Tutti quanti concordiamo sul fatto che qualsiasi disciplina sportiva debba avere delle regole. Anche le civiltà che si sono succedute nella storia dell’uomo hanno avuto e hanno delle regole in base alle quali è possibile strutturare forme di convivenza e condivisione. Nello sport, senza regole, non ci sarebbero competizioni. E’ giusto quindi che una Federazione nazionale di ciclismo, finanziata dal CONI, si occupi di dettare regole per il ciclismo agonistico. D’altra parte, per entrare a far parte di una delle numerose Nazionali di ciclismo nelle varie discipline strada e MTB, devi essere tesserato FCI.

E’ però meno evidente che la stessa Federazione, che si dovrebbe occupare di sviluppare il Ciclismo agonistico formando campioni e supportandoli nelle attività di preparazione e nelle competizioni, si occupi anche di Ciclismo amatoriale.

Forse perchè il Ciclismo amatoriale è quello dei grandi numeri ? Perchè è quello il settore dove c’è più business ? A pensar male ci si azzecca quasi sempre ma, non voglio pensar male e quindi immagino che l’interesse della FCI per le granfondo e le numerosissime competizioni amatoriali che si svolgono durante l’anno sia dovuto alla necessità di regolare anche questo mondo per tenerlo lontano, ad esempio, dai pericoli del doping, per proteggere e salvaguardare la salute dei ciclisti, per garantire anche nelle competizioni amatoriali quello spirito etico e di sana sportività che caratterizza il mondo professionistico. Certamente sarà cosi.

Quello che appare meno evidente è come mai la FCI si occupi anche di Cicloturismo e di Ciclismo non competitivo, stabilendo regole anche in questo campo.

Per stabilire delle regole è necessario averne titolo e anche conoscere la materia. La FCI sicuramente ha titolo per stabilire le regole del ciclismo agonistico e, sicuramente, ha anche competenze specifiche nel settore.

Viceversa a che titolo la FCI scrive regole anche per il cicloturismo e il ciclismo non competitivo ? e con quale competenza ?

Se andiamo a leggere attentamente le norme attuative del SAN (Settore Amatoriale Nazionale) della FCI per il 2019 dobbiamo prendere atto che la FCI ormai si occupa del Ciclismo a tutto campo e detta regole anche dove non ce n’è bisogno, arrogandosi competenze e prerogative che non ha e che nessuno le riconosce. NORME ATTUATIVE AMATORIALI 2019

Prendiamo ad esempio il mondo delle randonnée. Il concetto di randonnée ciclistica nasce in Italia alla fine dell’ottocento (leggi il post) ma sono i francesi, prendendo spunto da un’impresa audace di un gruppo di italiani che andarono in bicicletta in un giorno, da Roma a Napoli, percorrendo 200 km, che elaborano il format “randonnée” con le “carte gialle” che poi avrà il grande successo planetario che conosciamo. Nasce quindi a Parigi l’ACP (Audax Club Parisienne) che definisce le regole (accettate da tutti) su cui si è sviluppato il movimento. In Italia l’ACP ha delegato l’ARI (Audax Randonneur Italia) per applicare questo regolamento.

Come tutti i regolamenti anche il regolamento ACP e, di conseguenza, anche il regolamento ARI che ha sviluppato una versione italiana autenticata dall’ACP, non sono tavole mosaiche e possono essere modificati e migliorati in base all’esperienza maturata sul campo, all’evoluzione delle tecnologie e alle condizioni a contorno.

Ma chi ha titolo a stabilire nuove regole o a modificare quelle esistenti nel settore delle randonnée se non quelli che le promuovono, le gestiscono e che sono riconosciuti a livello internazionale ?

Che senso ha quindi che la FCI, improvvisamente (nel senso anche di improvvisazione) si occupi di randonnée, che non sono competizioni, di cui non conosce nulla, e che esulano dai suoi compiti istituzionali ?

Fermo restando che non se ne dovrebbe occupare, ma almeno, perchè non si limita a recepire il regolamento ARI/ACP senza introdurre modifiche ?

