Il 26 marzo, a Roma, al Bike Summit 2019, presso la sede dell’Unioncamere, è stato presentato il 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019, realizzato da UNIONCAMERE, INSART, LegamBici, Legambiente.

I dati forniti sono interessanti perchè fotografano una realtà in grande sviluppo nonostante l’arretratezza del nostro sistema di offerta e la pressochè inesistenza di un sistema infrastrutturale pensato per accogliere e favorire questo fenomeno.

Eppur si muovono… i cicloturisti in Italia (leggi: 1° rapporto sul Cicloturismo in Italia 2019 – Unioncamere Legambiente).

Dal rapporto risulta infatti che nel 2018 sono state rilevate presenze cicloturistiche che ammontano a 77, 6 milioni, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia, con un aumento del 41% all’interno del comparto “turismo attivo” nell’ultimo quinquiennio.

La presenza di un numero così elevato di cicloturisti sulle nostre strade ha anche un risvolto economico rilevante. Si calcola che abbia prodotto 7,6 mld di ricavi nel 2018.

La ricerca ha classificato i cicloturisti dividendoli in 3 categorie:

Turisti sportivi – Scelgono la destinazione turistica in base all’attività sportiva che vanno a svolgervi (sostanzialmente i cicloamatori agonisti che partecipano alle varie granfondo)

Turisti CON bicicletta (Holidays Cycling) – I turisti per i quali l’escursione in bicicletta è una parte della vacanza ma non è la componente principale

Turisti IN bicicletta (Cycling Holidays) – Turisti per i quali la principale motivazione è il viaggio in bicicletta.

Il Rapporto non prende in considerazione la prima categoria di ciclisti che pure rappresenta una realtà molto interessante considerando i numeri di alcune manifestazioni monumento come la 9 Colli di Cesenatico, la maratona delle Dolomiti, la Sella Ronda Hero, la Strade Bianche e l’Eroica che contano dai 5000 ai 15 partecipanti.

Per quanto riguarda le altre due categorie, Isnart ha stimato nel 2018 ben 21,9 milioni di presenze che rientrano nella terza categoria dei Turisti In bicicletta, mentre 55,7 milioni le presenze dei Turisti Con bicicletta.

Altro dato interessante che emerge dal Rapporto è l’impatto economico prodotto dal Cicloturismo che è stato stimato complessivamente in 7,6 mld, risulatnti dalla somma di quanto speso dai Cicloturisti (2 mld) e dai Turisti ciclisti (5,6 mld).

Escludendo i costi del viaggio con altri mezzi per raggiungere le località di partenza o di vacanza attiva, che incide mediamente per gli italiani per circa 100 € e per gli stranieri per circa 340 €, il Cicloturista puto spende mediamente 54,6 € al giorno per dormire e 65,8 € per gli altri consumi, mentre il Turista ciclista 51,9 € per dormire e 76,8 € per gli altri consumi.

Il Rapporto dettaglia anche le tipologie di spesa ma la tabella è molto articolata e vale la pena studiarsela attentamente consultando direttamente il documento.

In occasione del Bike Summit 2019, evento realizzato in collaborazione con AMODO (Alleanza per la Mobilità Dolce) e GRAB+, sono state illustrate le iniziative che le varie regioni italiane stanno portando avanti per dotare il paese di infrastrutture adeguate a favorire il fenomeno del Cicloturismo. Oltre ai 4 progetti di Ciclovie Bicitalia/Eurovelo (Vento, Ciclovia del Sole, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, GRAB), finanziate dal governo in base alle recenti leggi sulla ciclabilità approvate in Parlamento, sono stati illustrati i progetti delle altre ciclovie in fase di studio e realizzazione, promossi dalle regioni e finanziati con altre risorse.

