Vi ricordate l’emozione che avete provato inforcando la vostra prima bici ?

Da bambino ho scoperto l’equilibrio instabile. Come sarà accaduto anche a molti di voi, mio padre mi teneva il sellino e io pedalavo barcollando in cerca di equilibrio. Poi mi ha lasciato andare e… l’ho trovato.

Quel giorno ho scoperto cosa significhi la libertà.

Mi sono innamorato della bici. E’ stato un colpo di fulmine.

Più tardi ho scoperto il suo funzionamento: i pedali, la catena, il manubrio, i copertoncini, la sella, il telaio. La mia seconda bici (da bambino) era una Bianchi con il suo inconfondibile colore verde chiaro. Da quando mio padre mi ha lasciato andare, la mia vita è cambiata. Ore e ore passate in sella alla bici a scoprire la città da solo (in quegli anni te lo lascivano fare) o insieme ai miei piccoli amici occasionali su due ruote.
Al primo liceo mi regalarono una bici da adulto, una Vicini da passeggio senza cambio, alla quale apportai alcune modifiche togliendo i parfanghi e sostituendo il manubrio. Un pezzo di ferro, per dirla tutta, ma era il mezzo per sperimentare i miei primi viaggi. 100 km in un giorno insieme ad un mio amico, alla scoperta dell’Umbria. Affrontai la “Somma vecchia” sia all’andata che al ritorno e fu la mia prima grande impresa.
Negli anni successivi sono stato preso da altri interessi e ho abbandonato la bici.

Solo molto più tardi l’ho riscoperta. Prima una bici da passeggio con freni a bacchetta per gli spostamenti urbani e poi, in età matura, il secondo innamoramento: una mountain bike.
Ero in montagna in Austria, in escursione a piedi in cima al Kitzbuhel Horn, quando sono spuntati due biker (un ragazzo e una ragazza) con la loro MTB da un sentiero ripidissimo. Sono rimasto meravigliato e ammirato per la prodezza dei due ragazzi e mi sono detto che un giorno lo avrei fatto anche io. Questa è stata la molla che mi ha spinto ad intraprendere la mia carriera di biker.
Qualche anno più tardi sono effettivamente salito anche io in cima a quella montagna “impossibile” con una MTB.
Sedotto dalla bicicletta come strumento di avventura, ho iniziato ad ammalarmi di Ciclismo, l’unica malattia che ti guarisce (che è il motto che ho coniato e di cui vado fiero).
La scelta della prima MTB è stata casuale. Mi piaceva il colore e la forma ma avevo poche nozioni tecniche. Ho iniziato a studiare, ad informarmi, ad acquistare riviste, a frequentare negozi di bici. Mi sono iscritto ad un gruppo che organizzava uscite domenicali e con loro ho iniziato il mio apprendistato. Poi ho iniziato ad acquistare su ebay telaio e componenti ed ho montato la prima bici di mio figlio adolescente (una Cannondale). Ho continuato questo gioco e in breve tempo sono diventato un meccanico esperto. L’pprendistato non è stato facile. Acquistavo le varie componenti delle bici, che poi assemblavo e rivendevo ai miei amici. Ovviamente, dal punto di vista economico, si trattava di una operazione in perdita, ma è stato un modo efficace per conoscere la tecnologia che c’è dietro a questa meravigliosa macchina, solo apparentemente semplice.
Invece che smontare la bici per conoscerla, io ho imparato ad assemblarla e in questo modo ho scoperto tanti segreti che considero utili per la mia esperienza di viaggiatore. E’ infatti molto importante sapere cosa fare e come farlo in molte situazioni, quando si è in viaggio.
Oltretutto questa conoscenza ha trasformato l’innamoramento iniziale in amore vero.

La sensazione che si prova guidando una bici può essere banalmente ed intensamente euforica (come lo è stato la prima volta, spinto da mio padre), oppure profondamente conivolgente quando si è in grado di apprezzare le sfumature.

Non è vero che tutte le biciclette sono uguali. Anzi, anche la stessa bicicletta può apparire ed essere diversa se curata, gonfiata, ingrassata con la giusta attenzione o con atteggiamento distratto e noncurante.
E’ come un amore, se si vive consapevolmente, si apprezza di più, risulta appagante e difficilmente si abbandona (l’amore sincero e libero non conosce noia).
Ma anche la conoscenza delle variazioni sul tema può essere utile per l’equilibrio e per l’espressione di una passione. D’altra parte il conoscere le varie possibilità non favorisce una migliore e più consapevole scelta ?

Nella mia vita di cicloamatore ho avuto la possibilità di provare e di possedere, temporaneamente, diverse bici: bici da corsa in alluminio, in carbonio, bici da ciclocross, vintage, a scatto fisso, mountainbike front da 26” e da 29”, biammortizzate, da enduro, da downhill, gravel, trekkingbike, ebike…
Ognuna di queste bici ha rappresentato per me un modo diverso di vivere l’esperienza del ciclismo.
Posso quindi affermare che non è vero che tutte le bici sono uguali, anche se molte si assomigliano.