Mi viene in mente la barzelletta dove: “se un tedesco non conosce una cosa, la studia… se un inglese non conosce una cosa, si informa… se un italiano non conosce una cosa, la insegna…!!!”.

Continuando la lettura delle norme della FCI un’altra chicca è rappresentata dal regolamento relativo alle Ciclostoriche. Bene. L’Eroica e le tante altre manifestazioni che si svolgono ogni anno in Italia non rientrerebbero in questo regolamento per via della lunghezza dei percorsi, per i dislivelli e per altre piccole e inutili prescrizioni che di tecnico hanno poco o nulla.

La stessa cosa vale per le eBike che, poichè a livello di mercato stanno spopolando, sono entrate anch’esse nel regolamento FCI. Leggendo le poche righe dedicate a questi strani oggetti, appare chiaro che vale ancor di più la barzelletta di cui sopra.

Che dire ? In questo modo la FCI sta generando una confusione di cui non si sente il bisogno e che porterà inevitabilmente ad un suo necessario ridimensionamento.

E la Bike Card ? che fine ha fatto ?

Valter Ballarini

Nato a Terni, in Umbria, ciclista, randonneur, guida cicloturistica, da anni esplora il mondo del Ciclismo non solo come fenomeno sportivo ma come modalità più consapevole di osservare e vivere la realtà. Architetto, in passato, ha realizzato progetti come la Bibliomediateca e il Videocentro a Terni, la Città del Gusto del Gambero Rosso a Roma, il Virtual Reality & Multi Media Park di Torino.

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8 commenti
  1. Luca
    Luca dice:

    Mi inserisco in questo discorso. Per avere un discorso sulla mancata regolamentazione tecnica fornita dalla FCI sulle varie Ultracycling che si svolgono in Italia. Come mai non esiste un regolamento tecnico? Perchè le randonne si e le ultracycling no? Considerando che le prime non sono agonistiche?

    grazie della risposta

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    • Valter Ballarini
      Valter Ballarini dice:

      caro Luca (omonimo di Luca Lodoni), il Ciclismo è in continua evoluzione. La passione per il Ciclismo si sta diffondendo di pari passo con la crescita del sistema industriale che lo supporta, l’unico al mondo che ha una crescita a due cifre. La mountainbike è comparsa sul mercato negli USA da poco più di trent’anni e è diventata una disciplina Olimpica. In bicicletta si può andare ovunque e, con la comparsa delle eBike, in bicicletta sembra possa andarci chiunque. In questi ultimi anni le corse su strada, le grandi classiche, i grandi giri, hanno raggiunto una popolarità incredibile. Pensi che il Tour del France è l’evento sportivo più seguito al mondo, più dei mondiali di calcio e le Olimpiadi. Come conseguenza dell’espansione di questo fenomeno c’è la nascita di tante discipline sportive che interpretano in modo nuovo questo sport. E’ il caso delle ultracycling, che sono delle discipline estreme, al bikepacking che prende spunto dallo sviluppo del cicloturismo d’avventura (totalmente libero) per organizzare eventi, molto spartani, che forniscono solo una traccia da seguire per un viaggio in completa autosufficienza, senza limiti di tempo. Consideri pure che si stanno diffondendo molte altre discipline derivate dalla MTB come il dirt jump, la bmx street, il 4cross, il superenduro, e, negli ultimissimi anni il superenduro eBike. Chi si inventa queste discipline stabilisce anche le regole. Ma è difficile stare dietro a questo tipo di evoluzione e, se provi a farlo, devi avere un approccio molto misurato e attento. Per rispondere alla sua domanda, fatta questa premessa, è abbastanza evidente che la FCI sia costretta ad inseguire questo mondo in continuo cambiamento e che i suoi tentativi di normarlo siano subordinati alla comprensione del fenomeno. Tutti noi saremmo ben felici di poter avere un unico regolamento per le varie discipline sportive ma questo obiettivo non è facile da raggiungere. Se una cosa non si conosce non si può normare. La FCI solo in questi ultimi anni si comincia ad accorgere di questo fermento e sta tentando di entrare nel merito con autorità. Ma l’autorità non è automaticamente autorevolezza e quindi, come spesso accade, l’intervento della FCI può risultare inappropriato, arrogante e lacunoso. Invece di dare un contributo per fare ordine si produce l’effetto contrario. Allo stato delle cose mi sembra una fortuna che la FCI non abbia normato anche l’ultracycling e il bikepacking come sta tentando di fare con le randonnée.