Lo stato dell’arte non è esaltante perchè sostanzialmente sia le grandi direttrici nazionali che le altre ciclovie sono quasi tutte sulla carta, ed escludendo le esperienze virtuose del Trentino Alto Adige con le sue ciclovie realizzate e funzionanti, del Friuli Venezia Giulia con realizzazioni e progettualità avanzate, e della Ciclovia del Sole da Verona a Firenze che, seppure non possedendo ancora tutti i requisiti di una ciclovia europea, è tutta percorribile e tutta servita dall’intermodalità treno + bici, tutti gli altri progetti sono, nel migliore dei casi, ancora nella fase di studio di fattibilità o in una fase embrionale di realizzazione (molto parziale).

Da quanto emerso dai dati forniti dai vari relatori, la realizzazione di una ciclovia può costare mediamente dai 100.000 ai 290.000 €/km. Non sono costi esagerati se rapportati a quelli della costruzione di altre infrastrutture come strade, autostrade e ferrovie, ma sono comunque rilevanti e non sempre risolutivi.

Infatti, mettendo insieme i dati del Rapporto con quelli dei progetti delle ciclovie emerge il fatto che il Cicloturismo in Italia esiste a prescindere dalle Ciclovie. Il tema quindi andrebbe spostato su un altro piano che coinvolge il sistema paese nel suo complesso.

Le strade in Italia ci sono e sono bellissime anche se, la maggior parte, in stato di abbandono. Sono le strade che consentono di raggiungere anche gli angoli più remoti del Bel Paese. Bisognerebbe, riclassificarle, riqualificarle e renderle fruibili per i ciclisti e i cicloturisti.

Un piano nazionale di riqualificazione delle strade esistenti accompagnato dalle risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per la segnaletica e per la sicurezza, insieme ad una riforma intelligente del Codice della Strada, otterrebbe risultati sicuramente più immediati, con minore impatto e maggiori ritorni per territori più vasti.

Ben venga il completamento delle ciclovie finanziate e in fase di progettazione, ma per lo sviluppo del Cicloturismo bisogna abbandonare la logica delle opere pubbliche e lavorare sulla riqualificazione della rete esistente e intervenire sulla cultura della condivisione, affrontando in modo appropriato il problema/opportunità della convivenza sulle strade.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

Ovviamente tale divieto dovrebbe essere applicato e opportunamente segnalato in quelle strade classificate come “strade ad alta intensità ciclistica” che vanno dalle ciclovie, nei tratti a traffico promiscuo, agli itinerari cicloturistici su strade “condominiali”. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

Da quando la eBike è comparsa sul mercato il giudizio dei ciclisti è cambiato molte volte. Inizialmente si pensava fosse uno strumento destinato a chi la bicicletta la utilizza solo per spostamenti all’interno delle città. I cicloamatori la detestavano e consideravano gli utilizzatori di eBike dei poveri diavoli, poco dotati fisicamente, lontani anni luce dai miti del ciclismo eroico dei granfondisti e dei bikers. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

STRAVA è una applicazione molto utilizzata dai ciclisti di tutto il mondo per memorizzare le proprie attività e per confrontarle con amici e comunità virtuali. Il servizio base è gratuito ed ha moltissime funzioni che possono essere sfruttate anche per programmare le proprie uscite e viaggi. Infatti è anche un editor di file gpx che possono essere scaricati su qualsiasi ciclocomputer gps o trasferiti e importati su altro editor (ad esempio Openrunner o Bikemap). 

Il procedimento contrario e cioè, caricare una attività dal vostro ciclocomputer sulla piattaforma Strava, è un po’ più complesso ma cercherò di spiegarlo semplicemente di seguito.

Prima di tutto se si usa il pc bisogna andare sul sito strava.com e accreditarsi inserendo i propri dati e generando una user ID e una pw. Se si usa uno smartphone è necessario scaricare e installare l’App gratuita e poi accreditarsi. Una volta creato l’account si entra nel mondo Strava che già a livello base (quello gratuito) offre molte opportunità.

