così impegnativo. Ma la tua determinazione, la tua forza audace, ti ha fatto portare a termine l’impresa.

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  3. Franco
    Franco dice:

    Eroico é colui che compie qualcosa si estremo mettendo in discussione la sua sicurezza per raggiungere un risultato a vantaggio degli altri; di certo compiere una randonnée non é eroico in quanto la propria sicurezza é la prima cosa a cui si da importanza 🙂

    franco

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  4. Giuseppe Leone
    Giuseppe Leone dice:

    Caro Valter,
    ti rispondo senza leggere ciò che hai scritto, per non correre il rischio di esserne condizionato.
    Per me noi, quasi sempre, siamo audaci, perché ritengo che l’audacia sia la ricerca del raggiungimento di un obiettivo difficile, anche al limite o poco oltre, fatta in maniera del tutto volontaria (es. D’Annunzio quando sorvolò Vienna col suo aereo e gettando volantini, durante la 1^ Guerra Mondiale, o Luigi Rizzo col suo MAS attaccò ed affondò la corazzata Wien).
    L’eroismo, invece, ritengo che, almeno il più delle volte, sottintenda una condizione di pericolo imprevisto, e non solo per se stessi, dettato da condizioni impreviste (es. ti butti in acqua, rischiando la vita, per tentare di salvare qualcuno).
    Tanti cari saluti.

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  5. cobbe gianluca
    cobbe gianluca dice:

    penso di essere piu’ audace che eroico, anche se la mia audacia non è spericolata, qualche volta mi sono sentito anche eroico, in alcune competizioni come le due dolomiti superbike che ho fatto.

    Rispondi

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