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  2. Luca
    Luca dice:

    Caro Ballarini, con quale cognizione di causa scrive ciò? È al corrente che la regolamentazione delle randonnèe da parte di Fci è stata fatta in accordo e collaborazione con Ari, per mano del suo fondatore? E perché mai una federazione che si occupa di mezzi a due ruote dovrebbe disinteressarsi di chi va in bicicletta? Forse per far ingrassare qualche personaggio targato enti che lucra sulle spalle di chi fa attività, organizzando manifestazioni il più delle volte fuori da ogni normativa,non federale, ma statale, leggasi codice della strada??? Conosce questo mondo o è meglio che si faccia un giro per l’Italia per vedere cosa succede???? Mi scuso per l’intromissione, ma o le cose le raccontiamo come stanno, o facciamo malainformazione..

    Rispondi
    • Valter Ballarini
      Valter Ballarini dice:

      caro Luca, prima di tutto la ringrazio per il suo commento che ritengo giusto ospitare nel blog che ho creato per poter esprimere liberamente le mie opinioni (non è un caso che l’ho chiamato “my bike way”) e dare spazio anche alle opinioni altrui. Mi dispiace si sia firmato con il solo nome di battesimo, ma non importa, evidentemente si tratta di una dimenticanza. Le rispondo ribadendo che le mie sono opinioni personali che non coinvolgono nessuna organizzazione. Detto questo, come si evince dal mio profilo pubblicato nel blog, posso assicurarle di avere cognizione relativamente al tema trattato, anche in quanto membro del consiglio direttivo dell’ARI, carica che condivido con l’amico Fermo Rigamonti che, in base a quanto lei afferma, ha fornito il suo prezioso contributo alla stesura del regolamento amatoriale della FCI. Conoscendo e stimando la persona, credo che i suoi suggerimenti non possano in alcun modo essere contrastanti con quelli dell’associazione che ha contribuito a fondare e far crescere in questi anni in Italia. La cosa bizzarra è che la FCI si sia rivolta a Rigamonti in via informale invece di coinvolgere l’ARI nella sua veste istituzionale. Il Presidente Luca Bonechi ha infatti pubblicato una nota ufficiale sulla home del sito dell’ARI (https://www.audaxitalia.it/index.php?pg=news&obid=389), nella quale si lamenta del fatto che la FCI non abbia interpellato l’ARI nell’elaborare un documento nel quale ad ARI si fa esplicito riferimento. Quando si definiscono le regole che coinvolgono diversi soggetti, si dovrebbe aver cura di condividere il più possibile le conoscenze ed i punti di vista, specialmente in un settore come quello delle randonnée, di cui la FCI si è accorta dell’esistenza solo negli ultimi anni, mentre l’ARI è l’associazione, riconosciuta internazionalmente dall’Audax Club Parisienne come referente italiano, che ha sviluppato il movimento in Italia e possiede titoli e competenze per poterne parlare. La forma è quasi sempre sostanza e, in questo caso, inequivocabilmente, la FCI non si è comportata in modo formalmente corretto. Indipendentemente dalla mia carica attuale all’interno dell’ARI, deve anche sapere che io stesso sono un randonneur, faccio parte della Nazionale Italiana ARI avendo conseguito brevetti di 200, 300, 400 e 600 km nell’ultimo anno solare. Ho partecipato, concludendola, la Alpi 4000 di 1500 km e ho organizzato numerose randonnée in Italia su tutte le distanze ammesse dall’ACP e dal BRM compresa l’organizzazione della 999 Miglia di Roma e del Sud dello scorso anno, di 1600 km. Mi scusi Luca, ma credo di avere cognizione del mondo delle randonnée. Comunque, nel mio post, sollevo problemi di altra natura rilevando uno sconfinamento inopportuno da parte della FCI nel campo del cicloturismo e delle manifestazioni non competitive che dovrebbero essere normate non da una federazione sportiva (poichè sport è competizione o anche attività fisica e allenamento ad essa finalizzato) ma da altro soggetto che dovrebbe occuparsi di mobilità ciclistica. Da sempre il ciclismo è stato praticato liberamente perchè l’andare in bicicletta non presuppone necessariamente forme di competizione. il Ciclismo con la C maiuscola è invece quella attività agonistica che milioni di persone amano e seguono in tutto il mondo tanto da essere la disciplina sportiva numericamente più rilevante, superiore al calcio. Gli EPS a cui lei fa riferimento, sono anch’essi degli organismi, come la FCI, che dovrebbero perseguire la promozione dello sport. Come in tutti i campi, anche in questo ci sono delle eccellenze e delle pecore nere, ma ritengo sbagliato fare di ogni erba un fascio. Lo sport in Italia ha bisogno di nuove regole ? Certamente. Ma queste vanno scritte nel modo migliore, coinvolgendo chi queste regole deve proporle, chi deve promuoverle, chi deve attuarle, chi deve vigilare sul loro rispetto. Dal mio punto di vista non è la FCI che può assumersi il ruolo di fare tutto questo e sarebbe bene che si impegnasse a fare ancora meglio quello che fa, senza inseguire e senza improvvisare… nel rispetto delle regole. Pubblicherò volentieri una sua replica a questa mia risposta pregandola questa volta di firmarla.