Per prima cosa cerchiamo di capire come fare a registrare le tracce dei nostri percorsi.

Se usiamo l’applicazione sullo smartphone basta aprire l’app e andare su “registra attività” e poi avviare la registrazione premendo su “inizio”. Quando la concludiamo premendo su “fine”, la traccia verrà immediatamente inviata al server e potremo visionarla e condividerla anche sui social.

Se non volete utilizzare lo smartphone per non consumare batteria e non interferire con telefonate, messaggi ed altre sue funzioni (io lo consiglio), potete utilizzare il vostro ciclocomputer gps e poi trasferire la traccia registrata su Strava.

Se il dispositivo può esportare o registrare attività in formato GPX, TCX o FIT e questi file contengono dati di allenamento effettivi, il vostro dispositivo è compatibile con Strava. Alcuni dispositivi hanno un processo più semplice di caricamento su Strava rispetto ad altri. Ovviamente dovete scaricare il programma che legge i dati del vostro dispositivo, ad esempio Garmin Connect, e poi seguire le istruzioni per scaricare in automatico i dati del vostro dispositivo. 

Per sincronizzare questi dati con Strava la procedura è semplice: andate sulla pagina del vostro profilo Strava. In alto a destra c’è un cerchietto con dentro un +. Cliccate lì. Nella tendina a comparsa cliccate su “carica attività” e poi, in alto a sinistra “dispositivo”. Vi si apre una pagina dove sono elencati tutti i possibili dispositivi sincronizzabili direttamente.

Scegliete il vostro dispositivo e cliccate su “inizia”. Si apre una finestra pop-up in cui vi si chiede di connettervi ad esempio con Garmin. Cliccateci sopra e si aprirà una pagina dell’applicazione del vostro dispositivo (ad esempio Garmin Connect) nella quale vi viene chiesto se volete connettervi con Strava. Dovete quindi inserire i dati del vostro account (Garmin) e cliccare su “sign in”. Dopo poco Strava vi comunicherà l’avvenuta sincronizzazione dei due account.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

 

Il ciclismo amatoriale da sempre è una sorta di emulazione delle imprese dei ciclisti professionisti. Sono numerosissime le gare organizzate ogni anno su strada e su sterrato a cui partecipano milioni di cicloamatori in tutto il mondo. Questo richiede una macchina organizzativa imponente e articolata con regole nazionali e internazionali necessarie per rendere le competizioni omogenee e il più possibile sicure. Questo genera dei costi crescenti che, sostanzialmente, sono a carico di ogni cicloamatore.

Da un po’ di tempo però, questo sistema è costretto a confrontarsi con alcune criticità che ne limitano lo sviluppo. Molte manifestazioni storiche sono scomparse a causa dell’aumento dei costi organizzativi, non compensati dall’aumento dei partecipanti che, in considerazione del budget a disposizione, sono costretti a selezionare con cura gli eventi limitandoli a quelli meglio organizzati, più vicini ai luoghi di residenza.

Le tecnologie a disposizione di ogni ciclista, che ormai è dotato di uno smartphone e molto spesso anche di un ciclocomputer satellitare, consentono a tutti di poter gestire e verificare le proprie prestazioni a livello individuale ma anche in relazione a gruppi di amici o all’intera comunità a cui è possibile aderire gratuitamente.

Questo sta generando una rivoluzione nel settore con conseguenze apprezzabili anche sui comportamenti dei cicloamatori che possono gestirsi le loro sfide semplicemente attraverso le piattaforme informatiche alle quali si possono iscrivere gratuitamente.

Una di queste sfide che sta riscuotendo un successo planetario è la Festive 500.