Quando ho guidato la prima specialissima in carbonio ho provato una sensazione veramente strana. Mi sembrava di volare. Leggerissima, rigidissima, scaricava a terra tutta la forza muscolare. Era un piacere anche affrontare le salite. Ma appena la strada si presentava sconnessa, iniziavano i dolori. Le nostre strade sono una tortura per le bici superleggere. Così come scarichi a terra la potenza, tutte le asperità del manto stradale ti si trasmettono sulle braccia, sulle gambe e sul resto del corpo. La bici da corsa è adatta per brevi distanze e per chi ama le competizioni. Se vuoi viaggiare, percorrere lunghe distanze, devi orientarti su una bicicletta gravel. Non fate l’errore di pensare che una bici da ciclocross sia uguale ad una gravel. Hanno geometrie diverse e, alla lunga, la differenza si sente. Con il degradarsi delle strade, un fenomeno che sembra inarrestabile, da parte dei costruttori c’è stata e c’è una maggiore attenzione al confort e sono appase sul mercato diverse bici con soluzioni interessanti. Per prima cosa sono aumentate le dimensioni dei copertoncini che presentano una maggiore superficie di appoggio e possono essere gonfiati a pressioni più basse risultando più confortevoli e sicuri. Perdono un po’ in scorrevolezza, ma ne vale la pena. L’introduzione dei freni a disco ha poi reso più sicure le frenate e, ora, è meno problematico affrontare le discese anche in condizioni atmosferiche pessime.

Queste innovazioni sulle bici da corsa si stanno verificando a partire dalla comparsa del carbonio il cui utilizzo ha reso la progettazione dei telai più libera e fantasiosa. Per più di un secolo la bici è rimasta pressochè la stessa. Innovazioni come il cambio meccanico non hanno modificato sostanzialmente la sua forma. Le modifiche erano impercettibili e riguardavano le varie componenti e non il telaio realizzato sempre in acciaio. Le differenze le potevi osservare nelle saldature e nelle varie soluzioni di raccordo dei tubi, rigorosamenti rotondi.

La storia della mountain bike è invece più recente. Nata negli USA negli anni ’80 come derivazione delle bici utilizzate dai postini americani, caratterizzata da ruote di diametro più piccolo delle bici da corsa ma con un copertone di dimensioni più grandi provvisto di tassellatura per aumentarne il grip sullo sterrato, la mountain bike è stata una vera e propria rivoluzione nel settore. Infatti ai praticanti di questa nuova disciplina si è aperto un mondo tutto da esplorare e le innovazioni si sono susseguite a ritmo incalzante. Praticamente la differenza tra un modello attuale e quello dei primordi è stratosferica. Si è lavorato sulle geometrie, sugli ammortizzatori, sui freni, sulle ruote, sui copertoni, sulle trasmissioni, sulle selle, sui cannotti, innovando e sperimentando moltissime soluzioni, non sempre accettate e digerite dal mercato.

La mia esperienza di biker è iniziata con una front in alluminio ma è continuata con quelle in carbonio, con biammortizzate da 26’ e 29’, con bici da downhill e da enduro, e, per non farmi mancare nulla, anche fatbike. La sensazione che si prova guidando una MTB è completamente diversa dalle altre. In sella ad una MTB puoi andare ovunque e la tecnica di guida non è un fattore secondario. Il baricentro si sposta costantemente e l’esercizio fisico è più completo e più intenso. Quando superi le prime paure e cominci a muoverti lasciandoti andare con scioltezza, torni bambino e ti diverti moltissimo. Se non provi l’ebrezza che ti da la guida di una MTB ti perdi una parte importante del ciclismo moderno.
Nella mia esperienza ho potuto osservare che chi inizia da biker diventa poi facilmente anche uno stradista ed è in grado di apprezzare pienamente anche la guida di una gravel, mentre chi inizia come stradista, non sempre approda alla MTB e sullo sterrato non si trova a suo agio.
Io sono stato fortunato perchè ho iniziato come biker e mi sono cimentato anche in competizioni di downhill grazie alle quali sono stato costretto a superare molte paure (e anche subire fratture ossee, senza lamentarmi).

Ho imparato tantissime cose del Ciclismo. E’ una passione con molte sfacettature. La Bicicletta come oggetto è sicuramente ciò che attira di più noi maschi (forse perchè la bicicletta è femmina…?). La componente agonistica è poi connaturata al Ciclismo. C’è sempre una sfida da affrontare, vuoi che sia con se stessi, vuoi con gli amici o semplicemente con le strade di montagna e le vette apparentemente irraggiungibili. A questo si accompagnano anche moltissime altre sensazioni che è difficile elencare perchè sono tante e anche molto diverse tra loro.

Ciascuno di noi ha accumulato moltissimi ricordi delle sue uscite in bici. In questo post ho raccolto un po’ di immagini delle bici che mi hanno accompagnato nella mia esperienza di ciclista e di persona alla scoperta di nuove dimensioni oltre i confini. Tanti modelli per tante avventure. Negli ultimi anni ho rinunciato alle performance estreme e ho ricercato prima di tutto l’affidabilità e il confort per poter affrontare lunghi viaggi. Ho scelto bici gravel e MTB di media gamma biammortizzate. Ho avuto una Smart come eBike che poi ho venduto e non ne sento ancora il richiamo anche se apprezzo molto questa nuova tecnologia che aprirà le porte a questa passione a tantissime persone (che ancora non lo sanno) e alle quali, sono sicuro, cambierà la vita.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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