      Rispondi
      • Luca Londoni
        Luca Londoni dice:

        Caro Valter, le scrivo come responsabile della Struttura Amatoriale Lombarda FCI, ed è per questo che le richiedo: perché una Federazione non dovrebbe occuparsi di mobilità e salute della popolazione, ivi compreso il cicloturismo? Il CONI, che gestisce lo sport fino a che non entreranno in vigore le nuove norme inserite nella legge di stabilità (se entreranno in vigore e come sarà la stesura definitiva), ha delegato alle varie Federazioni la regolamentazione dell’attività sportiva tutta, mediante convenzioni con i vari Enti, sia quella di alto livello che quella ricreativa.
        Le Federazioni sono le uniche che possono gestire l’attività agonistica, mentre quella ricreativa, tipo il cicloturismo, può essere organizzato anche dagli Enti di PROMOZIONE sportiva, come certamente lei saprà: non vedo quindi come FCI possa esimersi dal regolamentare il settore.
        Per quanto riguarda ARI, un paio di anni fa interpellammo Sartori (fra l’altro cognato di un atleta tesserato per la società di cui faccio parte!), instaurando un dialogo finalizzato alla stesura di un regolamento comune (visto che poi in virtù delle convenzioni, questo regolamento sarebbe stato valido anche per gli Enti di Promozione), passando poi la palla ai nostri superiori della struttura Nazionale, che con la consulenza di Rigamonti hanno steso il regolamento in vigore dal 2019, che per inciso contiene anche qualche punto che a noi FCI non convinceva tanto.
        Sul fatto che leggendo quanto scrive Rigamonti non rappresenti ARI, lo apprendiamo ora, se al contrario Rigamonti ha un ruolo e non ha comunicato con il presidente, non saprei cosa dirle: da parte nostra, come detto allo stesso Rigamonti, a Sartori e a chiunque rappresenti ufficialmente ARI le porte non solo sono aperte ma spalancate, in ottica di arrivare a regole serie e utili a far si che gli appassionati delle varie specialità possano trovare nelle varie attività il meglio possibile. I miei colleghi Nazionali sono sempre disponibili a raccogliere suggerimenti per migliorare il settore, le assicuro che di incompetenti (se ne abbiamo, e certamente qualcuno lo abbiamo) non fanno parte del settore amatoriale. Sempre disponibile ad un costruttivo confronto le invio Cordiali Saluti
        Luca