Rapha, il brand inglese che produce abbigliamento tecnico per il ciclismo, già sponsor del Team Sky, tra Natale e Capodanno, ogni anno lancia una sfida a tutti quei ciclisti che, durante le festività (dal 24 al 31 dicembre), si impegnano a percorrere almeno 500 km in qualsiasi parte del mondo, con qualsiasi tipologia di bicicletta e su qualsiasi tracciato. Ovviamente i ciclisti più avvantaggiati sono quelli dell’emisfero australe che possono pedalare nella stagione calda con un numero elevato di ore di luce. Per i ciclisti del nostro emisfero la sfida è con il freddo, le condizioni atmosferiche e le poche ore di luce disponibili durante il giorno. In realtà la sfida vera è con le tradizioni delle festività natalizie che costringono un po’ tutti ad interminabili prove enogastronomiche e digestive.

La sfida si svolge in modo semplice, basta avere un account su Strava, l’App che consente gratuitamente di avere traccia dei propri percorsi e performance a piedi e in bicicletta. L’App si può scaricare anche sul proprio smartphone ma io consiglio di utilizzare un dispositivo Garmin o altra marca che possa essere collegato a Strava in automatico e scaricare sul proprio profilo le tracce dei giri effettuati. In genere lo si fa perché il Garmin consuma meno energia, è più stabile, e lo smartphone può essere utilizzato per fare le foto e per le altre sue innumerevoli funzioni, senza rischiare di perdere la traccia in fase di registrazione.

 

Tornando al Festive 500, la sfida inizia il 24 dicembre e si conclude entro il 31 dicembre lasciando liberi tutti i partecipanti di poter pianificare i percorsi, le distanze, e i giorni in cui effettuare le uscite. Non ci sono limiti altimetrici per cui, in genere, si preferiscono percorsi prevalentemente pianeggianti. Al Festive ci si può iscrivere facilmente sia attraverso Strava che sul sito Rapha.cc.

Sia se si usa lo smartphone che il dispositivo, le tracce vengono scaricate su Strava e si può verificare lo stato di avanzamento della sfida consultando la classifica a livello mondiale o per nazione.

Cosa si vince ? In realtà si tratta di una sfida con sé stessi e, eventualmente con amici e conoscenti, ma Rapha regala anche a tutti i finisher certificati da Strava una etichetta colorata in stoffa riproducente il logo Festive 500 (diverso ogni anno) che può essere cucito su un proprio capo di abbigliamento.

La sfida può essere documentata da ciascuno sulla pagina Instagram di Rapha ma la cosa più divertente è il concorso per la realizzazione del racconto più creativo per il quale Rapha mette a disposizione dei premi di una certa consistenza.

Negli scorsi anni ho partecipato individualmente raggiungendo l’obiettivo senza preoccuparmi troppo di documentare l’impresa. Quest’anno, invece, ne abbiamo parlato con Daniela e abbiamo deciso di partecipare insieme alla sfida con due diverse motivazioni: lei per percorrere effettivamente la distanza di 500 km in bicicletta pedalando ogni giorno almeno 65/70 km affrontando il freddo invernale e mettendosi alla prova fisicamente e mentalmente, superando le difficoltà di chi intraprende qualsiasi sfida in qualsiasi campo; io per costruire un racconto di questa esperienza e partecipare al concorso “creativo”.

C’è da dire che abbiamo avuto fortuna con il tempo, sempre soleggiato anche se abbastanza freddo. Abbiamo scelto di esplorare con lo spirito Festive 500 le nostre terre umbre, in particolare modo le “Terre di San Valentino” che identificano la conca ternana (San Valentino è nato a Terni), il narnese, l’amerino, la Valnerina, spingendoci anche nella valle santa reatina e nella valle umbra spoletina, fino a Montefalco e Bevagna.

 

Abbiamo pedalato durante tutti gli 8 giorni disponibili, compreso il giorno di Natale e Santo Stefano. Abbiamo rinunciato a cene, cenoni, pranzi e aperitivi ma, lungo il percorso, non ci siamo fatti mancare buoni piatti locali e del buon vino. Abbiamo scattato foto e documentato questa esperienza avendo in mente la realizzazione di un prodotto per partecipare al concorso.

L’idea è semplice. I capi di abbigliamento che si acquistano rigorosamente on-line arrivano con una targhetta di cartone di una certa consistenza. Io e Daniela siamo degli estimatori del marchio Rapha e la maggior parte del nostro abbigliamento di ciclisti si è arricchito negli anni di prodotti di questo brand. Di conseguenza abbiamo collezionato un certo numero di etichette. Così abbiamo pensato di utilizzarle. Ciascuna etichetta è diventata il supporto, sul fronte per una nostra foto riguardante ogni tappa, e sul retro per la mappa e i dati relativi al singolo percorso giornaliero. Mettendo insieme queste etichette, rielaborate, abbiamo realizzato un oggetto simile ai campionari di colore tipo “Pantone” che utilizzano i grafici e i tipografi. Aperti a ventaglio, questi contenitori diventano delle ruote…

 

 

Fatto questo, abbiamo disegnato la mappa sintetica di tutti i percorsi e abbiamo realizzato una confezione per contenere i campionari, aggiungendo (come riempimento) dei Baci Perugina che sono i cioccolatini prodotti in Umbria e conosciuti in tutto il mondo, il cui successo è stato determinato dall’idea di inserire in ogni cioccolatino un bigliettino con una frase d’amore, con esplicito richiamo alla tradizione anglosassone delle “Valentine”, le prime cartoline illustrate scambiate tra innamorati nel giorno di San Valentino. Le Valentine, nel tempo, sono state sostituite dai cioccolatini e i Baci Perugina ne sono la sintesi più riuscita.

Non è stato semplice perché ha richiesto molte ore di lavoro manuale, un po’ di competenza fotografica, grafica e informatica e, cosa più importante, un progetto chiaro da realizzare: un racconto multidimensionale di una esperienza in bicicletta.

L’originale lo abbiamo inviato a Rapha per partecipare al concorso i cui esiti non sono importanti per noi perché la nostra vera sfida non è stata quella di completare i 500 km durante le festività (certamente anche quella) ma di produrre qualche cosa di più di una esperienza e di un semplice racconto.

Partecipare ad un concorso lo si fa per vincere. Ma a noi non interessa il premio perché abbiamo già vinto dando un senso nuovo ai nostri giri nella bellissima (e a noi nota) Umbria meridionale, e, grazie a questo lavoro e a Rapha, speriamo di poterla far conoscere anche a molti altri.

Sostanzialmente è uno spunto per le vostre prossime avventure in bicicletta.

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

 

Andare in bicicletta è la cosa più semplice del mondo e per farlo basta osservare il Codice della Strada del paese dove si pedala. Non c’è bisogno di nessuna patente e, almeno in Italia, non c’è neanche l’obbligo di indossare il casco…

In realtà il Codice della Strada stabilisce delle regole precise (migliorabili di molto) per la circolazione dei velocipedi e per l’equipaggiamento della bici (luci anteriori e posteriori, campanello, giubbetto rifrangente di notte e…. tenere la destra) ma queste, non vengono insegnate, neanche a scuola. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

Se vi è venuto in mente di fare un regalo intelligente ai vostri piccoli, figli o nipoti che siano, non fate l’errore di comprare loro delle biciclette con le rotelle. E’ un modo sbagliato di farli avvicinare al ciclismo e, oltre a ritardare l’apprendimento, sono anche pericolose.

Per anni si è passati dal triciclo alle bici a rotelle insegnando ai bambini a pedalare prima di apprendere come stare in equilibrio su due ruote. E’ un approccio sbagliato che oggi è stato superato dalle bici a bilanciamento, senza trasmissione, che ricordano la draisina, la prima bici a propulsione muscolare.

Sul mercato ce ne sono diverse, hanno dei prezzi abbordabili, sono leggere e possono accompagnare il bambino dai 18 mesi fino ai 4 anni e oltre.