        Rispondi
        • Valter Ballarini
          Valter Ballarini dice:

          grazie Luca, apprezzo ciò che dice e anche il modo in cui lo dice. Pubblicando la sua precisazione su questo blog sono certo che Luca Bonechi, l’attuale presidente di ARI, avrà modo di leggerla e di chiarire l’equivoco che si è generato. Come le ho già detto, non parlo a nome di ARI nel mio blog ed esprimo solo il mio punto di vista a titolo personale. Per quanto riguarda Rigamonti non ho detto che non rappresenti l’ARI ma che l’ARI ha i suoi organi istituzionali che, vista la nota di Bonechi a cui rimando, non sembra siano stati coinvolti dalla FCI nazionale nella stesura del regolamento. Quindi riporto solo fatti oggettivi. Di altro non sono a conoscenza. Come ha potuto rilevare da quanto ho scritto, ho grande rispetto e apprezzamento per la FCI quando svolge il ruolo che le compete. Credo che converrà con me che su molti punti del regolamento amatoriale generale si poteva fare meglio organizzando, per tempo, tavoli di confronto anche con gli altri soggetti che si occupano dei temi trattati. Se ne sarebbero avvantaggiati tutti da un dialogo finalizzato a rendere tutti più partecipi e consapevoli dei problemi e delle possibili soluzioni. Comunque grazie. Spero che questo dibattito aiuti a stabilire una maggiore collaborazione tra tutti, ciclisti compresi, che sono poi gli attori veri di questo grande, variegato e bellissimo movimento a cui apparteniamo (per libera scelta). Cordiali saluti.

          Rispondi
  3. GIANDO44
    GIANDO44 dice:

    Troppo facile riportare quanto scrivevo a inizio stagione e che richiama appunti e segnalazioni da me fatte nel 2017. Mi venne detto che la situazione era in ovoluzione ed avrebbe trovato soluzioneI, ma mi sembra che l’evoluzione delle cose,purtroppo prevedibile, non sia stata anticipata ed ora si dice che si attende di avere ufficializzaione per chiedere chiarimenti. Io , come ciclista, apprezzo le manifestazioni ARI, ma vivo e pedalo anche senza di loro, quindi l’interesse a facilitare la vita e l’organizzazione degli eventi è principalmente dell’ARI. Se i randonneurs sono un numero importante ed appetibile significa che ARI ha la forza di questi numeri e dovrebbe sapere farla valere,in caso contrario le nostre passeggiate potranno tranquillamente trasformarsi in FLASH MOB sponrtanei senza regole ed organizzatori.

    Da: Giando [mailto:sport1944@libero.it]
    Inviato: venerdì 2 marzo 2018 17:29
    A: ‘A.R.I. Audax Randonneur Italia’; ‘Luca Bonechi’
    Oggetto: Regolamenti