Queste biciclette sono pensate tenendo conto dei principi basilari dell’equilibrio: inclinazione e spostamento del corpo, coordinamento con i movimenti del manubrio, utilizzo delle gambe per la propulsione, bilanciamento complessivo del corpo e della bicicletta.

Il bambino prende facilmente confidenza con questi mezzi e inizia la sua avventura di ciclista in autonomia, senza bisogno di insegnamenti da parte degli adulti e senza aiutini.

Quasi tutti i genitori, non si sa perchè (ma forse si), sono terrorizzati dalla possibile caduta dei loro piccoli. In questo modo trasmetto la loro apprensione che, trasferita sui bambini, impedisce loro di fare esperienza come, invece, naturalmente la vivrebbero se non subissero condizionamenti. Stai attento, vai piano, non correre… come se lo stare fermi mettesse a riparo dei pericoli della vita. In realtà questi pericoli si possono evitare solo sapendoli affrontare con consapevolezza.

Con la bici a bilanciamento, togliendo di torno i genitori, togli di torno anche le loro paure, liberando i movimenti del bambino e trasformandoli in divertimento puro.

Essendo prive di pedali trasmettono una naturale fiducia a i bambini che possono tenere i piedi a terra e progredire al ritmo voluto. Bisogna infatti sfatare un luogo comune che afferma che andare in bicicletta è pedalare. Si, anche, certamente, ma il pedalare serve a far muovere la bicicletta in pianura e in salita ma per andare in discesa non serve. Eppure in discesa si va più veloci e lo stare in equilibrio evita di cadere. Paradossalmente più si va veloci e più è facile rimanere in equilibrio. Questo avviene anche in curva poichè, naturalmente, si impara a piegare la bici, quanto basta.

Il movimento per i bambini è il camminare e il correre. Con questo tipo di bici la camminata e la corsa vengono esaltate e ad esse si aggiunge l’equilibrio su due ruote.

Come si inizia ? Prima di tutto bisogna settare la bici posizionando la sella 2/3 m più in basso del cavallo del bambino in modo che possa stare seduto piegando solo leggermente le gambe. Il manubrio deve essere regolato di conseguenza quindi, deve essere alzato degli stessi cm della sella rispetto alla base dei tubi che li contengono.

Completate queste semplici operazioni lasciate che il bambino salga sulla bici e ne prenda confidenza. Non caricatelo delle vostre aspettative, lasciate che impari da solo. Se non lo fa lo stesso giorno che riceverà il regalo, lo farà in seguito, quando voi non ci sarete, lontano dagli sguardi e dalle vostre paure.

Improvvisamente vi accorgere dei progressi perchè sarà lui o lei a mostrarveli.

Queste biciclette possono accompagnare i vostri piccoli anche oltre i 4 anni ma è possibile che, nel frattempo, i piccoli possano imparare anche a pedalare. Perchè questo accada affiancate alla bici a bilanciamento anche una bici a pedali, purchè sia della taglia giusta del bambino (mai troppo grande), sia leggera e senza fronzoli, e che sia priva delle inutili e dannose rotelle.

Inizialmente il bambino userà la bici a pedali come quella senza, procedendo a spinta, poi prenderà dimestichezza anche con i pedali e imparerà a muoversi pedalando. Il passaggio non sarà immediato perchè si passerà attraverso la fase dell’acchiappa pedali in corsa, poi imparerà a spingere su uno dei pedali (a piacimento) per muoversi e, trovando l’equilibrio (che conosce perfettamente), continuerà poi con la spinta dell’altro pedale.

Se seguirete questi semplici consigli rimarrete sbalorditi dei progressi che faranno i vostri bambini. Non dimenticatevi che andare in bicicletta è prima di tutto divertimento. Lasciate che si divertano. Il resto viene da solo.

 

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

Sembra proprio che l’ultimo modello di bicicletta, sia essa da corsa, una MTB o una gravel, stimoli nei ciclisti maschi una produzione di testosterone quasi più elevata di quella prodotta da una campagna pubblicitaria come quella della Sloggi del 2010.

Lo affermano alcuni ricercatori olandesi anticipando il risultato di uno studio che mette a confronto gli stimoli provocati dalla vista di una bici sgargiante e di immagini femminili particolarmente provocanti, su un campione significativo di ciclisti di varie nazionalità. Sostanzialmente le reazioni sono molto simili. Questo vuol dire che l’eccitazione che provoca la bicicletta equivale allo stimolo sessuale. Continua a leggere

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

 

 

Tutti quanti concordiamo sul fatto che qualsiasi disciplina sportiva debba avere delle regole. Anche le civiltà che si sono succedute nella storia dell’uomo hanno avuto e hanno delle regole in base alle quali è possibile strutturare forme di convivenza e condivisione. Nello sport, senza regole, non ci sarebbero competizioni. E’ giusto quindi che una Federazione nazionale di ciclismo, finanziata dal CONI, si occupi di dettare regole per il ciclismo agonistico. D’altra parte, per entrare a far parte di una delle numerose Nazionali di ciclismo nelle varie discipline strada e MTB, devi essere tesserato FCI.

E’ però meno evidente che la stessa Federazione, che si dovrebbe occupare di sviluppare il Ciclismo agonistico formando campioni e supportandoli nelle attività di preparazione e nelle competizioni, si occupi anche di Ciclismo amatoriale.

Forse perchè il Ciclismo amatoriale è quello dei grandi numeri ? Perchè è quello il settore dove c’è più business ? A pensar male ci si azzecca quasi sempre ma, non voglio pensar male e quindi immagino che l’interesse della FCI per le granfondo e le numerosissime competizioni amatoriali che si svolgono durante l’anno sia dovuto alla necessità di regolare anche questo mondo per tenerlo lontano, ad esempio, dai pericoli del doping, per proteggere e salvaguardare la salute dei ciclisti, per garantire anche nelle competizioni amatoriali quello spirito etico e di sana sportività che caratterizza il mondo professionistico. Certamente sarà cosi.

Quello che appare meno evidente è come mai la FCI si occupi anche di Cicloturismo e di Ciclismo non competitivo, stabilendo regole anche in questo campo.

Per stabilire delle regole è necessario averne titolo e anche conoscere la materia. La FCI sicuramente ha titolo per stabilire le regole del ciclismo agonistico e, sicuramente, ha anche competenze specifiche nel settore.

Viceversa a che titolo la FCI scrive regole anche per il cicloturismo e il ciclismo non competitivo ? e con quale competenza ?

Se andiamo a leggere attentamente le norme attuative del SAN (Settore Amatoriale Nazionale) della FCI per il 2019 dobbiamo prendere atto che la FCI ormai si occupa del Ciclismo a tutto campo e detta regole anche dove non ce n’è bisogno, arrogandosi competenze e prerogative che non ha e che nessuno le riconosce. NORME ATTUATIVE AMATORIALI 2019

Prendiamo ad esempio il mondo delle randonnée. Il concetto di randonnée ciclistica nasce in Italia alla fine dell’ottocento (leggi il post) ma sono i francesi, prendendo spunto da un’impresa audace di un gruppo di italiani che andarono in bicicletta in un giorno, da Roma a Napoli, percorrendo 200 km, che elaborano il format “randonnée” con le “carte gialle” che poi avrà il grande successo planetario che conosciamo. Nasce quindi a Parigi l’ACP (Audax Club Parisienne) che definisce le regole (accettate da tutti) su cui si è sviluppato il movimento. In Italia l’ACP ha delegato l’ARI (Audax Randonneur Italia) per applicare questo regolamento.