    Buongiorno,
    riporto quanto ho pubblicato, come commento, sulla pagina FB ARI Audax Randonneur Italia Rando Italy .
    “Ho letto,pazientemente, Statuto e Regolamento ARI Italia, Regolamento Audax Club Parisienne a cui fa riferimento ARI Italia, Norme attuative 2018 FCI e mi si evidenziano un numero enorme di incongruenze e discordanze,La prima evidenza , alla base di qualsiasi discussione, è che l’attività delle Rando non è agonismo e non rientra neppure nelle attività Cicloturistico sportive regolamentate dalla FCI. Nel Regolamento Attuativo della FCI da pag. 87 si prende atto dell’esistenza delle Randonnée ” 2.2.8.1. RANDONNÉE (BREVETTI)Le randonnées sono manifestazioni non agonistiche, con percorsi predefiniti di notevole lunghezza, che si svolgono sotto l’esclusiva responsabilità dei partecipanti e sono disciplinate dal regolamento dell’Audax Club Parisienne.
    PARTECIPAZIONE Possono partecipare i tesserati ciclo sportivi e master F.C.I., Enti di Promozione Sportiva che abbiano sottoscritto accordo con FCI per l’anno in corso o a Federazioni ciclistiche straniere regolarmente tesserati, in età compresa tra i 17 (anno solare) ed i 69 anni (anno
    solare).” Il che è un chiaro e squallido modo di cercare di accaparrarsi un tipo di attività e relativi introiti per oboli dei tesserati che dalla FCI non è regolamentato e previsto. E’ come se, per fare una passeggiata in campagna con amici dovessi tesserarmi alla FIDAL o al CAI. Quindi in tutto questo esiste una enorme contraddizione in termini: se l’attività Randonnée è disciplinata dal Regolamento dell’Audax Club Parisienne che ci azzecca che FCI metta delle regole? Se non è un’attività Agonistica e neppure Cicloturistica Sportiva non si capisce perché la stessa debba richiedere un tesseramento e/o collegamento del tesseramento alla FCI. Inoltre perché ci sono discordanze tra il Regolamento Audax Club Parisienne e quello ARI? E’ giusto che l’ARI richieda un tesseramento per fini assistenza sanitaria e copertura responsabilità civile individuale eventualmente prestato dal tesseramento ad ASD e come previsto dal Regolamento Audax Club Parisienne,ma, considerato che le Randonnée sono attività e viaggi individuali non si comprende l’obbligatorietà di una certificazione di attitudine sanitaria: è cose se dovessi esibire un certificato medico attitudinale per salire in treno o aereo o per passeggiare al parco. Ma dove si sfiora il ridicolo e sui limiti di età per la partecipazione: il Regolamento AUDAX Club Parisienne non prevede nessun limite di età massima per la partecipazione alle Rando” Article 2 : These brevets are open to any amateur cyclist regardless of his or her cycling affiliations an covered by insurance. Any rider under the age of 18 must have consent of his or her parent or legal guardian.” quindi solo un parziale limite per l’età minima, che tra l’altro è diversamente stabilita dalla FIC ( 17 anni e non 18 come per ARI) ARI prevede 75 anni come età massima per la partecipazione; FCI non prevede limiti di età massima per la partecipazione all’attività agonistica e Cicloturistico Sportiva , mentre la fissa a 69 anni per la partecipazioni alle Randonnées. In conclusione un ultra 69 enne o 75 enne, a seconda di come si vogliano leggere i regolamenti, ha diritto di fare agonismo in circuito, su pista, ciclocross, iscriversi o partecipare ai brevetti BRM al di fuori dell’Italia, come ” MADRID-GIJÓN-MADRID a cui saranno ammessi tutti i clicloturisti, appartenenti o meno ad un club, senza distinzione di sesso, che avranno compiuto 18 anni di etá il giorno della partenza e che abbiamo completato con successo i brevetti classificatori omologati dal Audax Club Parisien, “Brevets de Randonneurs Mondiaux” di 200, 300, 400 e 600 km organizzati in Spagna o altrove” ma non partecipare a delle Randonnée che sono ” una escursione personale e libera,” in ITALIA che non è ” ALTROVE” ma un’entità localistica non identificata ed a se stante in cui non è possibile conseguire le certificazioni per le iscrizioni e le preiscrizioni alle BRM di lunga distanza. E’ evidente che ci si trova di fronte a dei gravi arbitrii che ledono l’eguaglianza di tutti i cittadini della nazioni ,quantomeno europee, ed i diritti individuali di libera circolazione e partecipazione a libere manifestazioni. Penso sia importante un chiarimento da parte dell’ARI ed una soluzione che non vada ad innescare rilevanti problematiche relative ai diritti individuali.”
    Come Luca ben sa, già dallo scorso anno ho evidenziato la problematica, in cui malauguratamente sono coinvolto, dei limiti di età massima per la partecipazione alle Rando.A livello attitudine sanitaria non ho assolutamente problemi! Come si comporterà l’ARI con gli stranieri iscritti a Brevetti in Italia con età oltre quelle , molto confuse, di cui sopra?Spero che arriviate a definire correttamente la questione per non costringermi ad espatriare.
    Cordialmente, buon lavoro, ed a presto!
    Giandonato Bava

    Rispondi
  4. Oscar
    Oscar dice:

    Valter concordo pienamente con te
    Però anche L”ari deve darsi delle norme nell’organizzazione delle rando dobbiamo evitare che diventino delle vere prestazioni sportive.

    Rispondi

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