Come tutti i regolamenti anche il regolamento ACP e, di conseguenza, anche il regolamento ARI che ha sviluppato una versione italiana autenticata dall’ACP, non sono tavole mosaiche e possono essere modificati e migliorati in base all’esperienza maturata sul campo, all’evoluzione delle tecnologie e alle condizioni a contorno.

Ma chi ha titolo a stabilire nuove regole o a modificare quelle esistenti nel settore delle randonnée se non quelli che le promuovono, le gestiscono e che sono riconosciuti a livello internazionale ?

Che senso ha quindi che la FCI, improvvisamente (nel senso anche di improvvisazione) si occupi di randonnée, che non sono competizioni, di cui non conosce nulla, e che esulano dai suoi compiti istituzionali ?

Fermo restando che non se ne dovrebbe occupare, ma almeno, perchè non si limita a recepire il regolamento ARI/ACP senza introdurre modifiche ?

Mi viene in mente la barzelletta dove: “se un tedesco non conosce una cosa, la studia… se un inglese non conosce una cosa, si informa… se un italiano non conosce una cosa, la insegna…!!!”.

Continuando la lettura delle norme della FCI un’altra chicca è rappresentata dal regolamento relativo alle Ciclostoriche. Bene. L’Eroica e le tante altre manifestazioni che si svolgono ogni anno in Italia non rientrerebbero in questo regolamento per via della lunghezza dei percorsi, per i dislivelli e per altre piccole e inutili prescrizioni che di tecnico hanno poco o nulla.

La stessa cosa vale per le eBike che, poichè a livello di mercato stanno spopolando, sono entrate anch’esse nel regolamento FCI. Leggendo le poche righe dedicate a questi strani oggetti, appare chiaro che vale ancor di più la barzelletta di cui sopra.

Che dire ? In questo modo la FCI sta generando una confusione di cui non si sente il bisogno e che porterà inevitabilmente ad un suo necessario ridimensionamento.

E la Bike Card ? che fine ha fatto ?

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

More Posts

I benefici che derivano dall’andare in bici sono noti a molti. Un po’ meno lo sono quelli che derivano dall’attività sessuale.

Cominciamo con l’andare in bici.

  • Andare in bici allena il cuore e quindi il sistema cardiovascolare, aiuta a prevenire l’arteriosclerosi e dunque consente un ottimo afflusso sanguigno alle arterie cavernose responsabili dell’erezione.
  • Favorisce il mantenimento del corretto peso, scongiurando il rischio di obesità e diabete.
  • Favorisce il giusto livello di colesterolo.
  • Ha un basso impatto sulle articolazioni, senza sovraccarico per la colonna vertebrale e le ginocchia, come invece avviene nella corsa, perché il peso viene scaricato attraverso la bicicletta, fatto importante per chi è sovrappeso.
  • Pedalare all’aria aperta attiva la vitamina D che ha importanti funzioni ormonali e soprattutto nelle donne migliora il metabolismo delle ossa.
  • La bici non allena solo i muscoli delle gambe come comunemente si pensa. Certamente polpacci e quadricipiti lavorano di più, ma dalle spalle agli addominali e tutta la muscolatura del corpo viene migliorata, grazie all’impegno necessario per mantenere la postura corretta.
  • Toccasana anche per il cervello, in particolare se l’attività si svolge in gruppo, può aiutare a socializzare evitando l’isolamento e la depressione. 
  • Permette la produzione di endorfine, ormoni definiti oppiacei endogeni che attenuano fatica e dolore e hanno un effetto positivo sul tono dell’umore.

Continua a leggere

Daniela Angelozzi

Farmacista di professione, andando in bicicletta ho scoperto il significato del movimento associato al vivere immersi nella natura, alla ricerca della bellezza. Per descrivere di cosa si tratta ho coniato la definizione: "meditazione dinamica". Il mio è un approccio olistico al tema della salute e del benessere come equilibrio psicofisico. La bici è equilibrio.

More Posts

Follow Me:
Facebook